I Paesi dell’ex “Patto di Varsavia” sono riusciti ad impedire di raggiungere quanto prima un Accordo, ma dietro questa posizione di retroguardia si accodano anche, seppur defilati, altri Governi, Associazioni imprenditoriali e grandi utility energetiche, ritardando così gli investimenti nelle rinnovabili.

consiglio ue

Quando il 22 gennaio 2014 venne presentata dalla Commissione UE la proposta per un nuovo Pacchetto “Clima-Energia” al 2030, avevamo titolato il post “Wait and See?” perché ci sembrava di cogliere l’intenzione dell’esecutivo di Bruxelles di non esporsi troppo e, soprattutto, di non scontentare troppo alcuni Paesi membri, in attesa di verificare anche l’evoluzione dei colloqui sui cambiamenti climatici in seno all’UNFCCC.
Si era profilata, infatti, una spaccatura tra i Paesi dell’area occidentale dell’Unione europea, favorevoli a passare immediatamente ad una economia decarbonizzata, come esplicitato nella sottoscrizione dei Ministri dell’Ambiente, tra cui quello italiano, del Manifesto “Going for Green Growth” e i Paesi dell’Est europeo, capeggiati dalla Polonia, assai restii ad innalzare l’asticella dell’abbattimento delle emissioni, essendo ancora troppo dipendenti dalle fonti fossili più “sporche”.
In verità, anche all’interno dei singoli Stati non c’è concordia di intenti e mettersi al riparo da polemiche dietro la posizione ufficiale dell’UE fa comodo a vari Governi, soprattutto a quello italiano, stretto tra le posizioni delle Associazioni ambientaliste e dei produttori di fonti rinnovabili e quelle delle Associazioni imprenditoriali e delle utility energetiche (cfr: “Il nuovo pacchetto Clima-Energia ovvero quando ‘… il centro più non tiene’”).

In questo contesto, si era creata una forte aspettativa per il Consiglio UE di Primavera (Bruxelles, 20-21 marzo 2014) che aveva all’OdG tra i pochi punti, anche la discussione sulla proposta del nuovo pacchetto al 2030 adottata dalla Commissione UE, ma sconfessata dal Parlamento europeo che aveva votato una risoluzione con target più ambiziosi e, soprattutto, vincolanti.
Nei giorni precedenti c’erano state varie sollecitazioni affinché l’Unione europea intraprendesse azioni da “leadership” nel contesto mondiale, come era accaduto in occasione dell’adozione del Pacchetto al 2020, su cui far misurare l’effettiva volontà di voler rallentare il global warming da parte degli altri Paesi, grandi emettitori di gas climalteranti.

Ebbene, i Capi di Stato e di Governo al riguardo non hanno preso alcuna decisione o, meglio, “hanno deciso di non decidere”.
Nel Documento rilasciato al termine del Vertice, si legge in premessa che il Consiglio “Ha avuto un primo dibattito orientativo sul quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030 ed ha stabilito la strategia futura. Ha sottolineato il nesso importante tra la strategia Europa 2020, la competitività industriale e le politiche in materia di clima ed energia”.
Indicazioni più precise sul tema non si rinvengono altresì nella parte più specifica del testo, dove si indica che il “Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a proseguire i lavori e a sviluppare tempestivamente i seguenti elementi:
• analizzare le implicazioni per i singoli Stati membri delle proposte della Commissione riguardo agli obiettivi dell'UE in materia di riduzione delle emissioni e di energie rinnovabili;
• elaborare meccanismi che comportino complessivamente un'equa condivisione dello sforzo e promuovano la modernizzazione del settore dell'energia;
• sviluppare misure intese a prevenire la potenziale rilocalizzazione delle emissioni di CO2 e perseguire la sicurezza della programmazione a lungo termine per gli investimenti industriali al fine di assicurare la competitività delle industrie europee ad alta intensità energetica;
• riesaminare tempestivamente la direttiva sull'efficienza energetica e sviluppare un quadro in materia di efficienza energetica”.
Sui progressi compiuti in tal senso verrà fatto il punto nel prossimo Consiglio di giugno, in vista di una decisione finale da prendere “al più presto e comunque non oltre ottobre 2014”. A quella data, però, si sarà già svolta a New York la Conferenza sul Clima indetta per il 23 settembre 2014 dal Segretario ONU Ban Ki-moon.

Come si può constatare nessun dato numerico è stato fornito, e da quanto espresso nel corso della Conferenza stampa, tenuta al termine dal Presidente del Consiglio Herman van Rompuy e dal Presidente della Commissione UE José Manuel Durão Barroso, si ha l’impressione che si vada verso la conferma degli orientamenti della Commissione.
I giornali britannici che attendevano i risultati del Consiglio UE per verificare il peso in Europa del Primo Ministro David Cameron dopo le sue recenti affermazioni sulla necessità di intraprendere quanto prima azioni drastiche ed immediate di contrasto ai cambiamenti climatici, anche a seguito delle disastrose alluvioni che avevano colpito la Gran Bretagna, hanno subito commentato che “il risultato finale può essere considerato una vittoria per Donald Tusk, il Presidente della Polonia che è uno dei Paesi più inquinanti dell’Unione europea e fortemente dipedente dal carbone per la produzione elettrica e un duro colpo per il gruppo dei Paesi firmatari del Manifesto GGG”, di cui il Ministro dell’Energia e dei Cambiamenti Climatici Edward Davey era stato l’estensore.

Tuttavia, “L’Unione europea non abbandona le sue ambizioni sui cambiamenti climatici - ha affermato van Rumpoy - Ma non potevamo decidere in un sol colpo, stante l’impatto enorme sulle nostre economie”.
Ci sono ancora aspetti che dobbiamo approfondire, ma vi posso assicurare che la decisione sarà rapida, ben in tempo per la Conferenza di Parigi - ha proseguito il Presidente del Consiglio UE - In ogni caso, i nostri obiettivi specifici al 2030 saranno nella traiettoria con il nostro obiettivo a lungo termine per il 2050”.

Barroso nel suo intervento è stato ancora più esplicito nel sottolineare che in seno al Consiglio UE si è manifestato il sostegno alla proposta della Commissione.
Non c’è ancora un accordo su tutti gli aspetti del pacchetto - ha affermato il Presidente della Commissione UE - ma c’è una chiara approvazione della proposta come base per la nostra futura politica e mi sento incoraggiato nel proseguire dopo i buoni colloqui intercorsi”.
Barroso ha anche collegato la discussione sulle politiche energetiche e climatiche alla crisi Ucraina, come ulteriore motivo per rafforzare l’indipendenza e la sicurezza energetica.
Allora perché non prendere le conseguenti decisioni che si traducono in obiettivi ambiziosi sulle rinnovabili?
Se l’Europa, come affermato, volesse davvero tagliare del 9% le importazioni di gas russo, basterebbe innalzare l’obiettivo delle rinnovabili al 30%, come ha sottolineato l’Amministratore delegato dell’EWEA Thomas Becker nella lettera inviata ai ministri degli Esteri dell’UE alla vigilia del Consiglio. A meno che i Paesi europei non abbiano intenzione di verificare l’ “opportunità” indicata dalla Cancelliera tedesca di importare lo shale gas dagli USA per diversificare le proprie fonti energetiche, limitando la dipendenza dalla Russia.
"Molte persone - ha affermato Angela Merkel dopo il vertice di Bruxelles - pensano che questa potrebbe essere un'opzione, nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di esportare lo shale gas”.

In assenza di impegni certi e il ritardo su un accordo sulle politiche climatiche ed energetiche dell’UE, però, continueranno ad uscire dall’Europa ingenti somme per l’importazione di combustibili fossili, mentre gli investimenti per le rinnovabili tarderanno ad arrivare.
Gli investitori non possono pianificare investimenti complessi a lungo termine sulla base di semplici proposte - ha affermato Stephanie Pfeifer, Amministratore delegato del Gruppo di Investitori Istituzionali sui Cambiamenti Climatici (IIGCC) del valore di 7.500 miliardi di euro - Essi hanno bisogno di politiche in atto. I nuovi investimenti nel settore energetico sono determinanti per garantire la sicurezza, per cui le misure che attraggano tali investimenti dovrebbero essere una priorità per i responsabili politici dell'energia dell’UE. Gli investitori devono essere rassicurati sul fatto che l'UE è veramente impegnata per un futuro a basse emissioni di carbonio”.

Qualche aspetto positivo sulle politiche “Clima-Energia” nell’ultimo Consiglio UE può essere rinvenuto:
- nella volontà espressa di una maggiore integrazione del mercato unico dell'elettricità, invitando la Commissione a proporre entro giugno obiettivi specifici per le interconnessioni (almeno il 10% della capacità di produzione elettrica installata nei diversi Stati membri) per adottare, poi, entro ottobre una decisione;
- nella richiesta di una tempestiva revisione della Direttiva sull’efficienza energetica per elaborare un nuovo quadro di riferimento, stante il riconoscimento fatto dallo stesso Barroso nel suo discorso che “l’obiettivo non è ancora raggiunto, attestandosi al 17%”.