Studio anticipato on line indica che sono penalizzati i Paesi in via di sviluppo.

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"Il sito del Qatar dedicato alla Conferenza UNFCCC di Doha (26 novembre - 9 dicembre 2012) ispirato alla Mostra multimediale "Gli altri che sono come noi", lanciata dal fotografo Yann Ahrus Bertrand nel 2010.

La struttura e i processi dei negoziati sul clima delle Nazioni Unite sono “antiquati”, ingiusti e ostacolano i tentativi di raggiungere accordi. Questo messaggio è contenuto nello Studio “Equity and state representations in climate negotiations”, condotto da ricercatori inglesi dell’University of East Anglia (UEA), uno dei nove centri della Global Alliance of Earth System Governance Research Centres, coordinati da Heike Schroeder della Scuola per lo Sviluppo Internazionale dell’UEA.

I risultati della ricerca saranno pubblicati su Nature Climate Change il 2 dicembre 2012, ma sono stati anticipati on line il 18 novembre, in vista del 18° vertice delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici che inizierà a Doha (Qatar) il 26 novembre. Nell’articolo, firmato, oltre che da Schroeder, da Maxwell Boykoff del Center for Sciente and Technology Policy Research dell’Università del Colorado-Boulder e da Laura Spiers (Pricewaterhouse Coopers), sostiene che il consenso che sta alla base del processo decisionale utilizzato dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) soffoca il progresso dei negoziati e contribuisce a incanalarli verso un punto morto che, in ultima analisi, fa più male ai Paesi poveri che non a quelli ricchi.

Questa considerazione viene avallata dal fatto che le delegazioni di alcuni Paesi partecipanti sono aumentate di numero dei membri, mentre altre sono diminuite, limitando il potere negoziale dei Paesi poveri e rendendo la loro partecipazione meno efficace.

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"La sede di svolgimento della Conferenza sul Clima ONU a Doha"
I Paesi poveri non possono permettersi di inviare delegazioni di grandi dimensioni e il loro livello di competenza di solito rimane nettamente inferiore a quello dei Paesi più ricchi - ha affermato Heike Schroeder - Ciò limita il potere negoziale dei Paesi poveri e rende la loro partecipazione in ogni sessione meno efficace”. 

Gli autori sostengono che si dovrebbero introdurre dei cambiamenti se si vuole raggiungere accordi sulle attività di mitigazione e adattamento. Raccomandano, inoltre, che i Paesi prendano in considerazione la limitazione dei membri delle delegazioni a un livello che consenta un’ampia rappresentanza tra dipartimenti governativi e settori della società, pur mantenendo una dimensione complessiva gestibile.

“L’ONU deve prendere atto che queste strutture antiquate servono a limitare, piuttosto che invitare ad una cooperazione in materia di politica climatica internazionale - ha proseguito Schroeder - È tempo ormai di introdurre modifiche all’interno delle istituzioni e delle strutture che non supportano il processo decisionale e gli accordi”.