Dall’indagine svolta da ricercatori spagnoli sulla quantità di plastica ingerita da 171 uccelli marini mediterranei appartenenti a 9 specie, risulta che ben 113 avevano mediamente nello stomaco frammenti di plastiche di 3,5 mm. Le più colpite le berte, in special modo la berta minore delle Baleari, già inserita nella Lista Rossa della IUNC.

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Di certo le “isole di plastica” dell’Oceano Pacifico hanno un impatto mediatico notevole, ma come abbiamo riportato in occasione dei risultati emersi dalla Ricerca condotta dalla “Goletta Verde” non è immune da plastic litter il Mediterraneo, con le conseguenti minacce per gli ecosistemi marini.

Il 27 febbraio 2014 Science for Environmental Policy Rivista della Direzione Generale Ambiente della Commissione UE ha pubblicato i risultati di uno Studio, condotto da ricercatori dell’Università di Barcellona (Istituto di Ricerca sulla Biodiversità e Dipartimento di Biologia Animale),  dal quale si evince che gli uccelli marini del Mediterraneo sono gravemente minacciati dall’ingestione di rifiuti plastici e che tra i più colpiti c’è la berta minore delle Baleari a rischio di estinzione e specie particolarmente protetta dalla Direttiva Uccelli. Nel complesso, ben il 66% delle specie studiate è risultato avere frammenti di plastica nello stomaco.

L’Inquinamento da plastiche negli ecosistemi marini è riconosciuto come un problema chiave nella Direttiva Quadro sulla Strategia Marina e può provocare effetti molti dannosi. Un’ampia gamma di specie, come le tartarughe, mammiferi marini e uccelli, può ingerire frammenti sia accidentalmente o perché assomigliano alle loro prede, danneggiando quindi o bloccando l’apparato digerente o rilasciando sostanze chimiche tossiche, che compromettono gravemente la salute di questi animali.
Il Mar Mediterraneo proprio perché è un mare chiuso, ma soprattutto per la sua alta concentrazione di insediamenti urbani e industriali lungo le coste, è particolarmente a rischio di inquinamento da materie plastiche.

Lo Studio è il primo a indagare la quantità di plastica ingerita da uccelli marini mediterranei, analizzando i materiali nello stomaco di 171 uccelli catturati accidentalmente dai pescherecci con palangari (barche da pesca che utilizzano linee di ami innescati) tra maggio 2003 e giugno 2010 lungo la costa catalana nel Mediterraneo occidentale, di 9 specie, tra cui berte, sule, gabbiani, gabbiani tridattili e skua. 

I risultati hanno mostrato che 113 uccelli (66%) avevano almeno un pezzo di plastica nello stomaco. La dimensione media dei frammenti è risultata di 3,5 mm per un peso medio di 2,26 milligrammi, derivanti da rifiuti di plastica post-consumo, quali fra i più comuni di bottiglie e scatole, ma anche lembi di shopper e film plastici.

I ricercatori hanno anche scoperto che il numero dei pellet, i piccoli granuli utilizzati industrialmente per trasportare la plastica prima di essere utilizzata per produrre beni, era assai scarso, dato questo che è in linea con altri studi che indicano la costante diminuzione dagli anni ‘80, probabilmente a seguito di misure politiche. Pertanto, la principale fonte di inquinamento del Mediterraneo sembrerebbe determinato da attività turistico-ricreative.

Le Berte (Calonectris diomedea) sono le più colpite, con il 94% di questi uccelli esaminati che denuncia la presenza in corpo di frammenti di plastica, peraltro assai numerosa, considerando che si sono rinvenuti mediamente 15 frammenti, ma anche nelle altre specie di berte esaminate, Berta minore delle Baleari (Puffinus mauretanicus) e  Berta yelkouan (Puffinus yelkouan), l’incidenza di frammenti di plastica nei loro stomaci è stata del 70% degli esemplari esaminati. I ricercatori suggeriscono che queste alte percentuali nelle berte possono essere causate dalla loro minor capacità, rispetto ad esempio ai gabbiani, a rigurgitare le materie plastiche ingoiate.
Resta il fatto che tutte e 3 le specie sono di interesse conservazionistico: la berta minore delle Baleari è elencata come in pericolo di estinzione dalla Lista rossa 2012 della IUCN; la berta yelkouan è considerata vulnerabile e la berta maggiore è elencata come vulnerabile in Spagna.

I ricercatori sono convinti che è necessario un monitoraggio a lungo termine per valutare gli effetti dell'inquinamento della plastica sulla fauna marina, consigliando, inoltre, di sviluppare controlli più severi sull’immissione dei rifiuti in marine, con l’ausilio degli Organismi del sottogruppo tecnico sui rifiuti marini previsti dalla Direttiva quadro sulla strategia marina.