L’Agenzia Internazionale dell’Energia conferma che l’energia proveniente da fonti rinnovabili è in continua crescita, ma l’Italia non investe abbastanza.

pannelli solari

La popolazione mondiale è in continua crescita, come in continua crescita è anche la sua richiesta di energia elettrica. L’IEA (International Energy Agency) ha pubblicato il rapporto, Key Renewables Trends, in cui viene mostrato che alla crescita di domanda di energia c’è stato un aumento maggiore di energia proveniente da fonti rinnovabili.
Lo studio mostra l’andamento dell’energia rinnovabile nel lungo periodo, dal 1990 al 2014, anno in cui si fermano i dati, mentre quelli relativi al 2015 sono solo stime.

Secondo i dati del rapporto, dal 1990 in poi, la crescita dell’energia proveniente dalle fonti rinnovabili ha avuto un tasso medio annuo del 2,2%, che è, anche se non di molto, superiore al tasso di crescita del TPES (Total Primary Energy Supply), cioè della quantità mondiale di energia richiesta, corrispondente al 1,9%. Il tasso di crescita delle energie da fonti non rinnovabili (petrolio, carbone, gas e nucleare), considerando sempre il periodo 1990-2015, è dello 0,4% annuo. La differenza tra i due tassi di crescita è notevole, ciò fa dedurre che i Paesi stanno ponendo seriamente attenzione alla salute dell’ambiente e all’utilizzo di energia green.

Facendo riferimento al 2014, l’energia rinnovabile utilizzata è stata il 13,8%, cioè circa un settimo della totale. Il maggior utilizzo è presente soprattutto nei Paesi in via di sviluppo per un uso non commerciale, quindi domestico, come per il riscaldamento delle abitazioni e per la cottura di cibi. È stato fondamentale il contributo dei Paesi in via di sviluppo, infatti, ad esempio, tra il 1990 e il 2014, i Paesi non-OCSE hanno avuto un tasso di crescita annuo per l’energia idroelettrica del 4,0%, mentre i Paesi OCSE solo del 0,7%.

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Nel mondo, le fonti rinnovabili più utilizzate sono state: i biocombustibili solidi, per il 66,2%, seguiti dall’energia idroelettrica, mentre le rimanenti, come la geotermica, la solare, il biogas e le altre, detengono una quota minore.

La crescita è stata particolarmente elevata per il fotovoltaico e per l’eolico, con un aumento in media all’anno rispettivamente del 46,2% e del 24,3%, di cui i maggiori produttori mondiali sono i Paesi dell’Unione Europea e la Cina. Gli Stati Uniti, invece, detengono il primato nello sviluppo dell’energia geotermica, producendone il 37% del totale dei Paesi OCSE e seguiti da Nuova Zelanda, Messico, Italia e Islanda. Lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili nei Paesi OCSE è in continuo aumento, arrivando al 22,3% del totale ed essendo seconda solo al carbone (40,7%), ma la quota di energie rinnovabili nell’approvvigionamento, sempre nei Paesi OCSE è solo del 9,7%, aumentando nel corso dei 25 anni del 3,7%.

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Andando nel particolare, per quanto riguarda l’Italia, a piccoli passi si è incrementato l’uso di impianti ad energia pulita, differenziandosi per possibilità climatiche da Nord a Sud: nelle regioni settentrionali, infatti, si hanno soprattutto impianti idroelettrici, mentre quelli eolici sono generalmente posti nelle regioni meridionali. Il Gestore Servizi Energetici (GSE) ha pubblicato un documento, “Energia da fonti rinnovabili nelle Regioni e nelle Province autonome italiane”, sull’andamento e lo sviluppo del settore energetico rinnovabile italiano. Il documento, che ha monitorato tutte le regioni italiane dal 2012 al 2014, risulta concludersi positivamente, in quanto tutte hanno superato le previsioni di consumo di energia da fonti rinnovabili e, inoltre, molte di esse risultano aver già superato anche gli obiettivi assegnati per il 2020.

Anche se ci sono stati notevoli progressi nel corso degli anni all’interno del settore energetico, i problemi da affrontare però sono più che seri: i Paesi OCSE non producono abbastanza energia proveniente da fonti rinnovabili, concedendo la leadership ai Paesi in via di sviluppo. Nonostante i dati del report dell’IEA possano sembrare positivi, bisogna ricordare che le fonti rinnovabili utilizzate nei Paesi in via di sviluppo riguardano l’uso non commerciale. Questo è un punto da non sottovalutare, perché se questi Paesi saranno in grado di sviluppare un’economia industriale simile alla nostra, non si sa in che modo si evolverà la situazione e quale sarà la fonte di energia utilizzata.

L’Italia, inoltre, non investe abbastanza nelle potenzialità delle rinnovabili arrivando ad un ulteriore problema: non ha bisogno di energia, ma continua ad importarla dall’estero. Secondo i dati provvisori forniti da Terna, confrontando i primi sette mesi del 2015 con quelli del 2016, nonostante ci sia stato un 3,3% in meno di richiesta energetica da parte della popolazione italiana, è aumentata la quantità di energia elettrica importata dall’estero, mentre la produzione complessiva di energia proveniente da fonti rinnovabili è diminuita.