I pesci si dirigono verso i Poli

I pesci si dirigono verso i Poli

Utilizzando più modelli combinati di proiezione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità marina globale, dei ricercatori dell’Università canadese della British Columbia hanno osservato che mentre alcune specie potrebbero scomparire dalle fasce tropicali, altre si stanno dirigendo verso i mari di maggior latitudine con una velocità di spostamento di poco meno di 26 km a decennio, qualora entro la fine del secolo si verificasse lo scenario business-as-usual previsto dall’IPCC.
Anche l’UE è preoccupata, tanto che nel nuovo Programma Horizon ha previsto dei Bandi per la ricerca “Blue Growth”, il primo dei quali, “Previsione e anticipazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla pesca e acquacoltura”, scade il 24 febbraio 2015.

seafood

Nel contesto di una popolazione mondiale crescente e la domanda di scorte alimentari sufficienti e sicure, è fondamentale prevedere e anticipare la natura e l'entità dei potenziali impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi di produzione alimentare.
In tale quadro, comprendere le interrelazioni tra gli oceani e il sistema climatico è il pre-requisito fondamentale per prevedere e anticipare le potenziali conseguenze dei cambiamenti climatici sui metodi e sistemi di produzione ittica e dei frutti di mare.

Secondo ricercatori dell'Università della Columbia Britannica (Canada) che hanno esaminato l’impatto dei cambiamenti climatici sulle popolazioni ittiche e sulle specie di invertebrati marini, entro il 2050 dai mari tropicali sparirà una gran numero di pesci che si trasferiranno verso latitudini più fresche.

Lo Studio “Multi-model ensemble projections of climate change effects on global marine biodiversity”, pubblicato online il 10 ottobre 2014 da ICES Journal of Marine Science, ha utilizzato gli scenari di previsione del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), che ipotizzano al 2100, nella migliore delle ipotesi (quella che prevede un accordo globale per la riduzione delle emissioni climalteranti), un aumento della temperatura globale di 1 °C, mentre nella peggiore (lo scenario BAU, quello che non prevede azioni di contrasto) si arriverebbe addirittura a +3 °C.

Applicando un approccio multi-model di distribuzione delle specie più utilizzati (AquaMaps, Maxent e Dynamic Bioclimate Envelope Model) per valutare su scala globale la ricchezza degli stock, la diffusione delle specie aliene e la velocità di perdita in areali tipici, gli studiosi hanno ottenuto questi risultati:
- con un aumento di 1 °C, la fauna marina si indirizzerà verso i poli alla velocità di 15,5 km al decennio;
- con i +3 °C, lo spostamento sarebbe pari a 25,6 km.
I tropici saranno i perdenti globali di questo processo - ha affermato William Cheung, professore associato presso il Fisheries Centre dell’UBC e co-autore dello Studio - Dal momento che i Paesi che appartengono alle aree tropicali hanno una forte dipendenza alimentare dalla pesca, la perdita di popolazioni ittiche costituirà una sfida per le popolazioni che le abitano".

La ricerca ha preso in esame i dati relativi a ben 802 specie di pesci considerati importanti dal punto di vista commerciale, studiandone le reazioni al riscaldamento dell'acqua, al cambiamento di alcune proprietà biochimiche dell'ambiente oceanico, e in relazione ai nuovi habitat che sembrerebbero crearsi nei mari polari.
Poiché i pesci si spostano verso acque più fredde, nascono nuove opportunità per la pesca nell'Artico e nell'Antartico - ha osservato Miranda Jones, ricercatrice del Nereus Programme presso l’UBC e principale autrice dello Studio - Ma questo fenomeno potrebbe comportare incompatibilità di coesistenza tra le specie e aumentare la competizione per le risorse”.

warming oceans are reshaping fisheries

La ricerca ha rilevato che la velocità di invasione sarebbe maggiore alle alte latitudini, mentre le estinzioni si concentrerebbero vicino all’equatore tra 10° Lat. S e 10° Lat. N, mentre le invasioni si dirigerebbero con maggior intensità nell’Oceano Artico ed Antartico, con una leggera prevalenza nell’Artico rispetto all’Antartico. Questi risultati, secondo i ricercatori, non hanno mostrato significative differenze tra i modelli utilizzati.

Questo studio segue una precedente ricerca, svolta dalla UBC e di cui il Prof. Cheung è stato il principale autore e pubblicata su Nature nel maggio 2013, che ha analizzato le variazioni intervenute nelle catture dei pesci tra il 1970 e il 2006 per effetto dei cambiamenti climatici, da cui è emerso che le catture hanno visto un aumento delle specie di acque calde a causa del loro spostamento verso i poli in risposta ad un aumento delle temperature oceaniche.

Ad ogni buon fine, si rammenta che scade il 24 febbraio 2015 la presentazione delle proposte per partecipare al Bando “Blue Growth” - Previsione e anticipazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla pesca e acquacoltura” del Programma europeo Horizon.
Le proposte dovrebbero concentrarsi sulla comprensione di come i cambiamenti climatici possono influenzare gli stock ittici europei e fornire, inoltre, nuove intuizioni, a diverse scale geografiche (nei principali oceani europei, mari e delle acque interne) e a diversi scenari di riferimento, con particolare attenzione alla valutazione e gestione dei rischi e all’elaborazione di strategie di adattamento per la gestione della pesca.

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