I pesci di acque profonde sono serbatoi di carbonio

I pesci di acque profonde sono serbatoi di carbonio

Una nuova ricerca mette in evidenza che la pesca eccessiva e lo sfruttamento dei mari profondi rischia di far aumentare il riscaldamento globale perché vengono catturati quei pesci che, cibandosi lungo la scarpata continentale di quelli che risalgono in superficie, contribuiscono a catturare e trattenere il carbonio in profondità.

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La foto mostra un pesce predatore di profondità (Bathysaurus ferox) catturato a 2.000 m di profondità lungo la scarpata continentale della costa occidentale della Scozia, nel corso della Campagna di pesca a bordo della nave di ricerca multidisciplinare RV Celtic Explorer gestito dall’Irish Marine Institute. (foto: Clive Trueman)


La pesca eccessiva (overfishing) è già di per sé un grave problema che comporta perdite di specie ittiche, ma ora la nuova ricerca compiuta dall’Università di Southampton (Gran Bretagna) e dall’Irish Marine Institute (Irlanda) indica che potrebbe anche contribuire al riscaldamento globale più di quanto si potesse supporre.

Lo Studio “Trophic interactions of fish communities at midwater depths enhance long-term carbon storage and benthic production on continental slopes” pubblicato il 4 giugno 2014 su Proceedings of the Royal Society B (Biological Science).
I ricercatori hanno scoperto che più della metà di tutti i pesci che vivono sul fondo del mare ottengono le risorse alimentari da animali che alternativamente risalgono in superficie, e non già dalla sedimentazione sul fondo di alcune parti.
I pesci che vivono sul fondo, diventano quindi un presidio di cattura e stoccaggio di carbonio. I picchi globali di biomassa animale vengono prelevati nella scarpata continentale, perché è a quelle profondità che vivono gli animali che risalgono verso la superficie e che sono più facilmente preda dei pesci che stanno sul fondo o nella prossimità.

Dal momento che la pesca, l'estrazione dell'energia e dei minerali, si stanno estendendo in acque sempre più profonde, dobbiamo tener conto che questi pesci sconosciuti e visti di rado forniscono un servizio prezioso per tutti noi - ha affermato Clive Trueman del Dipartimento di Biologia marina dell’Università di Southampton e autore principale dello Studio - Riconoscere e valorizzare questi servizi ecosistemici è importante quando prendiamo decisioni su come sfruttare gli habitat delle acque profonde per le risorse alimentari, energetiche e minerarie”.

Essendo difficile studiare gli animali che vivono ad un chilometro o più di profondità marina, i ricercatori hanno misurato le forme o gli isotopi di carbonio e azoto nei muscoli dei pesci catturati in campagne di ricerca in acque profonde sulla scarpata continentale occidentale dell'Irlanda, ad una profondità che varia da 500 a 1.800 m, raccolti nella campagna di pesca effettuata con la RV Celtic Explorer, una nave di ricerca multidisciplinare gestita dall’Istituto Marino irlandese. Le piccole differenze nella massa di questi isotopi stanno a significare che sono stati elaborati nel corpo a velocità leggermente diverse, indicando modelli che dimostrano di aver mangiato lungo l’ecosistema della scarpata continentale. Misurando gli isotopi in tutte le specie più comuni, i ricercatori sono stati in grado di stimare quanto carbonio viene catturato e immagazzinato da questi pesci di acque profonde.

Secondo la stima da loro effettuata, quelli che vivono nella scarpata attorno alla Gran Bretagna potrebbero catturare in superficie e stoccare in profondità carbonio naturale per l’equivalente di 10 milioni di sterline all’anno di crediti.
Finora gli studi sui carbon sink (i pozzi di carbonio) si limitavano alle foreste e agli oceani, ora c’è un’altra fonte di approfondimento, indicando, al contempo, ulteriori motivi di preoccupazione per le pratiche di pesca illegale ed eccessiva.

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