I Paesi a maggior rischio di investimenti per effetto del global warming

I Paesi a maggior rischio di investimenti per effetto del global warming

Dall’ultima edizione del Rapporto della Società Maplecroft si evidenzia che i Paesi in più rapida crescita economica e le città dove si concentra la popolazione media con maggiore domanda di beni e servizi, sono anche quelli che presentano i maggiori rischi di investimento, essendo quelli maggiormente esposti agli eventi climatici estremi.

Climate-Change-Vulnerability-Index-

Il 30 ottobre 2013 la Società inglese specializzata in analisi dei rischi Maplecroft ha pubblicato il suo sesto “Climate Change and Environmental Risk Atlas 2014” che include il Climate Change Vulnerability Index (CCVI), in cui si analizza e mappa la vulnerabilità ai cambiamenti climatici di 193 Paesi con una definizione di aree fino a 25 km². 

Dai dati si evidenzia che alcune delle popolazioni in più rapida crescita al mondo sono sempre più a rischio a causa degli impatti dei cambiamenti climatici e dei rischi naturali connessi, compreso l’aumento del livello del mare. Molti dei Paesi con la crescita più rapida della popolazione sono classificati nel CCVI come a “rischio estremo”, tra cui alcune economie emergenti di importanza “strategica”, quali Bangladesh (1°posto), Filippine (9°), India (20°), Pakistan (24°), Vietnam (26°); nella categoria a “alto rischio”: Indonesia (38°), Thailandia (45°), Cina (61°).

Per meglio comprendere il giudizio della Maplecroft bisogna ricordare che lo scopo della ricerca è di “permettere alle imprese di mettere al riparo dai cambiamenti climatici i propri investimenti”, valutando le conseguenze economiche che potrebbero derivare da disastri ambientali in Paesi che stanno attirando sempre più massicci investimenti stranieri per la loro rapida crescita economica da tassi annuali del 5-6%. 
Il Climate Change Vulnerability Index si basa su diversi fattori, oltre all’aumento delle temperature, alla siccità, alla desertificazione, alle alluvioni e ad altri fenomeni estremi, vengono analizzati anche la densità della popolazione, lo sviluppo, le risorse naturali, la dipendenza dall’agricoltura, la capacità finanziaria per le azioni di adattamento, gli eventuali rischi di conflitti, le migrazioni climatiche, l’arrivo di specie aliene, ecc. 

Se si considera che al 2025 il PIL di Cina + India sarà pari al 23% di quello globale si può ben comprendere i rischi dell’economia globale per effetto di eventi estremi conseguenti i cambiamenti climatici in atto. L’esposizione economica dell’India si è evidenziata in occasione del recente ciclone Phailin che ha investito lo Stato dell’Orissa (Odisha). Seppure ha fatto un numero limitato di morti rispetto ad altri analoghi eventi accaduti nella regione, come abbiamo avuto modo di approfondire in un altro post, la tempesta ha causato perdite economiche stimate in 4,15 miliardi di dollari solo al settore agricolo di quello Stato, senza contare i danni subiti dalle infrastrutture.

14odisha5
Un pandal induista per la celebrazione della festa del Durga puja (9-14 Ottobre 2013) distrutto dopo il passaggio del ciclone Phailin a Bhubaneswar, nel distretto di Khordha dello stato federato indiano dell'Orissa (Foto Ahmad Masood/Reuters). 

"Con marchi globali che investono pesantemente nei vulnerabili mercati in crescita per sfruttare l’aumento della capacità di spesa delle classi medie di quelle popolazioni, sta aumentando anche l’esposizione delle imprese agli eventi estremi - ha affermato James Allan, analista responsabile Ambiente di Maplecroft - Il ciclone Phailin dimostra la necessità inderogabile per le imprese di monitorare la frequenza dei cambiamenti e l'intensità di eventi legati al clima, specialmente dove le infrastrutture e la logistica sono deboli”.

Secondo Maplecroft, la capacità dei Paesi altamente vulnerabili a gestire l'impatto diretto di eventi estremi sulle infrastrutture sarà un fattore significativo nel mitigare gli impatti economici dei cambiamenti climatici e può, a sua volta, costituire opportunità di investimento. Le misure di adattamento, come la costruzione di difese per le alluvioni e una maggiore resilienza delle infrastrutture, richiederanno, tuttavia, un impegno costante dei Governi.

Il valore della ricerca Maplecroft può essere meglio apprezzato a livello subnazionale, dove vengono analizzati i rischi legati ai cambiamenti climatici sulle megalopoli asiatiche, alcune delle quali si sono rapidamente sviluppate in aree esposte, come le pianure alluvionali di Paesi in via di sviluppo senza capacità di adattamento, con masse di cittadini poveri, che saranno le più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici.
Poiché le attività commerciali e le classi medie si concentrano prevalentemente nei centri urbani, Maplecroft ha anche calcolato i rischi per le città più grandi del mondo al fine di individuare dove l'esposizione economica sarà più alta per i prossimi 30 anni. 
Delle 50 città economicamente più importanti5 presentano un “rischio estremo”: Dhaka, in Bangladesh; Mumbai e Calcutta, in India, Manila nelle Filippine e Bangkok in Thailandia. Solo due sono state classificate “a basso rischio”: Londra e Parigi. Shenzhen e il Pearl River Delta, che comprende le città di Guangzhou, Dongguan e Foshan, che costituiscono il cuore manifatturiero della Cina, sono tra le città più esposte a rischi fisici conseguenti ad eventi climatici estremi.

Comunque le aree regionali più a rischio sono nel Continente africano, soprattutto nella regione Sudanese-guinense e nel Sahel, dove si trovano ben 6 Paesi tra i primi 10 più a rischio: Guinea-Bissau (2°), Sierra Leone (3°), Sud Sudan (5°), Nigeria (6°), Congo (7°) ed Etiopia (10°). Maplecroft sottolinea come proprio la Nigeria costituisca l’area a maggior rischio di esposizione economica per le imprese, poiché il delta del Niger, particolarmente vulnerabile all’aumento del livello del mare, è dove si concentra la maggior parte dei pozzi petroliferi. In occasione di alluvioni verificatesi tra luglio e novembre del 2012, si sono perduti 500.000 barili al giorno di petrolio, pari ad oltre un quinto dell’intera produzione annuale della Nigeria.

Commenta