Anche l’Italia (Campania) è stata oggetto dell’attività di controllo della Corte dei Conti europea che, presentando l’ultima relazione speciale sulle misure 311-313 del Programma di Sviluppo Rurale, ha messo in evidenza che allorché erano disponibili stanziamenti sufficienti, sono stati finanziati tutti i progetti ammissibili, indipendentemente dall’esito della valutazione che ne era stata fatta sul piano dell’efficienza e dell’efficacia, salvo poi dover respingere progetti di maggior rilievo quando i fondi erano scarsi.

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Nella relazione speciale n. 6/2013 dal titolo “Misure per la diversificazione dell’economia rurale: gli Stati Membri e la Commissione hanno conseguito un rapporto costi-benefici ottimale?”, pubblicata il 17 settembre 2013, la Corte dei Conti europea (ECA) ha valutato se le Misure 311-313 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) siano state concepite e attuate in modo tale da apportare un contributo efficace alla crescita e all’occupazione e se siano stati selezionati, ai fini del finanziamento, i progetti più efficaci ed efficienti. Inoltre, la Corte ha valutato se le attività di monitoraggio e valutazione abbiano fornito dati affidabili, completi e tempestivi per quanto riguarda i risultati delle misure.

Le conclusioni sono condensate nella frase del comunicato stampa : “L’audit ha palesato che, nel complesso, la Commissione e gli Stati membri sono riusciti a conseguire, solo in misura limitata, attraverso le misure per la diversificazione dell’economia rurale, un rapporto costi-benefici ottimale: gli aiuti, infatti, non sono stati sistematicamente indirizzati ai progetti che avrebbero avuto maggiori probabilità di conseguire le finalità delle misure”.

Se le conclusioni sono “soft”, a leggere la relazione si ha l’impressione che i fondi UE per tali misure siano stati proprio spesi male: “Spesso, nella selezione dei progetti, gli Stati membri agivano più in base all’esigenza di spendere i fondi assegnati che non a una valutazione dell’idoneità degli stessi progetti di diversificazione - si legge ancora - In alcuni Stati membri, quando erano disponibili stanziamenti sufficienti, sono stati finanziati tutti i progetti ammissibili, indipendentemente dall’esito della valutazione che ne era stata fatta sul piano dell’efficienza e dell’efficacia. In seguito, nel periodo in cui i finanziamenti erano scarsi, talvolta sono stati respinti i progetti migliori”.

La spesa dell’UE relativa allo sviluppo rurale per la diversificazione dell’economia rurale intende affrontare i problemi delle zone rurali quali lo spopolamento, le scarse opportunità economiche e la disoccupazione. Essa finanzia progetti a favore della popolazione e delle imprese rurali per contribuire a sostenere la crescita, l’occupazione e lo sviluppo sostenibile. La spesa dell’UE prevista per queste misure è ammontata a 5 miliardi di euro per il periodo 2007-2013 e 2 miliardi di euro sono stati inoltre messi a disposizione dai fondi nazionali degli Stati membri. L’audit ha riguardato le responsabilità della Commissione e i 6 Stati membri (Repubblica ceca, Francia (Aquitania), Italia (Campania), Polonia, Svezia (Västra Götaland) e Inghilterra (Yorkshire e Humber).

La priorità assoluta della creazione di posti di lavoro non è stata adeguatamente perseguita. I metodi adottati per il monitoraggio e la valutazione non hanno consentito di ottenere un quadro reale dei posti di lavoro creati e mantenuti attraverso queste misure. Dal campione di progetti controllato è emerso che i risultati da questi registrati in termini occupazionali sono solo modesti.

In molti casi, gli auditor della Corte hanno constatato che i progetti sarebbero stati realizzati comunque, anche senza il finanziamento UE, il che rappresenta un impiego non efficiente dei limitati fondi dell’UE. I controlli degli Stati membri sulla ragionevolezza dei costi dei progetti non hanno ridotto a sufficienza il rischio di spesa eccessiva e sono stati rilevati esempi di oneri amministrativi eccessivi e di pagamenti tardivi.

Il fatto che gli Stati membri e le regioni controllati non abbiano specificato chiaramente la meta che intendono raggiungere denota una strategia guidata dalla domanda anziché da obiettivi - ha dichiarato Jan Kinšt, Membro della Corte responsabile della relazione - Sul piano pratico, ciò ha condotto a situazioni in cui quasi tutte le tipologie di progetti potevano rientrare negli obiettivi stabiliti”.

Corte dei Conti tabella

Fonte: ECA Corte dei conti


Sulle base dei controlli effettuati e dei rilievi opposti, la Corte ha formulato delle raccomandazioni.
- Nei loro programmi di sviluppo rurale (PSR), gli Stati membri dovrebbero individuare in modo chiaro come e perché l’intervento pubblico in favore degli investimenti in attività non agricole possa contribuire a correggere, ad esempio, le disfunzioni del mercato relative agli ostacoli all’occupazione e alla crescita. Gli Stati membri dovrebbero quindi stabilire obiettivi specifici e misurabili in relazione a tali esigenze. La Commissione dovrebbe approvare solo i PSR che presentino strategie motivate ed esaurienti, con una chiara giustificazione dell’intervento che mostri in che modo esso contribuirà agli obiettivi strategici intesi a creare condizioni di crescita e opportunità occupazionali.
- Gli Stati membri dovrebbero stabilire e applicare coerentemente criteri volti a garantire la selezione dei progetti più efficaci e sostenibili a fronte degli obiettivi specifici degli Stati membri. La Commissione dovrebbe garantire che tali criteri siano costantemente e correttamente applicati, e non solo quando gli stanziamenti sono carenti.
- La Commissione e gli Stati membri dovrebbero promuovere l’adozione delle migliori prassi in relazione al contenimento dei rischi di effetto inerziale e di spiazzamento. La Commissione dovrebbe invitare gli Stati membri ad adottare una prassi che renda ammissibile la spesa per gli investimenti solo dalla data di approvazione della sovvenzione.
- La Commissione dovrebbe garantire che gli Stati membri dispongano di sistemi efficaci per effettuare controlli sulla ragionevolezza dei costi.
- La Commissione e gli Stati membri dovrebbero garantire che, per il prossimo periodo di programmazione, si ottengano informazioni pertinenti e affidabili per facilitare la gestione e il monitoraggio delle misure e per dimostrare in che misura gli aiuti concessi contribuiscano al raggiungimento delle priorità dell’UE. Gli obiettivi riguardanti la creazione di posti di lavoro dovrebbero essere realistici e il numero dei posti di lavoro creati dovrebbe essere accuratamente monitorato, le misure dovrebbero essere gestite meglio per tutto il periodo di programmazione e, in particolare, allorché risulta evidente che gli obiettivi stabiliti non saranno raggiunti.
- La Commissione e gli Stati membri dovrebbero intensificare i propri sforzi per ridurre l’onere amministrativo e garantire che i pagamenti siano corrisposti in un lasso di tempo ragionevole.

Poiché le sintesi racchiuse nei comunicati stampa non possono scendere nei particolari dei singoli Paesi presi in esame, abbiamo operato uno stralcio dal report per quanto attiene ai controlli effettuati sui fondi UE spesi in Italia, nella fattispecie nella regione Campania, riportando sulle obiezioni sollevate anche le risposte della Commissione UE, dove è stato possibile e qualora siano state offerte, che può essere scaricato qui, rimandando per ulteriori approfondimenti alla relazione completa.