L’Unep mette in allarme sulla situazione idrica in America Latina, Africa e Asia: a rischio soprattutto la salute dei bambini.

inquinamento fiumi

L’uomo ha bisogno di una determinata quantità di acqua per sopravvivere, ma non solo. Oltre la quantità, l’elemento indispensabile per poterne usufruire è la qualità: l’acqua deve essere pulita, quindi potabile, per evitare l’insorgere di malattie.

L’inquinamento idrico dei fiumi è estremamente pericoloso per la salute e per la sicurezza alimentare. Secondo il recente rapporto dell’UNEP, Snapshot of the World’s Water Quality: Towards a global assessment, l’inquinamento acquifero è peggiorato in America Latina, Africa e Asia dal 1990. Il rapporto presenta una stima preliminare sulla sicurezza delle acque dolci nei tre continenti, per poter poi definire la situazione su larga scala.

I dati, riguardati il periodo 1990-2010, sono allarmanti: i fiumi che già avevano un grave livello di inquinamento sono peggiorati ulteriormente. Gli agenti patogeni nelle acque, sia quelle superficiali che quelle sotterranee, causano ancora gravissime malattie, specialmente quelle diarroiche come il colera, ma anche tifo ed epatite, le quali portano alla morte circa 3,4 milioni di persone l’anno. Secondo le stime, la diarrea, oltre ad essere tra le prime 10 cause di morte nei Paesi a basso reddito, è causa del 58% delle morti (percentuale decisamente migliorata se si pensa all’88% del 2000). I più soggetti a malattie legate all’inquinamento idrico sono le donne, per il loro frequente utilizzo di acque superficiali per le attività domestiche; i bambini, sia per l’uso ricreativo che domestico; e le popolazioni a basso reddito, come le famiglie di pescatori, che vivono di pesca di sussistenza.

La causa principale della crescita dell’inquinamento delle acque è dovuto soprattutto all’aumento, in termini di carico, di acque reflue nei fiumi e nei laghi. Inoltre, tra le cause che possono definirsi secondarie, vi è la crescita demografica e l’aumento delle attività economiche, l’ espansione dell’agricoltura e dell’industria, la creazione di un sistema fognario non adeguato.

Nei tratti fluviali interessati sono state riscontrate varie tipologie di inquinamento: da un agente patogeno (ad esempio i batteri fecali), di tipo organico, in quanto è un organismo che causa una malattia. C’è l’inquinamento organico, che avviene con l’aumento di composti organici scaricati nell’acqua, i quali durante la decomposizione usano più ossigeno di quanto se ne forma nell’acqua naturalmente togliendolo agli animali; e quello dovuto all’aumento di salinità. I primi due sono aumentati del 50%, mentre l’ultimo del 33%.

L’inquinamento patogeno grave, che riguarda maggiormente le zone asiatiche, colpisce un terzo di tutti i tratti fluviali di questi territori e il rischio per la salute umana è alto, sia perché viene bevuta acqua non potabile, sia perché viene utilizzata per il bagno e per lavare gli indumenti. L’inquinamento organico grave si ripercuote su un Km su 7 dei fiumi latinoamericani, asiatici e africani. In questo caso la sua pericolosità si riferisce alla pesca in acqua dolce, intaccando così la sicurezza alimentare. L’inquinamento dovuto all’aumento della salinità colpisce un decimo dei tratti interessati e la sua pericolosità riguarda principalmente l’irrigazione e l’industria. La presenza di sale nelle acque dolci non dove stupire. Infatti, a causa della contaminazione di rocce e suoli, l’elemento salino è sempre presente, ma la società, con il ritorno di acque per l’irrigazione o per uso domestico, ha fatto sì che ne aumentassero le concentrazioni. Un ulteriore problema è l’eutrofizzazione, cioè l’eccessiva concimazione di laghi e di altri corpi idrici che porta ad una rottura con l’equilibrio naturale.

Nello studio dei tre continenti si è potuto notare che le cause dell'inquinamento idrico sono perlopiù domestiche. In America Latina, infatti, il sistema fognario inadeguato al trattamento delle acque reflue causa sia l’inquinamento da agente patogeno che quello organico. In Asia la maggior parte dell’inquinamento organico proviene invece dal settore industriale. Per quel che riguarda l’aumento della salinità, la fonte principale in America Latina è l’industria, mentre in Africa e in Asia è l’agricoltura.

Nonostante la grave situazione presente in alcuni fiumi dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa, la maggioranza di questi sono ancora in buone condizioni. Le azioni per poter migliorare lo stato dei fiumi e per non inquinare quelli sani sono: il monitoraggio, elemento essenziale per comprendere i problemi e le eventuali soluzioni, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo e soprattutto a livello internazionale, ad esempio aumentando le stazioni di reperimento dati; le valutazioni, nazionali e internazionali, per poter affrontare al meglio i problemi causati dall’inquinamento acquifero; acquisire opzioni nuove e vecchie di tecniche e di gestione da parte dei Paesi in via di sviluppo per migliorare il trattamento delle acque reflue; la creazione di istituzioni efficaci, affinché si promuovano azioni per la salvaguardia e la pulizia delle acque.

Le quattro azioni per poter mantenere i fiumi sani e allo stesso tempo risanare quelli inquinati devono avvenire tutte insieme. I compiti da affrontare non sono semplici: sensibilizzare le popolazioni sull’importanza dell’acqua attraverso campagne adeguate non è sempre possibile, come non è possibile utilizzare la stessa tecnica di risanamento in luoghi diversi. Bisognerebbe affrontare caso per caso la tematica e trovare la soluzione migliore, considerando e comprendendo che la salubrità dell’acqua va di pari passo con la sicurezza alimentare, la salute e la prosperità economica.