I decisori dell’UE nella nuvola nera del carbone

I decisori dell’UE nella nuvola nera del carbone

Alla vigilia della riunione del comitato tecnico che “dovrebbe” approvare il progetto definitivo LCP BREF per la determinazione di un tetto all’inquinamento delle centrali a carbone, un Rapporto di coalizioni e federazioni di ONG europee sollecita i Paesi membri dell’UE ad accettare questi standard stringenti per migliorare la salute delle persone e portare un drastico taglio alle 22.000 morti premature correlate che si registrano ogni anno in Europa.
Dal Report si evince che anche l’Italia sarebbe tra i Paesi che hanno tenuto posizioni contrarie all’adozione di limiti più stringenti.

decisori UE nella nuvola nera del carbone

Le emissioni provenienti dagli impianti di produzione elettrica a carbone provocano l'inquinamento atmosferico attraverso una complessa miscela di polveri, biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) e di altre sostanze. Uno Studio compiuto dall'Università di Stoccarda ha stimato che nel 2010 le centrali a carbone in funzione in Europa abbiano provocato 22.000 morti premature. Inoltre, ci sono gli altri effetti collaterali, come ad esempio le malattie alle vie respiratorie, quelle cardio-circolatorie e il cancro ai polmoni.

Entro la fine dell'anno, l’Unione europea dovrebbe concludere il procedimento per la definizione delle migliori tecniche disponibili (BAT) e i relativi limiti di inquinamento, tra cui quelli per i grandi impianti di combustione con la determinazione di un tetto all’inquinamento delle centrali a carbone (LCP BREF - Large Combustion Plant Best available technique REFerence), che per la prima volta sarà giuridicamente vincolante sotto la Direttiva 2010/75 IED relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento), per poi entrare in vigore, presumibilmente, nel 2020 ovvero 4 anni dopo la sua adozione.

Il condizionale è d'obbligo, dal momento che il processo di revisione di Siviglia (la denominazione deriva dal fatto che in questa città ha sede il Centro Comune di Ricerca-Istituto per gli Studi sulle prospettive tecnologiche) è iniziato nel 2011 e nel 2013 è stata pubblicata una bozza di documento a cui è seguita una consultazione che si è conclusa nel settembre dello stesso anno. In seguito, però, c’è stata una battuta d’arresto per le pressioni delle lobby del settore e di Paesi membri che fanno ancora largo uso del carbone e della lignite per la produzione elettrica, con i Paesi dell'Est-Europa in testa, ma anche Germania e Gran Bretagna, per una revisione dei limiti previsti, adducendo rischi di chiusura per molti impianti nel giro di pochi anni e di allontanamento degli investitori sui progetti in cantiere, oltre che di perdite di posti di lavoro.

Su queste premesse, con l'intento di sollecitare una rapida ripresa del procedimento di adozione, anche con limiti più stringenti, in vista della riunione del comitato tecnico prevista per il 20 ottobre che “dovrebbe” approvare il progetto definitivo LCP BREF, coalizioni di ONG ambientaliste e di protezione della salute, quali European Environmental Bureau (EEB), Health and Environment Alliance (HEAL), Climate Action Network - Europe, WWF e Sandbag, hanno pubblicato “Lifting Europe’s Dark Cloud. How cutting coal saves lives” (Spazzare via la nuvola nera d’Europa. Come l'eliminazione del carbone salvi le vite umane).

Il Rapporto mette in evidenza come porre limiti effettivi alle emissioni delle centrali a carbone europee, secondo criteri di prestazione ambientale, provati e testati, potrebbe ridurre il numero di morti causate dalla combustione del carbone dalle 22.900 attuali a 2.600.

"L'inquinamento atmosferico uccide - ha affermato il Professor Bert Brunekreef, Presidente dell'European Respiratory Society nella prefazione del report - Gli esperti di salute dei polmoni vogliono vedere azioni correttive immediate. L'inazione non può essere giustificata quando sono in gioco la salute e le vite umane".

Il Rapporto rileva, inoltre, che la legislazione vigente non riesce a fornire i benefici previsti per la salute, anche per le deroghe che vengono concesse ad emettere oltre i livelli di sicurezza, se si dimostra  alla Commissione UE che il costo dell’upgrade tecnologico per ridurre l'inquinamento è sproporzionato rispetto ai benefici. Al momento della pubblicazione, oltre la metà delle centrali elettriche a carbone in Europa aveva il "permesso di inquinare" oltre i limiti stabiliti nella Direttiva sulle emissioni industriali.
"Le migliori tecniche disponibili richiamate nel rapporto sono tutte provate e testate, e la loro praticabilità tecnica ed economica era già stata dimostrata decenni fa - ha commentato Christian Schaible, Policy Manager sulla produzione industriale dello EEB - L’Unione Europea si considera leader mondiale nelle questioni ambientali, ma quando si tratta di carbone, i decisori hanno la testa immersa in una nuvola nera".

Poiché non esistono tecniche che permettono la completa rimozione delle emissioni derivanti dalla combustione del carbone, e visto che gli impianti a carbone sono responsabili del 18% di tutti i gas ad effetto serra in Europa, per liberarsi da questa nuvola nera, sottolineano gli autori, occorre la completa eliminazione delle centrali a carbone a favore delle fonti di energia rinnovabile, nonché una riduzione dei consumi energetici.

Il Rapporto si completa con le infografiche destinate ai singoli Paesi, con i dati delle morti premature conseguenti agli attuali limiti alle emissioni e quelle che si preserverebbero con l’introduzione delle Migliori Pratiche Disponibili (BAT).
Per l’Italia:
- le 620 morti premature del 2013, si potrebbero ridurre a 70;
- i casi di bronchite cronica degli adulti da 370 diminuirebbero a 120;
- le giornate di lavoro perdute da 190.660 si accorcerebbero a 30.900;
- gli attacchi di asma nei bambini (giorni) da 6.580 si dimezzerebbero a 3.260;
- i costi correlati al danno sanitario (miliardi di euro-min/max)  da 920 -1720 del 2013 passerebbero a 180.

impact of stricter limits on coal pollution italy


Vi si legge, inoltre, che le autorità Italiane sono state coinvolte attivamente nello scambio di informazioni sul processo LCP BREF, tenendo posizioni contrarie all’adozione di limiti più stringenti per l’antracite, e che, con il sostegno della Francia, sono responsabili di aver bloccato il rafforzamento dei limiti per i NOx. L’Italia ha pure messo in discussione i valori più stringenti per le emissioni di polveri e il monitoraggio continuo del mercurio.

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