Un Dossier della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile mette in evidenza che il peso della “bolletta energetica” in Italia è dovuto soprattutto alla nostra dipendenza dai combustibili fossili e alle agevolazioni fiscali di cui usufruiscono.

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Tagliare i costi della bolletta energetica” è la parola d’ordine di ogni iniziativa che voglia recuperare competitività ed efficienza in tutti i campi, valutando la sostenibilità della nostra economia. Famiglie e imprese in Italia pagano il 18% in più rispetto alla media europea, tanto che allineare i prezzi dei prodotti energetici italiani (elettricità, gas e carburanti) a quelli medi europei vorrebbe dire non soltanto risparmiare ogni anno 25 miliardi di euro, ma favorire la competitività delle imprese penalizzate da una bolletta energetica tra le più care in Europa e del 30-35% superiore a quella dei principali competitors.

Tuttavia, per capire a fondo un settore complesso come quello dell’energia e prendere decisioni strategiche che avranno ripercussioni nei prossimi decenni, ad esempio sulle tecnologie che è più opportuno promuovere, la semplice analisi dei prezzi non è sufficiente, anzi può rivelarsi fuorviante, come risulta dal Dossier preliminare su “I Costi dell' Energia in Italia 2013che la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS) ha presentato in preparazione dello svolgimento degli Stati Generali della Green Economy, che anche quest’anno avranno luogo a Rimini nell’ambito della Fiera “ECOMONDO” (6-7 novembre 2013). 

Il Dossier evidenzia come le famiglie siano particolarmente penalizzate nei consumi di gas naturale, che pagano dal 24 al 35% in più della media europea (circa 300 euro all’anno per famiglia), nonostante nel mercato all’ingrosso il prezzo del gas sia ormai prossimo alla media europea; mentre le imprese, soprattutto le PMI, risentono invece degli alti costi dell’elettricità, dovendo fare i conti con un kWh dal 30% fino all’86% più caro della media europea.

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Prezzi  nell’UE dell’elettricità per i consumatori residenziali nel 2010 (in euro per 100kWh)

Si deve osservare che le fonti fossili soddisfano ancora l’82% della domanda interna italiana, uno dei valori più alti in Europa che ha avuto un ruolo determinante nell’aumento dei prezzi energetici che tra il 2000 e il 2012 sono aumentati di oltre il 200% per il petrolio, del 160% quelli del carbone e di circa il 300% quelli del gas.

Di per sé, questi dati non sono sufficienti a giustificare la nostra “bolletta” se non si tiene conto dei sussidi che in Italia vengono elargiti ai combustibili fossili e dei costi “esterni” indotti  dall’utilizzo di tali fonti. Le agevolazioni fiscali di cui usufruiscono le fonti fossili, infatti, a differenza di quelle per le rinnovabili, non rientrano in bolletta e non contribuiscono a formare i prezzi dell'energia, anche se vengono comunque pagati attraverso la fiscalità generale. Questi sussidi non vengono monitorati dal Governo, nonostante siano ingenti: secondo l’OCSE sono di 2,1 miliardi di dollari all’anno, ma per il Fondo Monetario Internazionale che include anche  le voci relative alle “esternalità”  che sono di ben  5,3 miliardi. 

Quello energetico - ha osservato Edo Ronchi che della FoSS è il Presidente - è uno dei settori produttivi più importanti a livello nazionale, con un giro d’affari, in crescita, attorno al 20% del PIL e quasi mezzo milione di posti di lavoro creati. Renderlo più efficiente dal punto di vista economico riducendo i costi dell’energia per il Paese richiederà, ad esempio, di intervenire sul mix energetico riducendo la dipendenza dai fossili che, negli ultimi vent’anni, è già costata al Paese 45 miliardi  di euro in  più, tutti soldi dati all’estero, e che se non affrontata potrebbe portare a un ulteriore aumento della fattura nazionale dell’import nei prossimi vent’anni da 3 a 12 miliardi”. 

Il Dossier ha preso in esame anche l'incidenza degli incentivi alle rinnovabili sui prezzi e sui costi dell'energia in Italia analizzando i costi diretti, i costi e i benefici indiretti e le implicazioni sul piano strategico. Per quanto riguarda i costi diretti, gli incentivi alle rinnovabili del settore elettrico (che rappresentano la maggior parte degli incentivi) hanno raggiunto nel 2012 circa 10 miliardi di Euro, il 16-17% della bolletta elettrica nazionale, con un’incidenza sull’aumento del prezzo del kWh negli ultimi anni del 33%, mentre l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili ha concorso con il 57%. Tra i benefici da ascrivere alle rinnovabili c’è da rilevare la riduzione del prezzo medio orario dell' energia elettrica (a maggio si è quasi dimezzato tra il 2006 e il 2012) e la creazione di ricchezza e occupazione nazionale (su 1.000 euro spesi sulle rinnovabili ne rimangono in Italia 500-900, mentre su 1.000 euro investiti sulla produzione elettrica da gas ne restano sul territorio nazionale 200, il resto va alle economie straniere). Per non parlare poi del lato ambientale: 70Mt di CO2 risparmiata ogni anno e un minore inquinamento atmosferico.

Il settore energetico è nel pieno di una trasformazione epocale, e se come Paese non saremo in grado di comprenderne a pieno tutte le implicazioni e operare le scelte più giuste, rischieremo alla fine di pagare un conto molto alto - ha affermato Andrea Barbabella, Responsabile Energia per la FoSS che ha presentato il Dossier nel corso del Workshop – Quello dei costi dell'energia è un tema strategico che va affrontato seriamente, anche perché tali costi sono molto probabilmente destinati a crescere e a incidere sempre di più sulla nostra economia. Guardare solo ai prezzi dei prodotti energetici è fuorviante, e i risultati di una analisi esaustiva sui veri costi dell'energia potrebbe fornire una rappresentazione molto diversa da quella usuale, con una situazione per l'Italia molto migliore di quanto generalmente si pensi”.