“Guardare oltre Lampedusa”

“Guardare oltre Lampedusa”

Analizzare il resoconto della discussione ad alto livello che si è svolta contemporaneamente all’ONU sul fenomeno delle migrazioni internazionali può servire a comprendere meglio i drammi dei migranti e a lavorare affinché non avvengano più, al di là delle retoriche affermazioni che si sono sentite e lette in questi giorni.

lampedusa-immigrati

Mentre in Italia si consumava l’ennesimo atto della tragedia umana legata ai fenomeni migratori incontrollati e mal gestiti, per una strana coincidenza (fino ad un certo punto), a New York presso le Nazioni Unite si svolgeva un Dialogo ad Alto Livello su Migrazione Internazionale e Sviluppo dal titolo “Making Migration Work” (3-4 ottobre 2013) in cui non ha potuto non trovare eco la notizia del naufragio di Lampedusa.

Tant’è che il Segretario ONU Ban Ki-moon nel suo discorso di apertura, rivolgendosi agli esperti di politiche migratorie e ai delegati di 150 Paesi, riuniti per discutere i modi per sostenere i benefici allo sviluppo della migrazione internazionale, riducendo i suoi costi economici e sociali, non ha potuto fare a meno di esprimere il suo profondo cordoglio per le centinaia di vittime, anche se ha invitato a “guardare oltre i titoli dei giornali di questa mattina per cogliere la grande importanza di questa riunione”.

Nel 2013, il numero dei migranti internazionali in tutto il mondo ha raggiunto i 232 milioni. Se questo fenomeno segnala anche negative conseguenze, sono molti di più i vantaggi che comporta sia per il Paese di origine sia per quelli di destinazione, che hanno necessità di soddisfare una domanda di lavoratori a livelli diversi di competenze e abilità.
Ci sono recenti studi, quale quello effettuato dalla Banca Mondiale, che stimano il contributo allo sviluppo dei Paesi d’origine, tramite le rimesse inviate alle famiglie ogni anno, pari a 550 miliardi di dollari all’anno, cifra tripla rispetto agli aiuti globali internazionali.

I migranti contribuiscono notevolmente alla prosperità delle società di accoglienza – ha affermato il Segretario generale ONU – Quali imprenditori, creano posti di lavoro, se scienziati sono il motore dell’innovazione, se medici, infermieri o lavoratori domestici sono spesso il nucleo non dichiarato di numerosi servizi. Eppure, troppo spesso sono visti negativamente. Troppi politici cercano vantaggi elettorali demonizzando i migranti. Anche se non dobbiamo ignorare le sfide che nascono dalla migrazione, in particolare nel contesto di un’alta disoccupazione, dobbiamo sfatare miti pericolosi, ma l'informazione non è sufficiente, occorre una leadership in grado di rafforzare i messaggi positivi circa i benefici della migrazione”. 

Ban, dopo aver ricordato che 7 anni fa c’era stata un’identica riunione in cui si erano gettate le basi per discutere il problema in modo concertato, pur con gli indubitabili successi nel frattempo conseguiti, ha tuttavia osservato che rispetto ad allora “Il volto della migrazione sta cambiando. Oggi, i migranti sono provenienti da molti Paesi e si dirigono in luoghi più disparati, come mai era accaduto prima [ndr: ricordiamo che il 30 settembre 2013 l’OCSE in un suo rapporto ha indicato che il 7,9% degli italiani laureati sono attualmente all’estero]; quasi la metà dei migranti sono donne e 1 su 10 è sotto i 15 anni [ndr: oltre la metà delle vittime di Lampedusa è costituita da donne e minori] e 4 migranti su 10 vivono nei Paesi in via di sviluppo”.

Alla luce di questa complessa realtà, abbiamo bisogno di lavorare insieme, con coraggio e lungimiranza, riconoscendo che le nostre azioni avranno un impatto su milioni di donne, uomini e bambini - ha proseguito Ban - Non possiamo rimanere in silenzio. Abbiamo bisogno di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti dei migranti, ivi comprese quelle relative alle condizioni di lavoro e di salario. Abbiamo bisogno di creare più canali per la migrazione sicura e ordinata, e di cercare alternative alla detenzione amministrativa dei migranti [ndr: i superstiti di Lampedusa in base alla Legge Bossi-Fini saranno ora indagati per immigrazione clandestina, reato che prevede una multa fino a 5.000 euro]. Nella mia relazione per l’Assemblea Generale [ndr: la 68a Assemblea si è svolta dal 18 al 24 settembre 2013], ho presentato un ambizioso programma in 8 punti per lavorare sul fenomeno coinvolgendo tutti: migranti, società di origine e quelle di destinazione simili”.

Ban Ki-moon  ha quindi ricordato sinteticamente ai delegati gli 8 punti affinché fossero oggetto di approfondita analisi e discussione durante il meeting e che sono così riassumibili.

1. Proteggere i diritti umani di tutti i migranti, tramite la ratifica e l’attuazione efficace dei relativi strumenti giuridici internazionali pertinenti, tra cui le Convenzioni dell’ILO (International Labour Organization) e la Convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

2. Ridurre i costi delle transazioni delle rimesse dei migranti dai Paesi ad alto reddito che supereranno i 700 miliardi di dollari nel 2016, ma che sarebbero di più se non fossero ridotti per gli elevati costi di trasferimento.

3. Porre fine alla sfruttamento dei migranti, compreso il traffico di esseri umani, a cui sono esposti, che perpetuano un circolo vizioso di abusi, violenze e povertà di cui sono particolarmente vulnerabili le donne ei bambini, attraverso l’implementazione del quadro internazionale.

4. Affrontare la condizione dei migranti per situazioni critiche, poiché sono spesso costretti ad allontanarsi dal Paese d’origine a causa di situazioni di conflitto o di calamità naturali.

5. Migliorare la percezione pubblica dei migranti, aumentando la consapevolezza che essi contribuiscono allo sviluppo economico delle società di accoglienza. 

6. Integrare la migrazione nelle questioni dello sviluppo, affinché nell’agenda post Obiettivi di Sviluppo del Millennio vengano inclusi degli obiettivi che tengono conto del ruolo della migrazione.

7. Rafforzare la base di conoscenze del fenomeno migrazione, dal momento che, nonostante viviamo in un’epoca dominata dall’informazione, non ci sono dati affidabili sul fenomeno e sul suo impatto in termini di sviluppo o sono spesso difficili da rinvenire, quando viceversa le politiche migratorie abbisognano di essere guidate dai fatti e non da supposizioni e dicerie.

8. Aumentare le partnership e cooperazione nelle politiche migratorie, poiché nessun Paese può gestire da solo il fenomeno, con il coinvolgimento delle Nazioni Unite e il Global Migration Group, che riunisce 15 organismi delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Per approfondire gli 8 punti: http://www.un.org/en/ga/68/meetings/migration/pdf/migration_8points_en.pdf

Commenta