GreenItaly 2015: la green economy è un’occasione colta

GreenItaly 2015: la green economy è un’occasione colta

L’annuale Rapporto di Unioncamere e Fondazione Symbola, giunto alla VI edizione, conferma che produrre in modo sostenibile non è un peso, ma una straordinaria chiave per affrontare la crisi, soprattutto in Italia.

greenitaly 2015

Il 24,5% delle imprese italiane ha scommesso sulla green economy che produce il 10,3% di valore aggiunto, attrae nuovi investimenti, dà lavoro al 13,2% degli occupati nazionali, nel 2015 ben il 59% delle nuove assunzioni saranno green jobs.

Sono questi alcuni dei numeri riassunti nella VI edizione di “GreenItaly 2015”, l’annuale Rapporto di Unioncamere e Fondazione Symbola, presentato il 30 ottobre 2015 a Roma.

L’orientamento “green” è sempre più forte e diffuso nel nostro Paese, confermandosi come un fattore strategico per il made in Italy.
Solo quest’anno, incoraggiate dai primi segnali della ripresa, 120 mila imprese hanno investito green, o intendono farlo entro dicembre, il 36% in più rispetto al 2014. In termini di risultati, nei bilanci, nell’occupazione e nelle performance ambientali del Paese, l’Italia, nonostante i tanti problemi aperti, è leader europeo in alcuni campi dello sviluppo sostenibile.

L’evoluzione ecosostenibile di una buona parte del nostro sistema produttivo è stata funzionale alla crescita della qualità delle nostre produzioni e della loro capacità competitiva - ha dichiarato Ivan Lo Bello, Presidente di Unioncamere - È importante fare emergere con queste analisi l’Italia dell’innovazione che scommette sul futuro. Continuare a far crescere questo volto ‘verde’ della nostra economia vuol dire anche adoperarsi per creare un contesto più innovativo e competitivo”.

Questa propensione che abbraccia tutti i settori dell’economia, da quelli più tradizionali a quelli high tech, dall'agroalimentare all’edilizia, dalla manifattura alla chimica, dall'energia ai rifiuti, permette alle “green Italy” di avere un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: esportano nel 18,9% dei casi, a fronte del 10,7% di quelle che non investono nel verde, con punte nel manifatturiero del 43,4% contro il 25,5%
Sono più presenti nei mercati extra-europei, anche grazie agli investimenti nelle innovazioni, avendo sviluppato prodotti e servizi nuovi per il 21,9% contro il 9,9% delle non investitrici.

Spinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato, fra 2013 e 2014, nel 19,6% delle imprese che investono green, contro il 13,4% delle altre, percentuali che nel manifatturiero salgono al 27,4% contro il 19,9%.

Anche nel creare lavoro, la sostenibilità è un driver importante, sia tra le imprese eco-investitrici che tra le altre.
Il 14,9% delle assunzioni previste per il 2015 (74.700 posti di lavoro) riguarda green jobs, soglia cresciuta di 4 punti percentuali rispetto al 2009. Nell’area aziendale della progettazione e della ricerca e sviluppo si arriva al 67%, con i lavori “verdi” che diventano i veri protagonisti dell'innovazione.

Se, oltre ai green jobs, si prende in considerazione la richiesta di figure professionali con competenze green, le assunzioni con questi requisiti sono 219.500. Nell’insieme si arriva a ben 294.200 lavoratori ‘green’, il 59% della domanda di lavoro.

Anche le nostre PMI portano il loro importante contributo e primeggiano a livello europeo sul fronte della “riconversione verde” dell’occupazione: dalla fine del 2014, il 51% delle PMI italiane ha almeno un green job, più che nel Regno Unito (37%), Francia (32%) e Germania (29%).
 

imprese ecoinvestimenti

Grazie anche alle realtà che puntano sull’efficienza l’Italia vanta importanti primati sul fronte dell’ambiente a livello europeoA parità di valore prodotto le nostre aziende utilizzano meno materie prime ed energia e producono meno rifiuti ed emissioniEurostat certifica che le imprese italiane, con 337 kg di materia prima ogni milione di euro prodotto, non solo fanno molto meglio della media UE (497 kg), ma si piazzano seconde tra quelle delle grandi economie comunitarie dopo le britanniche (293 kg), davanti a Francia (369), Spagna (373) e ben avanti alla Germania (461).

Una dinamica analoga si registra per l’energia utilizzata
L’Italia tra i big player europei, è seconda, dietro al solo Regno Unito. Dalle 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008 siamo passati a 15: la Gran Bretagna ne brucia 12, la Francia 16, Spagna e Germania 18.

L’Italia fa bene anche nella riduzione dei rifiuti: con 39 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (5 in meno del 2008) è il Paese più efficiente in Europa, di nuovo molto meglio della Germania (65 t).

Nella riduzione delle emissioni in atmosfera: seconda tra le cinque grandi economie comunitarie (113 tonnellate CO2, ultimi dati disponibili 2012), dietro solo alla Francia (91 t, in questo caso favorita dal nucleare) e, ancora una volta, davanti alla Germania.

Leader europeo nel riciclo industriale: a fronte di un avvio a recupero industriale di oltre 163 milioni di tonnellate di rifiuti riciclabili su scala europea, nel nostro Paese sono stati recuperati 25 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 23). Il riciclaggio nei cicli produttivi ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio ed emissioni per circa 55 milioni di tonnellate di CO2.

L'Italia è, inoltre, tra le principali economie europee, seconda solo alla Germania, in termini di percentuale di riciclo e di recupero di rifiuti di imballaggio, facendo meglio di Spagna, Francia e Regno Unito.

Negli anni più duri della crisi, insomma, l’Italia ha saputo guardare avanti, rafforzare la propensione ad innovare e la capacità di competere nel mondo puntando sul green. E così facendo si è affacciata su una dimensione più collaborativa dell’economia e ha incoraggiato il diffondersi di nuovi stili di vita, più attenti all’ambiente come bene comune. Una nuova economia su cui puntare con ancora maggior decisione, da sostenere, e che può rappresentare la dote dell’Italia per la Conferenza Onu sul Clima di Parigi.

La vocazione italiana alla qualità si esprime in una tensione al futuro che ha avuto proprio nella green economy uno strumento formidabile per migliorare i processi produttivi, realizzare prodotti migliori, più belli, apprezzati e responsabili - ha sottolineato il Presidente di Symbola, Ermete Realacci - Puntando sul green non solo il made in Italy ha coniugato qualità, tradizioni, innovazione e competitività, ma ha aperto la via dell’economia circolare. Un nuovo modello di sviluppo che somiglia molto a quell’economia a misura d’uomo, che rifiuta lo scarto, attenta alla custodia della casa comune di cui parla Papa Francesco. Un’economia in cui un’Italia che fa l’Italia è già in campo, che è strategica anche per il Pianeta e può rappresentare il nostro contributo alla COP21 di Parigi”.
 

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