Il Rapporto di Unioncamere e Fondazione Symbola che prende in esame le eccellenze della green economy italiana, dedica un capitolo anche al green building, evidenziando come il settore dell’efficientamento energetico e della riqualificazione del patrimonio edilizio, incentivati dai cosiddetti ecobonus, costituisca ormai il 67% del fatturato dell’edilizia.

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Meno costruzioni e più ristrutturazioni”: così sintetizza l’attuale tendenza dell’edilizia il Rapporto “GreenItaly 2014” diffuso nei giorni scorsi e redatto da Unioncamere e Fondazione Symbola.
Come abbiamo fatto per le professioni della green economy, stralciando la relativa sezione del Rapporto, proponiamo l’altrettanto interessante capitolo dedicato al Green Building, decurtandolo per ragioni di spazio, ma rinviando chi volesse approfondire l’argomento al testo del Rapporto.

La crisi economica, che ha particolarmente colpito il settore, e la contemporanea crisi climatica, insieme alla trasformazione delle città e all’emergere di nuovi stili di vita, impongono oggi un ripensamento radicale, mettendo al centro la rigenerazione urbana e territoriale.
Come dimostrano le esperienze di altri Paesi e alcuni casi italiani, si tratta di un ambito in cui l’azione congiunta di pubblico e privato può sviluppare vantaggi economici e sociali di assoluta rilevanza. Riqualificare vuol dire non solo fermare il consumo di suolo, risanare città e territori e consentire alle famiglie di risparmiare in bolletta, ma anche rilanciare l’economia, recuperare competitività e creare nuovi posto di lavoro.

Non a caso, quello delle riqualificazioni è l’unico segmento a registrare un segno positivo nel campo delle costruzioni: negli ultimi due anni è cresciuto del 20%. Nel 2013 sono stati spesi 116,8 miliardi di euro in manutenzione ordinaria e straordinaria: ciò significa che il 66,9% dell’intero fatturato dell’edilizia è derivato dalla riqualificazione. Questa tendenza è destinata a rafforzarsi in futuro: secondo alcune previsioni, mentre in Italia il mercato del nuovo diminuirà nel tempo, fino a pesare il 2% nel 2050, quello della ristrutturazione sostenibile continuerà a crescere.

Il settore del green building ha già creato 236 mila posti di lavoro e potrebbe arrivare, calcolando l’indotto, a 400 mila entro il 2017. Un contributo in questo senso viene anche dai lavori in casa incentivati dagli eco-bonus fiscali Irpef del 65% e del 50% che valgono ormai il 2% del PIL. Dopo aver raggiunto il record assoluto di 27,5 miliardi di euro investiti nel 2013 (+40% sul 2012), si calcola che, a fine 2014, l’eco-bonus attiverà 33 miliardi di investimenti per la riqualificazione energetica. Negli ultimi due anni, quindi, la crescita è stata clamorosa, confermata dal numero di domande che, nel 2013, ha superato la barriera del milione e 600 mila. Sempre nel 2013, queste cifre hanno prodotto uno sgravio complessivo di 14 miliardi: spalmato in dieci anni, significa un importo annuo di benefici fiscali ai cittadini di 1,4 miliardi, mentre l’introito IVA per le casse dello Stato è stato complessivamente di 2,6 miliardi di euro.

La necessità di riqualificare è legata alla volontà di abbattere i consumi energetici, ma anche a fattori idrogeologici, all’età avanzata e alle cattive condizioni delle case. Le opportunità non mancano. Nel nostro Paese sono 4,5 milioni gli edifici che andrebbero ristrutturati: oltre il 61% ha più di 40 anni e presenta un elevato consumo energetico che va dal 40 al 45%. Altri dati significativi: le abitazioni che hanno bisogno di un restyling sono il 55,4% di quelle presenti sul territorio nazionale e diventeranno 65,7 in 10 anni. Il 70% degli edifici sono stati realizzati prima del 1976, quando è stata introdotta la legge sull’efficienza energetica, mentre il 25% non è mai stato sottoposto ad alcuna riqualificazione. Con un intervento pesante, il risparmio energetico di un immobile può andare dal 30 all’80%. Non sempre, però, occorre intervenire in modo radicale: a volte, con leggeri miglioramenti, continui e graduali nel tempo, si può arrivare ad un risparmio del 10-20%. Complessivamente, i due miliardi di metri quadrati del patrimonio edilizio italiano che necessitano di riqualificazione energetica potrebbero generare 500 miliardi di euro per il settore dell’edilizia.

Un impulso alla crescita di questo mercato viene anche dall’Unione Europea: sul piatto ci sono i 7 miliardi di euro stanziati dai fondi strutturali europei 2014-2020 per l’efficienza energetica. Ci sono poi le normative legate al contenimento dei consumi, come la direttiva 2012/27 che il nostro Paese ha di recente recepito, introducendo l’obbligo a riqualificare energeticamente, ogni anno, almeno il 3% della superficie degli edifici pubblici.

Lo scorso giugno, l’Italia ha presentato il Piano d’azione per l’efficienza energetica 2014, il programma di interventi di riqualificazione degli edifici pubblici e privati con il quale si intende raggiungere l’obiettivo di tagliare del 20% i consumi di energia primaria entro il 2020. Sul territorio sono stati individuati circa 13,6 milioni di fabbricati (per l’87% residenziali), di cui 700mila non utilizzati. Per il residenziale, si stimano investimenti per un totale di 24,1 miliardi di euro l’anno che potrebbero generare, entro il 2020, risparmi energetici totali da un minimo di 4.907 GWh/anno a un massimo di 16.898 GWh/anno. Il patrimonio edilizio pubblico è uno dei settori nei quali la riqualificazione energetica potrebbe dare più vantaggi, visto che gli edifici della PA valgono più dell’8% dei consumi energetici dello Stato. Si calcola che si possa tagliare, con interventi leggeri, almeno un 20% della bolletta che vale in media 6 miliardi di euro l’anno (1,2 miliardi di risparmio). Con interventi più strutturali, la riduzione arriva al 30-35% Agire su questo stock non è però semplice, specie nel contesto attuale in cui gli enti locali devono fare i conti con risorse sempre più scarse. Per questo motivo, si stanno studiando nuove soluzioni, promuovendo partnership con privati capaci di muovere investimenti che richiedono un impegno minimo di fondi pubblici. Un’idea è la partecipazione di investitori esterni che mettono il capitale e vengono poi ripagati con una parte del risparmio generato dall’immobile stesso. […]