Un gruppo di Ministri dei Paesi economicamente più importanti d’Europa sottoscrive un Documento in cui si chiede di passare immediatamente ad una economia decarbonizzata per ridurre le emissioni di gas climalteranti, ma non indica con quali target specifici raggiungere tale traguardo.

Green Growth Group Joint Pamphlet

Con un Comunicato stampa apparso il 29 ottobre 2013 sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si informa che il Ministro Andrea Orlando ha sottoscritto, assieme ad altri 12 colleghi europei un “Manifesto” incentrato su 3 priorità: concordare un pacchetto  ambizioso di politiche per energia e clima per il 2030; riformare il mercato europeo delle emissioni (ETS); assicurare che l' UE sia in grado di offrire un target importante di riduzione di CO2 sul tavolo dei negoziati ONU sul clima del 2014.

Del Gruppo (GGG) che ha lanciato il pamphlet “Going for Green Growth. The case for ambitious and immediate EU low carbon action”, oltre a quello dell’Italia, fanno parte i Ministri di Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Slovenia ed Estonia.

Parafrasando il sottotitolo del documento, il Ministro Orlando ha dichiarato che “Agire subito è il modo per evitare costi più grandi in futuro così da rendere più competitive le nostre economie e più sostenibile la nostra crescita. Servono obiettivi ambiziosi e regole nuove per il mercato delle emissioni. Questo è il senso della nostra azione comune".

L’occasione del lancio dell’iniziativa, concordata qualche giorno prima, è stato il Vertice europeo per la crescita verde al fine di concordare una visione per un’economia a basse emissioni di carbonio, che è avvenuto il 28 ottobre 2013, ma autore del Documento dovrebbe essere stato il Ministro dell’Energia e dei Cambiamenti Climatici della Gran Bretagna Edward Davey, atteso che risulta essere il primo firmatario e per leggere il testo si deve ricorrere al sito del Governo britannico.
"Quando l'UE sta negoziando con super potenze economiche come gli Stati Uniti e la Cina, se ci comportassimo come un unico interlocutore potremmo essere più influenti - ha affermato Davey - Ma c'è una piccola minoranza di nazioni europee che tiene ancora la testa sotto la sabbia".

Che il riferimento fosse ai Paesi dell’Est europeo in generale, alla Polonia in particolare, non è un mistero, dal momento che manca la sottoscrizione al Documento di quasi tutti ministri di quella area regionale  e c’è da osservare, inoltre, che la Polonia aveva già posto il veto sugli obiettivi energetici e climatici l’anno scorso in occasione di due proposte della Commissione UE a tabelle di marcia al 2030 e al 2050 e bloccato un mandato negoziale dell’Unione europea per la Conferenza di Doha nel 2012. Curiosamente, sarà proprio la Polonia ad ospitare la settimana prossima a Varsavia la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici (11-22 novembre 2013).

In verità, in base al Trattato dell’Unione europea tali veti in seno al Consiglio UE non sussistono, poiché basta la maggioranza qualificata, tuttavia è invalsa questa prassi di cercare il più ampio consenso su grandi temi.
Né, peraltro, si può individuare solo nella Polonia il capro espiatorio per la mancata leadership europea sulla questione del global warming, visto che qualche settimana fa la Germania è riuscita a bloccare il negoziato faticosamente raggiunto con il Parlamento europeo sul limite di 95 gr/km di CO2 delle auto entro il 2020, facendolo spostare al 2024, nonostante ci fosse una maggioranza qualificata per mantenerlo entro tale data.
Non è casuale che il Commissario UE di Azione per il Clima, Connie Hedegaard, dopo aver ribadito che su tali questioni non si possono assumere decisioni a colpi di maggioranza, ha dichiarato di far affidamento sul ruolo delle imprese e degli investitori nell’intraprendere un’economia a basse emissioni di carbonio, osservando che “gli Stati membri più verdi, sono anche quelli che hanno le economie più solide, a dimostrazione che non c’è contraddizione tra l’essere verdi e far crescere l’economia”.

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Nuovi potenziali e stabilizzati posti di lavoro in un’Europa decarbonizzata in 3 settori a basse emissioni (European Commission, Exploiting the Employment Potential of Green Growth, 2012)

Probabilmente, proprio la preoccupazione di conseguire un largo consenso al documento, ha fatto sì che lo stesso sia ricco di buone intenzioni, ma privo di obiettivi specifici.
Così nelle 10 Asserzioni politiche chiave (key policy statements) che fanno da preambolo al Documento e a cui rinviamo per analisi più approfondite, si sottolinea la necessità di decarbonizzare l’economia europea in tempi rapidi per cogliere i vantaggi che ne derivano, di contro ai costi spropositati che si subiranno, allungando i tempi dei necessari interventi, ma non ci sono indicazioni su come si pensa di raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni.

Prendiamo atto, comunque, che Christiana Figueres, Segretario esecutivo UNFCCC, ha salutato con favore l'iniziativa, dicendo che “Questo è il tipo di leadership di cui abbiamo bisogno per dare al mondo la nostra migliore chance di vincere la sfida climatica”, e altrettanto disponibili a fare la loro parte si sono dichiarati gli imprenditori che fanno parte del Corporate Leaders Group EU: “Come imprenditori sappiamo che il successo nel raggiungimento degli obiettivi 2030 arriverà solo se riusciremo a porre l’accento sui benefici economici della decarbonizzazione sostenuta da politiche ambiziose stabili a lungo termine”.