Nessuna decisione è stata presa in seno al Comitato di esperti dei 28 Stati membri a Bruxelles in occasione del voto a inizio giugno sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato, l’erbicida potenzialmente cancerogeno utilizzato nella stragrande maggioranza delle colture del Pianeta. Non è stata raggiunta la maggioranza necessaria e gli esperti hanno “deciso di non decidere”, con l’obiettivo di passare la responsabilità alla Commissione Europea.

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Il voto europeo sul glifosato in programma per i primi giorni di giugno è stato cancellato. La Commissione Europea ha scelto di rinviare ogni decisione sul rinnovo dell’autorizzazione al suo utilizzo in UE.
Sembrava che i 28 Stati riuniti a Bruxelles appoggiassero la volontà della Commissione di rinnovare l’autorizzazione per il glifosato fino al 2031, negli interessi delle multinazionali; invece non è stata raggiunta la maggioranza necessaria. Pesi massimi come Italia, Francia e Germania, insieme ad Austria, Grecia, Portogallo e Lussemburgo si sono astenuti. Malta è stato l’unico Paese a votare contro, mentre gli altri 20 Paesi hanno votato a favore, totalizzando un magro 52,91% dei voti, insufficiente a dare il “disco verde”. Gli esperti hanno quindi “deciso di non decidere”, come fatto decine di altre volte per l’import degli organismi geneticamente modificati, con l’obiettivo di passare la palla alla Commissione Europea.
L’Italia aveva già espresso in precedenza, tramite i ministri MaurizioMartina e BeatriceLorenzin, il proprio parere contrario, insieme a Francia e Olanda, rendendo note le proprie preoccupazioni sul legame tra glifosato e cancro (l’OMS lo ha inserito tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo, l’Ispra all’inizio di maggio aveva pubblicato i dati sulla contaminazione di laghi e fiumi italiani, l’EFSA al contrario ha smentito la sua pericolosità).
Ne abbiamo già parlato più volte nel nostro sito: il glifosato è il principio attivo di base per la produzione degli erbicidi in vendita nella stragrande maggioranza delle colture del Pianeta (il più diffuso è l’americano Roundup di Monsanto). Gli erbicidi a base di glifosato non vengono impiegati solo in agricoltura ma anche per la manutenzione dei parchi, per la pulizia delle strade e nell’hobbistica. Di recente ne sono state trovate tracce nelle birre tedesche e persino nei salvaslip ecologici.
Rinnovare l’autorizzazione del glifosato significa permettere che gli erbicidi che lo contengono vengano utilizzati in Italia e in Europa per altri 15 anni. Secondo Greenpeace, il glifosato non può e non deve essere utilizzato prima che l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) renda nota la propria valutazione su questo prodotto. A tal proposito, ha reso disponibile online il suo rapporto dal titolo “Tossico come un pesticida” che fa chiarezza sulle sostanze chimiche potenzialmente pericolose per l’uomo e per l’ambiente utilizzate in agricoltura e non solo.
Dal canto loro, gli agricoltori europei, rappresentati dal Copa-Cogeca, si dicono invece delusi dall’assenza di progressi e preoccupati delle conseguenze per il settore.
Ricordiamo che l’impasse europeo sul glifosato, che ha portato alla mancanza di una maggioranza qualificata e all’ennesimo rinvio di voto, è anche il risultato della mobilitazione dei cittadini europei uniti nella coalizione StopGlifosato. In oltre due milioni, infatti, hanno sottoscritto la Petizione di Avaaz contro il rinnovo, di cui 153.000 solo in Italia. “La decisione rinviata per l’ennesima volta indica la difficoltà a trovare una soluzione condivisa al problema del rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato - ha dichiarato la portavoce della coalizione Maria Grazia Mammuccini - La posizione dei ministri italiani dell’Agricoltura e dell’Ambiente ha consentito di mantenere saldo l’atteggiamento dell’Italia. Ci auguriamo che questa decisione, se non una ancora più coraggiosa, rimanga inalterata fino in fondo”.
Adesso spetta all’ECHA valutare l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente del glifosato in modo che l’Unione Europea possa giungere ad una propria classificazione ufficiale entro la fine del 2017. Comunque, secondo la procedura, l’esecutivo dell’UE può anche ricorrere ad un comitato d’appello chiedendo una nuova votazione e, in caso di un ulteriore stallo, dare autonomamente “luce verde” alla sua proposta. Il punto è che questa non appare più una soluzione scontata. Se l’esecutivo UE deciderà di non rinnovare il permesso per altri 18 mesi, gli Stati membri avranno un massimo di 6 mesi per esaurire le scorte ancora in vendita e un massimo di 18 mesi, in totale, per fare uso di quelle già acquistate. L’unica cosa certa è che l’autorizzazione europea all’erbicida più impiegato al mondo scade alla fine di giugno.