I continui "no" della Commissione UE a dar seguito a proposte legislative sulle questioni sollevate dalle iniziative dei cittadini europei, nonostante la raccolta di firme necessarie, rischia di suscitare seri dubbi sul ruolo di "democrazia partecipativa" dello strumento così com'è formulato nel relativo Regolamento.

La Commissione UE ha comunicato che la registrazione dell'iniziativa dei cittadini europei (ECI) "Ban Glyphosate" "per proporre agli Stati membri la messa al bando del glifosato e di fissare degli obiettivi vincolanti in tutta l'UE per la riduzione di utilizzo dei fitosanitari", avrà luogo oggi (25 gennaio 2017).

Si tratta di un altro capitolo della vicenda "Glifosato", principio attivo del diserbante più venduto al mondo e che da anni è oggetto di un intenso dibattito in Europa.

Classificato come "probabilmente cancerogeno" da parte dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), una branchia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il glifosato è stato tuttavia autorizzato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che è stata duramente criticata in merito perché avrebbe utilizzato per assumere tale decisione studi compiuti dalle grandi industrie agro-chimiche.
Alla scadenza dell'autorizzazione, nel 2016 si doveva decidere se rinnovarla per altri 15 anni, come propendeva la Commissione UE, o rescinderla, come sembrava fossero orientati alcuni grandi Paesi, come Francia e Italia, anche per le pressioni conseguenti la mobilitazione
dei cittadini europei che avevano appoggiato con milioni di firme la messa al bando del glifosato.
Nel giugno 2016, però, al momento del voto solo Malta si è espressa contraria al rinnovo, mentre Italia, Francia e Germania, insieme ad Austria, Grecia, Portogallo e Lussemburgo si sono astenuti. Pertanto lo schieramento del "sì" otteneva solo il 52,91% dei voti, percentuale insufficiente a dare il "disco verde". Così, come accaduto in occasione degli organismi geneticamente modificati (OGM), i Paesi membri ripassavano la palla alla Commissione UE, la quale concedeva un rinnovo di 18 mesi, in attesa che l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) fornisca entro il 2017 un Rapporto di valutazione del rischio posto dall'uso della sostanza.

In questo quadro si inserisce ora la decisione di registrazione dell'ECI che, tuttavia, attiene solo all'ammissibilità legale dell'iniziativa che, secondo il Regolamento (UE) n. 211/2011 e successive modifiche, non deve essere in contrasto con le competenze della Commissione UE di proposta legislativa e non deve essere manifestamente contraria ai valori dell'Unione.
Ora i sostenitori dell'iniziativa dovranno raccogliere un milione di firme in un anno da almeno 7 Stati membri, mentre la Commissione avrà 3 mesi di tempo per decidere se dare seguito alla proposta o, in caso contrario, dovrà necessariamente motivare la sua decisione.

Più che di un dibattito di "post-verità" di cui parla il Direttore esecutivo dell'EFSA, Bernhard Url, ci sembra che la questione più rilevante attenga ad aspetti di "democrazia partecipativa".
Dal suo lancio nel 2012, sono state avviate più di 40 iniziative: a 20 è stata rifiutata la registrazione per motivi tecnici, come è il caso di
"Stop al TTIP, nonostante avesse ricevuto oltre 3 milioni di firme; 13 sono state ritirate dai loro promotori e altre 6 sono attualmente alla fase di raccolta delle firme. Solo 3 hanno superato lo sbarramento della raccolta di un milione di firme: quella sul Diritto all'acqua (Right2Water) che proponeva una normativa UE che sancisse il diritto umano universale all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari; quella che chiedeva l'abolizione dei finanziamenti per le attività che implicano la distruzione di embrioni umani (One of Us); e quella che tendeva ad istituire un quadro legislativo finalizzato a eliminare la sperimentazione animale nell'UE (Stop Vivisection).
Nessuna di queste ha prodotto, tuttavia, una proposta legislativa perché la Commissione UE ha fornito risposte sul piano giuridico e politico per non dare seguito alle tre iniziative.Questa situazione sta suscitando malumori, perché questi continui "no" della Commissione UE alimenterebbero l'euroscetticismo, oltre il senso di frustrazione delle organizzazioni promotrici che nonostante abbiano sostenuto costi non indifferenti per intraprendere l'iter dell'ECI, non sono riuscite a conseguire l'obiettivo prefissato. Anche in seno al Parlamento europeo si sono sollevate delle perplessità, talché era stata approvata una risoluzione che chiedeva, fra l'altro, una revisione del regolamento nell'ottica di semplificare i requisiti in materia di dati personali e sostenere finanziariamente l'organizzazione di ICE. In tale risoluzione, il Parlamento segnalava altresì la necessità di potenziare la consulenza e il sostegno da prestare agli organizzatori per quanto concerne la registrazione delle proposte, come pure le misure per migliorare gli attuali strumenti di raccolta online.

La Commissione UE rispondeva alla richiesta in modo inequivocabile che era "troppo presto per lanciare una revisione legislativa del Parlamento" .