L'ultimo Rapporto del Gruppo Internazionale Risorse presso l'UNEP avverte che senza una gestione prudente e un uso limitato delle risorse naturali, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi che la comunità globale si appresta ad adottare dopo quelli di Sviluppo del Millennio, dato che molti obiettivi sono intrinsecamente legati al conseguimento di una maggiore efficienza delle risorse, al ripristino degli ecosistemi e alla conservazione delle risorse.
Sollecitazione ai politici per un approccio all' "economia circolare" e all'introduzione di misure per ridurre la domanda, incidendo sui modelli di consumo.

policy coherence sustainable development goals

Mentre la comunità globale si prepara ad adottare i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), l'International Resource Panel (IRP), gruppo paritetico di 30 esperti e scienziati di fama internazionale e 30 Governi nazionali ospitato presso il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), avverte che questi non saranno in grado di assolvere pienamente allo scopo prefissato di porre fine alla povertà estrema entro il 2030 se le misure per una gestione prudente delle risorse naturali non diventino parte integrante delle politiche.

Istituito nel 2007, come un organismo scientifico che fornisce valutazioni indipendenti ai Governi e a tutte le altre parti interessate per l'uso efficiente ed efficace delle risorse naturali lungo tutto il loro ciclo di vita, l'IRP pubblica rapporti che vengono utilizzati e richiamati da organizzazioni internazionali, governi nazionali, organismi di ricerca, mondo accademico, dell'industria e della società civile, per discutere e pianificare le nuove politiche che tengano in considerazione il consumo delle risorse e una produzione efficiente e sostenibile.

Con una popolazione mondiale che al 2050 supererà i 9 miliardi di individui e che nei prossimi 20 anni altri 3 miliardi di persone entreranno a far parte del cosiddetto ceto medio, in aggiunta agli attuali 1,8 miliardi, secondo il Rapporto "Policy Coherence of the Sustainable Development Goals: A Natural Resource Perspective" pubblicato dall'IRP il 6 luglio 2015, tali cambiamenti metteranno sotto pressione come non mai le risorse naturali mondiali.

Dagli studi condotti è stato dimostrato che nel corso del XX secolo l’estrazione globale annua di materiali è aumentata di un fattore 8, passando dai 7 miliardi di tonnellate di risorse estratte del 1900 ai 68 miliardi di tonnellate del 2009. Se gli attuali trend venissero confermati al 2050 si potrebbe arrivare ad estrarre 140 miliardi di materie prime, il triplo del 2000.

Per effetto del declino dei grandi giacimenti di minerali, a seconda della materia prima, per estrarre la stessa quantità di minerali di un secolo fa, deve essere movimentato il triplo di materiali, con conseguenti fortissimi impatti su suoli, acque sotterranee e uso di energia.

Al contempo, sono aumentate anche le pressioni sulle risorse biotiche, con il degrado del 20% delle terre coltivate, del 30% delle foreste mondiali e del 10% dei pascoli, ad un tasso che supera di gran lunga la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi.
Il loro deterioramento rischia anche di peggiorare a seguito dei cambiamenti climatici, contribuire alla scarsità d'acqua e aggravare la fame nel mondo, determinando la perdita al 2050 del 25% della produzione globale di cibo, mentre continuiamo a sprecare un terzo del cibo che produciamo ogni anno.

"La sfida principale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sarà quello di sollevare un ulteriore miliardo di persone dalla povertà assoluta e di affrontare le disuguaglianze, pur rispondendo alle esigenze di risorse, in termini di energia, terra, acqua, cibo e la fornitura di materie prime per 8 miliardi di individui, stimati al 2030 - ha dichiarato alla presentazione del Rapporto, il Direttore esecutivo dell'UNEP, Achim Steiner - Il conseguimento degli Obiettivi, sia nei termini che nello spirito, richiederà cambiamenti fondamentali nel modo con cui l'umanità vede l'ambiente naturale in relazione allo sviluppo umano. Affinché gli Obiettivi abbiano il massimo impatto devono essere attuati in modo coerente, per tutti gli obiettivi. Ci sono importanti opportunità di sinergie tra gli obiettivi, per garantire che il progresso verso un unico obiettivo rafforzi il compimento di altri".

Il rapporto spiega che tutti i 17 obiettivi proposti determineranno una competizione per le risorse, mentre i progressi per 12 di loro sono direttamente correlati all’uso sostenibile delle risorse, compresi suoli, cibo, acqua, energia e materie. Così l'IRP esamina le interconnessioni, le sinergie e i compromessi tra gli Obiettivi legati alle risorse naturali che i decisori devono prendere in considerazione nella formulazione delle politiche per la loro attuazione. Se gli Obiettivi in materia di energia, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici saranno oggetto di politiche settoriali, ci saranno possibili compromessi tra sistemi alimentari,  biodiversità,  mitigazione del clima, inquinamento dei nutrienti e uso di acqua dolce. Quindi gli Obiettivi devono essere portati avanti insieme, come un pacchetto integrato, coordinato, avendo comprensione dei diversi obiettivi e delle risorse che richiedono, gestendo allo stesso tempo sinergie e compromessi. 
Qualora le politiche saranno integrate con misure di consumo e di produzione sostenibili e realizzate all’interno di un sistema di tutele ambientali e sociali, la realizzazione combinata degli obiettivi sarà più realistica.

"Per raggiungere il progresso sociale ed economico previsto in alcuni Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sarà necessario investire simultaneamente nel capitale naturale previsto negli altri - ha sottolineato il co-Presidente IRP e ex-Commisario UE all'Ambiente, Janez Potočnik - Esercitare un'azione sul primo e ritardarla per l'ultimo non funzionerà. Ciò implica una trasformazione radicale nel modo in cui i politici assegnano la priorità alle tematiche relative all'uso delle risorse naturali e all'ambiente".

I progressi verso gli Obiettivi riguardanti la sicurezza alimentare, la produzione di energia, l’acqua e i servizi igienico-sanitari, dipendono tutti da sistemi terrestri soggetti a strategie di conservazione per salvaguardare biodiversità e servizi ecosistemici.

Il Rapporto esorta, inoltre, i politici a introdurre pratiche basate su un approccio all' "economia circolare", in cui il riutilizzo, il riciclaggio e la rigenerazione di prodotti e di altri materiali di scarto, "disaccoppia" l'uso delle risorse naturali dal progresso economico. I cambiamenti nei sistemi di produzione che affrontano le inefficienze strutturali, la produttività delle risorse e le strategie di conservazione delle risorse ridurranno le pressioni sulla terra, acqua ed energia per raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare, di accesso all'energia, di sicurezza idrica e della resilienza climatica, solo in misura limitata, per cui bisogna che siano introdotte misure politiche che affrontino il lato della domanda, come ad esempio i modelli di consumo.