Gli impegni per il clima (INDC): non sono ancora “equi” e “adeguati”

Gli impegni per il clima (INDC): non sono ancora “equi” e “adeguati”

Il Report di Climate Action Tracker che ha messo a punto una nuova metodologia per valutare se gli impegni segnalati all’UNFCCC dai vari Governi siano equi e compatibili con l’obiettivo di mantenere entro i +2 °C alla fine del secolo il riscaldamento globale conferma che non siamo nella giusta traiettoria.

carbon tracker

In un precedente post ci siamo occupati delle opportunità derivanti per le economie di UE, USA e Cina, se questi Paesi rispettassero gli impegni assunti con l’UNFCCC tramite i propri contributi nazionali (Intended Nationally Determineted Contributions) annunciati per la stabilizzazione delle concentrazioni di gas serra in atmosfera, secondo quanto concordato tra le Parti l’anno scorso nella Conferenza di Lima (COP19) e in vista della Conferenza di Parigi che dovrebbe adottare il testo del nuovo Accordo che entrerà in vigore nel 2020 per mantenere entro i +2 °C l’aumento delle temperatura globale entro la fine del secolo.
Secondo lo Studio compiuto dall’Istituto tedesco per le politiche climatiche e la Sostenibilità globale (NewClimate Institute), qualora quegli impegni si concretizzassero si produrrebbe oltre un milione di nuovi posti di lavoro aggiuntivi, si eviterebbero 100.000 morti premature all’anno e si risparmierebbero molti miliardi di dollari (soprattutto nell’UE) per le evitate importazioni di combustibili fossili.

Ora, Climate Action Tracker (CAT) sito costituito da 4 autorevoli Istituti scientifici (oltre allo stesso NewClimate Institute, PIK, Climate Analytics ed Ecofys) che monitora gli sforzi dei principali 30 Paesi emittitori di gas ad effetto serra e fornisce le previsioni sul riscaldamento globale  (tra l’altro redige per l’UNEP l’annuale Emissions Gap Report ha sviluppato una metodologia più completa che permette di valutare al contempo sia l’ “equità” che la “compatibilità” degli INDCs con l’obiettivo del +2 °C.
Gli scienziati del CAT hanno impiegato mesi per definire quanto sia equa l’azione dei singoli Governi e quanto sia nella giusta traiettoria con l’obiettivo concordato, sulla base dei risultati di una vasta letteratura scientifica raccolta nell’ultimo Report dell’IPCC (AR5).
Valutare l’equità di azione per il clima è particolarmente importante perché potrebbe condizionare gli sforzi comparabili di altri Governi - ha dichiarato Niklas Höhne, di NewClimate Institute - Ognuno di noi ha un modo diverso per definire cosa è uno ‘sforzo equo’ sui cambiamenti climatici. Alcuni ritengono giusto che coloro che hanno dato un contributo maggiore al problema o hanno una capacità maggiore di agire, dovrebbero fare di più. Ma anche se ci fosse un accordo, quanto potrebbero fare di più?”.

Il nuovo metodo elaborato si basa su un range di differenti approcci:
- Responsability ovvero sulla riduzione delle emissioni in relazione al livello di emissioni storiche del Paese;
- Capability ovvero sulla riduzione delle emissioni in relazione alla possibilità economica del Paese, misurata per lo più sul PIL/pro capite o sull’Indice di Sviluppo Umano (HDI);
- Equality ovvero sulla convergenza, o raggiungimento immediato, dello stesso livello di emissioni pro capite per tutti i Paesi;
- Equal cumulative per capita emissions ovvero sulla necessità che le emissioni cumulative pro capite si riducano raggiungendo lo stesso livello nel corso del secolo;
- Responsability/capability/need ovvero la base indicata da molti studi per la distribuzione delle reduzioni delle emissioni;
- Capability/cost ovvero la base utilizzata da molti studi per indicare parità di costi o perdita di benessere;
- Staged ovvero le fasi entro le quali i Paesi hanno deciso di differenziare i propri impegni.

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Noi non decidiamo quel che è equo - si legge nel report “Are governments doing their ‘fair share’? - New method assesses climate actionma assumiamo interamente le stime della letteratura. Se risulta che la proposta del Governo sulle emissioni si colloca al di sotto del range noi la classifichiamoinadeguata” (ndr: in rosso nello schema di cui sopra): non in linea con il percorso del +2 °C e al di sotto di quel che in qualsiasi interpretazione è ‘equa’”.
Di contro, un esempio da seguire “role model” (in verde scuro) è quando la proposta va ben al di là di quel che sarebbe “equo”.
Tra i due estremi ci sono le valutazioni di “medium” (in giallo), se le proposte di Governo fossero meno ambiziose del range necessario per raggiungere l’obiettivo, e “sufficient” (in verde chiaro) quando la proposta è al di sotto della metà del range necessario per essere considerata “equa”.

Il CAT ha applicato questo modello per quattro INDCs presentati alla Segreteria dell'UNFCCC entro la prima scadenza del 31 marzo 2015: UE, Svizzera, Messico e Norvegia e tutti i loro impegni sono rientrati nella categoria “medium”, questo vuol dire che i loro impegni non sono compatibili con il mantenimento del riscaldamento al di sotto di 2 ° C, a meno che molti altri Paesi non facciano di più di quel che è una “equa” quota.
Ricordiamo che:
- l’UE ha presentato l’impegno a far sì che la sua economia raggiunga l’obiettivo di ridurre al 2030 del 40% le emissioni di gas serra rispetto al 1990;
- la Svizzera ha posto l’obiettivo di ridurle del 50% e del 35% entro il 2025;
- la Norvegia ha fissato l’obiettivo vincolante di ridurle del 40% entro il 2030;
- il Messico ha indicato un obiettivo incondizionato di ridurle del 22% entro il 2030, iniziando al 2026, ma si è dichiarato disponibile all’obiettivo del 36%, qualora si raggiunga un Accordo ambizioso, comprese le emissioni di black carbon.

Al momento della redazione del Rapporto, non erano ancora formalizzati gli impegni degli USA, ma sulla base degli annunci, poi confermati della riduzione del 26-28% al 2025 rispetto al 2005, il CAT ha valutato “medium” anche questa proposta, come peraltro quella della Cina che ha annunciato di raggiungere il picco delle sue emissioni al più tardi nel 2030 e di aumentare entro tale data la quota di rinnovabili al 20% della produzione primaria di energia.
La proposta della Federazione Russa che aveva annunciato di voler far un uso massiccio delle foreste per compensare le sue emissioni è stata giudicata “inadeguata” dal CAT, in quanto comporterebbe solo una riduzione al 2030 del 6-11% rispetto al 1990.

Nonostante ci siano stati alcuni progressi nelle proposte dei Governi, con il passaggio di alcuni Paesi da ‘inadeguati’ a ‘medi’, le proposte sono ben lungi dall’essere compatibili con l’obiettivo di +2 °C - ha affermato Bill Hare di Climate Analytics - Ci auguriamo che i nostri sforzi per una valutazione condivisa aiutino i Governi, i media e gli osservatori a comprendere le offerte fatte nel periodo che precede l'adozione anticipata dell’accordo di Parigi nel mese di dicembre, in termini equità e compatibilità per rimanere al di sotto dei 2 °C. Ci sono molte interpretazioni fatte dai Governi su ciò che è equo e quel che è adeguato, ora c'è una valutazione obiettiva indipendente che fornirà tali informazioni”.

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