Una relazione rilasciata dal Grantham Research Institute e dal Global Green Growth Institute sostiene la necessità di concordare statisticamente i “green jobs” e di valutare la loro incidenza sui mercati del lavoro in termini macroeconomici, inclusi la produttività e i costi, spesso trascurati.

green jobs

A causa della mancanza  di dati e scarsità di metodologie, i Governi non sono in grado di valutare se le politiche “verdi” siano in grado o meno di creare posti di lavoro.

È questo il messaggio principale contenuto nel Policy briefLooking for green jobs: the impact of green growth on employment”, pubblicato da Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment presso la London School of Economics and Political Science, presieduto da Sir Nicolas Stern, autore del famoso Rapporto sui cambiamenti climatici (2006) divenuto il testo di riferimento per policy maker e ong ambientaliste, e da Global Green Growth Institute, Organizzazione intergovernativa con sede a Seul, fondata per sostenere e promuovere un nuovo modello di crescita economica, più efficiente e sostenibile nell'uso delle risorse naturali, meno intensiva di carbonio, socialmente inclusiva e più resiliente ai cambiamenti climatici.

Il Rapporto è stato pubblicato alla vigilia della Conferenza “Green and Decent Jobs” che si è tenuta nella sede dell’ONU a New York il 1° aprile 2015, organizzata dalle 5 Agenzie delle Nazioni Unite (ILO, UNDP, UNEP, UNIDO e UNITAR) che hanno dato vita a “Partnership for Action on Green Economy” (PAGE) con l’obiettivo di supportare i Paesi nella transizione verso una economia low carbon e la creazione di posti di lavoro “verdi e dignitosi”.
Secondo gli autori, Alex Bowen e Karlygash Kuralbayeva, “Ci sono molte affermazioni e contestazioni sul fatto che la “crescita verde” sia in grado o meno di dar vita a nuovi posti di lavoro, ma valutare appieno le conseguenze delle politiche ambientali per l'occupazione costituisce una sfida importante e, allo stato attuale, non è possibile per i responsabili politici controllare la rispondenza di teorie contrastanti circa la qualità e la quantità dei posti di lavoro ‘verdi’ che siano già stati creati o possano essere creati in futuro”.

Nella relazione si mette in evidenza le diverse modalità utilizzate per valutare i lavori verdi, tra cui l’approccio che si concentra sulla categorizzazione dei lavori esistenti che aiutano a fornire servizi ambientali e di gestione delle risorse. 
Un altro approccio consiste nel calcolare i posti di lavoro creati e cancellati direttamente quando le imprese adottano le tecnologie a basse emissioni di carbonio e riducono l’intensità del carbonio, a prescindere dalla potenza installata. Tale approccio, sottolineano gli autori, è utile anche per valutare la portata del cambiamento strutturale richiesto dalla transizione ad una “crescita verde”.

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Ci sono prove inconfutabili che i posti di lavoro “verdi” sono in crescita, rispetto a tutte le altre occupazioni nel loro complesso, ma il livello è ancora basso, anche se con le misure di mitigazione dei cambiamenti climatici  si dovrebbe rafforzare in tutto il mondo.
È importante che le Agenzie nazionali di statistica abbiano una migliore comprensione di ciò che sta accadendo nel mondo del lavoro (e nel PIL) in questi settori, in modo da poter avvisare i decisori sull’ampiezza del cambiamento strutturale che tali politiche stanno producendo.

In generale, i responsabili delle politiche dovrebbero essere meglio informati di come le politiche verdi interessino il mercato del lavoro, anche indirettamente attraverso le catene di rifornimento  e i cambiamenti della domanda complessiva.
Le conseguenze delle politiche verdi sul mercato del lavoro attraverso i canali macroeconomici, quali i cambiamenti sulla produttività e sui costi del lavoro, sono spesso trascurati”.

Sulla base delle analisi compiute, gli autori indicano quel che si dovrebbe fare:
- aumentare gli sforzi internazionali per stabilire norme statistiche comuni su come quantificare i posti di lavoro verdi esistenti, basandosi sulle strutture previste dal Sistema delle Nazioni Unite per la gestione integrata di contabilità economico-ambientale e sulle raccomandazioni per la classificazione dei posti di lavoro della Conferenza internazionale di statistiche del lavoro (ICLS);
- ridare slancio alla compilazione delle statistiche nazionali dei posti di lavoro verdi nei Paesi in cui si è allentato, come negli USA e in Gran Bretagna;
- valutare le modalità con cui le Agenzie internazionali, come Eurostat e OCSE, e i Paesi che già svolgono con regolarità tale compito, possono aiutare i Paesi in via di sviluppo a migliorare le proprie statistiche sui posti di lavoro verdi;
- stimare periodicamente, con il miglioramento dei dati, il ritmo con cui la domanda di lavoratori nei servizi ambientali e di gestione delle risorse si sta evolvendo, confrontandolo con il normale livello di flusso e cambiamento nei mercati del lavoro;
- valutare il possibile impatto sul mercato del lavoro della crescita verde sull’intero quadro macro-economico, dal momento che le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e di crescita verde determineranno probabilmente un grande e non marginale cambiamento nel contesto delle politiche ambientali per le imprese e le famiglie;
- sviluppare strategie per far fronte alle perdite di posti di lavoro in settori penalizzati da politiche di crescita verde, ricordando di includere quei settori colpiti dall’aumento dei costi reali per essere ad alta intensità di carbonio,  come la produzione di energia elettrica, la metallurgia e l’industria del cemento.