Soddisfare le richieste europee per cibo, acqua, energia e abitazioni esercita pressioni elevate sull’ambiente e, indirettamente, sulla salute umana e il benessere. Per ridurre l’impatto dell'uso di risorse in Europa, una nuova valutazione dell’Agenzia Europea dell’Ambiente riflette sulla necessità di integrazione delle diverse politiche, nonché di una migliore pianificazione territoriale.

Environmental indicator report 2013

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha pubblicato il 20 novembre 2013 il Rapporto sugli indicatori ambientali 2013 (Environmental Indicator Report 2013) che esamina le implicazioni di una transizione verso una “green economy”, definita come un sistema economico che utilizza le risorse in modo più efficiente, migliora il benessere umano e mantiene sistemi naturali.

Scopo del Rapporto è sostenere l’attuazione del VII Programma di Azione Ambientale Environmental Action (7° PAA) che proprio nello stesso giorno, Consiglio UE e Parlamento europeo hanno firmato come Decisione, portando a conclusione il processo avviato esattamente un anno fa con la proposta della Commissione UE, dal titolo “Vivere bene, entro i limiti del nostro pianeta”, che guiderà l’azione politica dell’Unione in materia di ambiente e politica climatica per i prossimi 7 anni.

Secondo il Rapporto, gli europei dipendono dall'ambiente per molti aspetti del loro benessere materiale. Anche se le pressioni ambientali associate ai loro stili di vita sembrano essere in diminuzione, almeno entro i confini dell'Europa, tuttavia, osservato attraverso la lente dell’uso di risorse e del benessere, il consumo europeo è ancora insostenibile, in particolare nel contesto delle crescenti esigenze di risorse a livello globale. Le politiche da adottarsi dovrebbero essere maggiormente integrate per conciliare le concorrenti richieste sulla natura e massimizzare i benefici per la società.

Per mantenere un alto standard di vita in Europa, avremo bisogno di operare una transizione più sensibile verso un modello economico che soddisfi le nostre esigenze e abbia un costo ambientale molto più basso - ha affermato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell’Agenzia - Possiamo osservare  che l’ambiente europeo è attualmente sotto pressione in molti settori e limitati miglioramenti non saranno sufficienti a mettere l’Europa sulla strada di un’economia verde”.

Di seguito, riportiamo i punti principali messi in risalto dal Rapporto.

In Europa, le pressioni ambientali e lo sfruttamento delle risorse sembrano essere in diminuzione, in particolare per acqua ed energia, anche se esistono grandi differenze regionali. Lo sprawl urbano, le bioenergie e le produzioni alimentari competono tutti con le limitate risorse territoriali e mettono sotto pressione i sistemi della biodiversità e dell’acqua. L’esposizione umana a queste pressioni concomitanti sono distribuite in modo ineguale, con alcune aree e gruppi sociali che sono molto più colpiti di altri. La pianificazione del territorio, si dice nel Rapporto, svolge un ruolo chiave nell’affrontare queste pressioni in modo integrato.

Per quanto riguarda il cibo, la superficie agricola dell’UE è diminuita del 13% tra il 1961 e il 2011, ma al contempo vi è stata compensazione per mezzo di un aumento del 259% della produttività, ottenuta con metodi di razionalizzazione della produzione e con l’aumento di fertilizzanti e pesticidi. Anche se questa produzione intensiva permette all’UE di essere in gran parte autosufficiente per materie prime e prodotti come carne, latticini, cereali e bevande principali, tuttavia ha provocato una serie di problemi ambientali, tra cui l’eutrofizzazione, le emissioni di gas a effetto serra e l’inquinamento dell’aria e dell’acqua.

Ridurre queste pressioni richiederebbe la limitazione di immissioni chimiche esterne, riduzione di consumo d’acqua e di energia, di suolo e di produzione dei rifiuti. I sussidi del Politica Agricola Comune (PAC) e altre misure potrebbero incentivare meglio i metodi più ecologicamente sostenibili di produzione agricola.

L’estrazione di acqua è diminuita dal 1990, indicando una maggiore efficienza idrica. Tuttavia, in molte parti d’Europa l’acqua è sottoposta a forti pressioni, come a Cipro, in Belgio, in Italia, a Malta e in Spagna. L’inquinamento è un altro fattore di pressione sulle risorse idriche. Nonostante si sia conseguita una riduzione di alcuni inquinanti, meno della metà delle acque di superficie in Europa hanno un buono stato ecologico.

Sono anche emersi altri contaminanti idrici che destano preoccupazione per il benessere umano, quali le sostanze inquinanti che derivano da sostanze chimiche presenti nei prodotti farmaceutici, in cosmetici e altri prodotti, la cui natura nociva solo ora inizia a diventare evidente.

Il consumo energetico dell’UE è rimasto stabile negli ultimi due decenni, nonostante un aumento del 50% della produzione economica, ma nel mix energetico degli Stati membri sono tuttora determinanti i combustibili che vanno dal 96% di Cipro al 37% della Svezia. L'inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici associati all'uso di combustibili fossili sta a significare che essi sono la fonte energetica con i più alti impatti indiretti sulla salute e sul benessere.

Bruciare le biomasse per il riscaldamento domestico è un fenomeno che è aumentato del 56% tra il 1990 e il 2011, sollevando una serie di preoccupazioni per la salute. La mancanza di filtri sui bruciatori domestici vuol dire che le famiglie sono oggi la principale fonte di emissioni di particelle fini (PM) nella UE.

Per quanto riguarda le abitazioni, la diffusa espansione urbana e la diminuzione della composizione media della famiglia testimonia che l’efficienza delle abitazioni è in calo in Europa, sia in termini di territorio che di consumo di energia. Tra il 1990 e il 2006, le aree residenziali sono cresciute quasi quattro volte più velocemente della popolazione europea, contribuendo alla frammentazione degli habitat naturali.

Il report sottolinea le gravi lacune negli sforzi europei per soddisfare le esigenze di risorse. Per esempio, circa il 14% della popolazione dell'Unione europea non può permettersi di mantenere le loro case calde. Questo tasso arriva fino al 40% in alcuni Paesi.

La relazione si è basata su un set di 146 indicatori ambientali, che hanno valutato una vasta gamma di questioni ambientali. L’Agenzia, inoltre, ha anticipato che nei primi mesi del 2015 pubblicherà il suo Rapporto sullo Stato dell’Ambiente (SOER), una valutazione ambientale globale a livello europeo che viene pubblicato ogni cinque anni.