Gli ecosistemi dell’Adriatico stanno morendo

Gli ecosistemi dell’Adriatico stanno morendo

Il mare Adriatico soffre, minacciato dall’uomo. A lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’Università della Florida, che hanno letto la storia del nostro mare scritta nelle conchiglie dei molluschi vissuti nel delta del Po 125.000 anni fa, registrando negli ultimi 50 anni un importante calo di 7 delle 10 specie storicamente dominanti.

mare adriatico


Il mare Adriatico non ce la fa più e la colpa è dell’uomo. Gli ecosistemi del nostro mare hanno resistito ai cambiamenti climatici naturali per secoli, ma la presenza degli esseri umani, negli ultimi 50 anni, potrebbe aver rapidamente alterato questa biodiversità “storicamente stabile”.

La scoperta arriva da un nuovo studio pubblicato dai ricercatori dell’Università della Florida sulla rivista Proceedings of the Royal Society B (a cui hanno partecipato anche Alessandro Amorosi e Daniele Scarponi dell’Università di Bologna), che ha esaminato oltre 100.000 esemplari fossili di comunità di molluschi provenienti dagli strati geologici del bacino e della foce del Po relativi agli ultimi 125.000 anni.

Confrontando i molluschi di oggi con i fossili di ieri, gli studiosi hanno scoperto che, nonostante il clima e il livello del mare Adriatico si siano mantenuti più o meno costanti nel corso dei secoli, il recente intervento dell’uomo ha provocato cambiamenti radicali, in particolare un importante calo delle specie bentoniche (organismi acquatici, sia d’acqua dolce sia marini, che costituiscono la maggiore fonte di cibo per i pesci).

I reperti fossili suggeriscono che le attività umane possono alterare anche quelle degli ecosistemi che sono stati immuni da importanti cambiamenti naturali del nostro pianeta” ha affermato l’autore principale dello studio, Michal Kowalewski, della Thompson Chair of Invertebrate Paleontology - Museo di Storia Naturale dell’Università della Florida.

I molluschi o frutti di mare, infatti, sono dei buoni indicatori della salute dell’ecosistema marino, in quanto conservano bene le tracce dei cambiamenti climatici e tendono ad essere sensibili ai mutamenti ambientali causati dall’uomo. In particolare, attraverso i loro gusci si possono effettuare analisi isotopiche per la ricostruzione del clima del passato, come nel caso delle carote di ghiaccio (cioè la sezione semicircolare di ghiaccio ricavata tramite carotaggio dei ghiacciai o delle calotte polari).

Lo studio documenta la rapida evoluzione delle comunità marine dell’Adriatico, una delle zone industriali e agricole più sviluppate d’Europa. Questo habitat è noto ecologicamente e commercialmente per i suoi crostacei, così come per la sua industria del turismo. I ricercatori hanno seguito i cambiamenti nelle comunità di molluschi, esaminando una collezione di più di 100.000 esemplari fossili provenienti da carote geologiche prelevate nella regione.

Confrontando i dati con le indagini condotte negli ultimi quattro decenni del 20 secolo sugli ecosistemi marini, i fossili hanno mostrato che, 125 mila anni fa, il livello del mare e in generale il clima della regione adriatica erano simili ad oggi. Tuttavia, gli autori hanno trovato significativi cambiamenti degli ecosistemi nei secoli più recenti, tra cui un calo di 7 delle 10 specie di molluschi storicamente dominanti. “Potremmo essere testimoni di un cambiamento permanente - ha dichiarato Kowalewski - Questa riorganizzazione potrebbe avere conseguenze durature per la biodiversità regionale, compresa la salute generale dei più ampi ecosistemi marini dell’Adriatico. Tra l’altro, questi risultati sono molto simili a quelli ottenuti da studi precedenti sulla salute della barriera corallina dei Caraibi”.

I cambiamenti segnalati dai ricercatori dello studio sono allarmanti perché tengono conto di una sola area del Mediterraneo; c’è ragione di credere che anche altre zone siano state colpite ancora più profondamente dagli effetti dell’inquinamento, disturbo dell’habitat, mancanza di ossigeno e cambiamento climatico - ha concluso Steven Holland, paleontologo all’Università della Georgia e collaboratore dello studio - Per questo è importante avviare ricerche simili in altre regioni per avere un quadro più omogeneo della situazione”.

Cassa di risonanza della ricerca è stata la scoperta, da inizio gennaio a oggi, di oltre 80 carcasse di tartarughe marine Caretta Caretta. Una trentina sulle spiagge dell’Abruzzo, una quarantina nelle Marche, 4 in Molise e 5 in Emilia Romagna. “Dalle necroscopie effettuate è emerso che gli esemplari sono morti per annegamento, probabilmente impigliate nelle reti da pesca - ha spiegato Vincenzo Olivieri, presidente del Centro Studi Cetacei Italiano - E presto gli ecosistemi dell’Adriatico dovranno confrontarsi con un altro grave problema: un gran numero di trivelle per la ricerca petrolifera che la Croazia sta impiantando nel proprio tratto di mare”.

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