Gli animali più “smart” hanno il cervello più grande

Gli animali più “smart” hanno il cervello più grande

Il legame tra cervello grande e intelligenza di una specie non è una novità, ma finora ha rappresentato un’idea scientifica controversa dato che mancavano prove a supporto. Ora c’è un nuovo studio americano guidato dall’Università del Wyoming e del Michigan, e pubblicato sulla rivista PNAS, che sostiene questa teoria attraverso un grande esperimento ad hoc.

orsi polari

Si dice che chi ha un cervello “grande” in relazione alla propria massa corporea è molto più intelligente. E questo non vale solo per gli uomini. A quanto pare anche gli animali più grandi, o perlomeno quelli di una determinata “stazza”, con tale organo più sviluppato e più voluminoso, sono più “smart” e migliori “problem solver” di quelli con un cervello più piccolo se messo in relazione col resto del corpo.

Il nesso tra taglia del cervello e intelligenza di una specie animale è da sempre una questione molto dibattuta in ambito scientifico, e finora ha rappresentato un’idea controversa in mancanza di prove significative. Ora c’è uno studio americano che supporta questa teoria con un grande esperimento ad hoc, guidato dall’Università del Wyoming e del Michigan e descritto sulla rivista scientifica PNAS.

Alcuni ricercatori hanno viaggiato per 9 zoo americani e hanno messo 140 animali di 39 specie (mammiferi carnivori) davanti ad un medesimo “problema” per valutare le loro doti cognitive: recuperare il cibo preferito da una gabbia chiusa e con sbarre di metallo. Sono state coinvolte alcune tra le specie più note, come gli orsi polari, le tigri, i lupi, le iene, ma anche animali più rari come i binturong (o gatti orsini) e i leopardi delle nevi.

Per raggiungere le prelibatezze a disposizione bisognava essere capaci di attivare un meccanismo ben preciso di apertura della porta della gabbia. A ogni specie sono stati dati 30 minuti di tempo per tentare di arrivare al cibo e portarlo fuori: naturalmente ogni volta la gabbia veniva riempita con gli alimenti di cui l’animale che doveva sottoposi al test era più ghiotto, ad esempio bambù per i panda rossi o bistecche per i leopardi.

Al termine dell’esperimento, è risultato che hanno avuto più chance di riuscita le specie con un cervello dalle dimensioni più grandi - in relazione alla propria struttura corporea - rispetto agli animali col cervello più piccolo. “Complessivamente - ha spiegato Ben Dantzer dell’Università del Michigan, tra gli autori dello studio - il 35% degli animali (49 esemplari di 23 specie) è riuscito nel problem solving. I più bravi e veloci sono stati gli orsi, che hanno risolto il problema nel 70% delle volte. Il suricato e la mangusta sono stati invece i peggiori: nessun esemplare di queste specie è riuscito nell’intento”.

Per consolare tutti gli amanti degli animali più piccoli come i canarini o i pesci rossi, da sempre nostri compagni domestici, ricordiamo che anche Albert Einstein aveva un cervello perfettamente nella media, se guardiamo alle dimensioni, però era superconnesso e con numerosissime circonvoluzioni della materia grigia prefrontale, che rendono conto della sua straordinaria intelligenza e delle sue doti matematiche eccezionali. Chissà, magari, hanno le stesse qualità anche i nostri piccoli e adorati animali da compagnia, nonostante il cervello “minuscolo”.

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