Geologi contro il dissesto idrogeologico

Geologi contro il dissesto idrogeologico

Il Sindacato Nazionale dei Geologi e la Confprofessioni hanno costituito, sull’onda della struttura di missione #ItaliaSicura, una Commissione incaricata di redigere delle Linee guida per gli interventi di mitigazione dei rischi idrogeologici.

dissesto idrogeologico


Il Sindacato Nazionale dei Geologi (Singeop) e la Confederazione Italiana dei Liberi Professionisti (Confprofessioni), a cui Singeop aderisce, hanno costituito una Commissione incaricata di stendere le Linee Guida per la progettazione di interventi di mitigazione dei rischi idrogeologici.

Il dissesto idrogeologico è un’emergenza sociale - ha dichiarato Guglielmo Emanuele, Presidente di Singeop - Purtroppo oggi è ancora diffusa una logica perversa quanto pericolosa, quella del ‘speriamo che qui non accada’, una speranza che ha portato l’uomo a stabilire un rapporto impari e sbagliato con la Natura”.

L’iniziativa nasce sull’onda del progetto “#ItaliaSicura”, la struttura di missione del Governo, istituita nel luglio del 2014, contro il dissesto idrogeologico, per le infrastrutture idriche e l’edilizia scolastica e fa seguito ad un’altra importante collaborazione che si è instaurata tra il Singeop e Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG), il cui Presidente Gian Vito Graziano è il Coordinatore della “Commissione per la redazione di Linee Giuda per la progettazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico” per le quali si stanno raccogliendo ed analizzando i documenti raccolti e i suggerimenti arrivati.

Le considerazioni del Singeop sono state sintetizzate in 9 punti:
1. possibile peggioramento delle condizioni già esistenti di forte pressione sulle risorse idriche, con conseguente riduzione della qualità e della disponibilità di acqua, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole;

2. possibili alterazioni del regime idro-geologico che potrebbero aumentare il rischio frane, flussi di fango e detriti, crolli di roccia e alluvioni lampo (le zone maggiormente esposte al rischio idro-geologico comprendono la valle del fiume Po, con un aumento del rischio di alluvione e le aree alpine ed appenniniche, con il rischio di alluvioni lampo);

3. possibile degrado del suolo e rischio più elevato di erosione e desertificazione e diverse regioni del Nord che mostrano condizioni preoccupanti;

4. maggior rischio di incendi boschivi e siccità per le foreste italiane, con la zona alpina e le regioni insulari (Sicilia e Sardegna) che mostrano le maggiori criticità;

5. maggior perdita di biodiversità e di ecosistemi naturali, soprattutto nelle zone alpine e negli ecosistemi montani;

6. maggior rischio di inondazione ed erosione delle zone costiere a causa di una maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi e dell’innalzamento del livello del mare (anche in associazione al fenomeno della subsidenza, di origine sia naturale sia antropica);

7. potenziale riduzione della produttività agricola soprattutto per le colture di frumento, ma anche di frutta e verdura; la coltivazione di ulivo, agrumi, vite e grano duro potrebbe diventare possibile nel nord dell’Italia, mentre nel Sud la coltivazione del mais potrebbe peggiorare e risentire ancor più della scarsa disponibilità di acqua irrigua;

8. possibili ripercussioni sulla salute umana, specialmente per i gruppi più vulnerabili della popolazione, per via di un possibile aumento di malattie e mortalità legate al caldo, di malattie cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico, di infortuni, decessi e malattie causati da inondazione ed incendi, di disturbi allergici e cambiamenti nella comparsa e diffusione di malattie di origine infettiva, idrica ed alimentare;

9. potenziali danni per l’economia italiana nel suo complesso, dovuti alla possibilità di un ridotto potenziale di produzione di energia idroelettrica; a un’offerta turistica invernale ridotta (o più costosa) e minore attrattività turistica della stagione estiva; a un calo della produttività nel settore della pesca; ad effetti sulle infrastrutture urbane e rurali con possibili interruzioni o inaccessibilità della rete di trasporto con danni agli insediamenti umani e alle attività socio-economiche.

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