“Fuori dal fango!”

“Fuori dal fango!”

Agli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico, il Governo ha ribadito la volontà di operare una svolta politica e culturale, presentando il Piano Nazionale 2015-2020 che prevede investimenti per quasi 9 miliardi di euro, comprensivi dei 2 miliardi dei fondi per la messa in sicurezza e non ancora spesi.
Peccato che contestualmente si propone una nuova Legge urbanistica che esprime la stessa strategia di uso del territorio che è la principale causa del dissesto idrogeologico che il nostro Paese sta denunciando in maniera drammatica sotto l’imperversare dei cambiamenti climatici in atto.

italia sicura

L’11 novembre 2014, mentre gran parte dell’Italia era in stato di emergenza per alluvioni e frane che interessavano la parte Nord-occidentale della penisola, con “opportuna” coincidenza a Roma nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati si sono svolti gli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico, convocati dalla Struttura di Missione #italiasicura, voluta dal Governo e guidata da Erasmo D’Angelis.
L’iniziativa dal titolo "Fuori dal fango!” ha riunito in un unico contesto tutti gli enti, le amministrazioni e le associazioni impegnate nella mitigazione del rischio rappresentato da frane e alluvioni. Protezione Civile, Ministeri, Regioni, Comuni, Associazioni e Volontariato di protezione civile lavoreranno su progetti concreti per presentare il nuovo modello di lavoro, le nuove normative e gli strumenti per eliminare ritardi, inerzie e incuria e far partire finalmente la più urgente delle opere pubbliche: la prevenzione e la riduzione del rischio idrogeologico.

Aperti dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio che ha sottolineato come la tutela del territorio sia diventata la “priorità assoluta”, anche per la politica che per anni ha fatto finta di non vedere e anzi, spesso, ha contributo alla situazione attuale, con concessioni e zero controlli, gli Stati Generali hanno visto per primo l’intervento del Capo del Dipartimento della protezione civile, Franco Gabrielli.
Dopo aver sottolineato come “Sulla messa in sicurezza del territorio l’Italia ha lasciato 20 anni per la strada”, integrando l’indicazione di Delrio che aveva parlato dell’esistenza di un “piano integrato ed efficiente che ci consentirà di non piangere più vittime”, Gabrielli ha sottolineato come in attesa che le opere vengano realizzate, c’è da affrontare l’emergenza, che è ormai quasi quotidiana, ribadendo che “Il tema fondamentale è quello della prevenzione, che significa pianificazione dei rischi. Sento dire basta emergenza e programmiamo gli interventi. Bene, benissimo, ma non pensiamo che l’emergenza sia conclusa”.

Proprio sul “Piano nazionale 2015-2020 per la prevenzione strutturale contro il dissesto idrogeologico e per la manutenzione del territorio” hanno incentrato i loro interventi il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Coordinatore di #italiasicura.

Il Governo è pronto a mettere a disposizione 7 miliardi in sette anni, dal 2015 al 2021, per la prevenzione e la tutela del territorio - ha affermato Gian Luca Galletti - Ma serve anche una rivoluzione culturale: in questo Paese non ci saranno mai più condoni edilizi, perché sono dei tentati omicidi alla tutela del territorio".
"Oggi si parte con un Piano chiaro, responsabile e serio. Non ci sono più scuse per nessuno: le risorse ci sono, vanno spese subito e bene. Qui è in gioco la sicurezza nostra, dei nostri figli e del nostro territorio - ha proseguito Galletti - Le risorse sono innanzitutto quelle che già c'erano, che sono ferme e vanno immediatamente spese: sono 2,3 miliardi e molti di questi, grazie ai provvedimenti del governo degli ultimi mesi, sono già cantieri. Accanto a questi soldi abbiamo risorse nuove dai fondi strutturali europei: il nostro ministero ha chiesto 5 miliardi, cui si potranno aggiungere due miliardi di co-finanziamento da parte delle regioni".

Tra le ipotesi da poter prendere in considerazione per la tutela del territorio, Galletti che nei giorni precedenti ha comunicato l’intenzione di rilanciare la legge sulla riduzione del consumo di suolo, ha poi citato un bonus per i privati che vogliono investire nel dissesto idrogeologico.

Sono 1.732 cantieri già aperti, per un valore di 1,6 miliardi: “È il nostro new deal - ha sintetizzato D’Angelis - Lo Stato c’è, il clima è cambiato e il governo è intenzionato a spalare il fango della cattiva gestione dei territori e delle cose non fatte. Oggi ci sono le condizioni per aprire i cantieri in totale trasparenza e lavorare nei tempi previsti, con regole certe”.
Ad ogni annuncio di condono è stata una corsa contro il tempo per edificare laddove non era possibile - ha aggiunto D’Angelis - Basta guardare alle aree golenali di un tempo diventate oggi aree urbanizzate. E basta vedere una delle ultime alluvioni, quella del Gargano: i carabinieri e la forestale hanno censito 50 edifici illegali, costruiti nell’alveo di corsi d’acqua e canali di scolo. Ma l’acqua e i fiumi si riprendono i loro spazi. Da oggi ognuno si assume precise responsabilità a tutti i livelli della Pubblica Amministrazione”.

Tra gli interventi che si sono succeduti, quello del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi ha plaudito alle intenzioni di cambio di passo manifestate dal Governo.

Finalmente oltre agli investimenti economici- ha sottolineato Gian Vito Graziano - si parla anche di investimenti culturali per la prevenzione”.
I Geologi, rappresentanti di tutti i rispettivi ordini professionali regionali italiani, avevano tenuto qualche giorno prima a Genova, luogo simbolo delle conseguenze del dissesto idrogeologico, i propri Stati Generali, nel corso dei quali è stato confermato che il rischio di frane e alluvioni è elevato in oltre 6.000 Comuni italiani e la regione più che ha rischio è la Toscana, con il 98% dei Comuni che si trova in aree dissestate, seguita da Calabria, Umbria, Valle d’Aosta e Marche.
L’Italia deve necessariamente pensare alla prevenzione - aveva ribadito nell’occasione Graziano - anteponendola agli interessi economici e abitativi che sino ad oggi hanno prevalso sulla messa in sicurezza del territorio”.
Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi ha colto l’occasione romana, enfatizzata dalle notizie drammatiche che si stavano susseguendo sulle conseguenze degli eventi meteorologici in alcune aree del Paese, per ribadire che “Bisogna ridare dignità ai progetti e di conseguenza alla classe professionale. I progetti di messa in sicurezza e di mitigazione dei rischi devono essere coerenti con gli obiettivi da raggiungere, ma oggi i progetti preliminari, che sono importantissimi nell’individuazione delle cause e delle soluzioni, vengono realizzati senza l’impiego di competenze specifiche, compromettendo spesso l’efficacia dell’opera”.
Quanto sta accadendo in queste ore in Italia - ha concluso Graziano - dimostra che le cause del dissesto idrogeologico non risiedono soltanto nei cambiamenti climatici, ma soprattutto nello stato di grave malattia in cui versa il territorio italiano, in dispregio alla sua straordinaria bellezza che stiamo lasciando morire per incuria, senza neanche tentarne la cura”.

Ma allora perché si propone una nuova Legge urbanistica che esprime la stessa strategia di uso del territorio che è la principale causa del dissesto idrogeologico che il nostro Paese sta denunciando in maniera drammatica sotto l’imperversare dei cambiamenti climatici in atto?

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