Fukushima: primi studi sulle conseguenze del disastro nucleare

Fukushima: primi studi sulle conseguenze del disastro nucleare

Mutamenti genetici individuati nelle farfalle.

Farfalle

“Concludiamo che i radionuclidi artificiali della centrale nucleare di Fukushima hanno causato danni fisiologici e genetici a questa specie”.

Con queste parole ha concluso l’intervista concessa alla Agenzia France Press il Prof. Joji Otaki dell’Università di Ryukyu di Okinawa, a capo dell’équipe di ricercatori che ha condotto lo studio “The biological impacts of the Fukushima nuclear accident on the pale grass blue butterfly”, pubblicato su Nature, che ha avuto un forte impatto mediatico.

A poco più di un anno dal violento terremoto e il conseguente tsunami che l’11 marzo 2011 ha devastato la centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone (cfr: “Prevenire i rischi e gestire le catastrofi”, in Regioni&Ambiente, n. 4 aprile 2011, pag. 28)), cominciano a diffondersi i primi studi sulle conseguenze ambientali dell’enorme quantità di materiale radioattivo rilasciato, nonostante i funzionari giapponesi si fossero subito esposti a dichiarazioni secondo le quali la contaminazione non avrebbe costituito un grave pericolo per l’uomo o per l’ambiente.

“Si è sempre creduto che gli insetti siano molto resistenti alle radiazioni - ha continuato Otaki - Per questo, i nostri risultati sono stati inaspettati”.

Dopo il disastro nucleare, i ricercatori avevano catturato nel maggio 2011 144 farfalle di Zizeeria Maha, una specie molto comune in Giappone, in 10 diverse zone dell’isola di Honshu, al fine di poter confrontare le eventuali mutazioni. Così è stato possibile osservare che non solo quelle che vivono nelle aree più contaminate avevano più malformazioni di quelle nate e cresciute al di fuori delle zone a rischio, ma le anomalie nelle farfalle raccolte nella zona di Fukushima sono aumentate e si sono aggravate nelle generazioni successive.
Secondo gli scienziati, il 12% delle farfalle che sono state esposte al disastro nucleare, quando erano larve, hanno presentato delle anormalità, tra cui ali più piccole e antenne malate. I lepidotteri che sono stati successivamente allevati in laboratorio hanno presentato mutazioni simili nel 18% della loro prole, percentuale aumentata al 34% nella terza generazione di farfalle.

Quindi, a 6 mesi di distanza dal disastro, gli scienziati hanno raccolto altre 240 farfalle e stavolta sono state registrate anormalità nel 52% dei casi.

Secondo lo studio, alcune delle farfalle hanno presentato anomalie nelle zampe, alle antenne, all’addome e agli occhi, mentre altre più direttamente esposte presentavano le ali ridotte o rugose, macchiate o di color diverso da quello della propria specie (cfr:.

“I nostri risultati sono coerenti con studi precedenti che hanno dimostrato sul campo che le popolazioni di farfalle sono molto sensibili alla contaminazione da radionuclidi artificiali, come accaduto a Chernobyl e Fukushima - si legge nello Studio - La presente ricerca indica che la pale grass blue butterfly è probabilmente una delle specie migliori quali indicatori per la contaminazione da radionuclidi in Giappone”.

Seppure Otaki abbia tenuto a precisare che i risultati conseguiti dal suo gruppo non sono direttamente applicabili ad altre specie, incluso l’uomo, per cui sono necessari altri test analoghi su altri animali, non c’è dubbio che questi risultati vanno drammaticamente ad aggiungersi a quelli pubblicati da “Environmental Pollution”.

In quello studio, fra i primi rapporti scientifici pubblicati riguardanti gli impatti sulle popolazioni di animali terrestri a Fukushima, si indicava che ci sono molte analogie con gli eventi di Chernobyl e si forniva una nuova visione degli effetti di “prima generazione” da esposizione alle radiazioni sulla fauna selvatica. Nel luglio 2011, i ricercatori avevano identificato e censito uccelli in 300 luoghi della prefettura di Fukushima, ad una distanza compresa fra i 24 e i 48 Km. dal complesso nucleare danneggiato, constatando che la comunità degli uccelli, nel suo insieme, è  diminuita significativamente nelle zone più contaminate. Confrontando i risultati di uno studio simile effettuato nella zona di Chernobyl dal 2006 fino al 2009, gli studiosi hanno appurato che per le 14 specie di uccelli che si trovavano in entrambe le zone radioattive, la diminuzione della popolazione all’aumentare delle radiazioni è maggiore e più pronunciata a Fukushima, rispetto a Chernobyl (cfr: A. P. Møller, A. Hagiwara, S. Matsui, S. Kasahara, K. Kawatsu, I. Nishiumi, H. Suzuki, K. Ueda, T. A. Mousseau - “Abundance of birds in Fukushima as judged from Chernobyl” –Environmental Pollution, Vol. 164, May 2012, Pages 36–39).

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