Fondi UE: una storia di insuccesso italiano

Fondi UE: una storia di insuccesso italiano

Il Commissario UE Hahn ha sottolineato come le risorse per le politiche regionali possano costituire un importante volano per gli investimenti pubblici per sostenere la domanda e aumentare la produttività, ma l’Italia deve ancora usare 31 miliardi di euro.

Fondi UE: una storia di insuccesso italiano

Intervenuto al Convegno “Verso Europa 2020. La programmazione 2014-2020 nelle politiche di coesione”, svoltosi nella Giornata augurale di FORUM PA (Roma, 28-30 maggio 2013), il Commissario UE per le Politiche Regionali Johannes Hahn si è soffermato sull’importanza degli investimenti pubblici, in un momento critico per l’Europa e per l’Italia, dove la disoccupazione è troppo alta - all’11%, mentre tra i giovani è quasi al 40%.

“Credo che il ruolo del settore pubblico è più che mai importante in un momento in cui il settore privato è affetto da crisi del credito e un tasso record di imprese stanno chiudendo - ha affermato Hahn - L’investimento pubblico è particolarmente importante non solo per sostenere la domanda, ma soprattutto per aumentare la produttività, creare posti di lavoro, fornire credito, finanziare le reti principali, migliorare il livello di istruzione e di ridurre quello degli abbandoni dopo la scuola media inferiore abbandoni. In poche parole, per portare le economie dell’Unione europea per uscire dalla crisi”.

In questo senso, l’utilizzo dei Fondi europei costituisce la principale risorsa pubblica a sostegno di tali investimenti, con oltre il 50% dell’ investimento complessivo in alcuni Paesi, mentre l’Italia continua ad essere uno dei peggiori dell’UE in quanto a capacità ad usarli.

Con pochissime eccezioni, molti programmi italiani, e non solo nel Meridione, hanno mostrato i più bassi livelli di attuazione e i più alti livelli di irregolarità negli stati europei. E per un paese fondatore questo non è accettabile, perchè mette in dubbio la credibilità non solo dell'Italia ma dell'intera politica regionale - ha osservato Hahn - Nonostante le misure importanti adottate nei mesi scorsi ci sono tuttora 31 miliardi di euro che devono essere spesi entro l’attuale programmazione ovvero entro i prossimi due anni e mezzo e non sarà una corsa facile”.

Su come si sia giunti a questa situazione, il Commissario UE condivide l’analisi fatta dall’ex Ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca, individuando le cause in: approccio assai frammentato; controllo debole e mancanza di orientamento da parte dell’amministrazione centrale; scarse capacità amministrative e tecniche in alcune strutture di gestione; turnover troppo elevato del personale a causa dello spoil system [ndr: si tratta della pratica di sostituzione dei dirigenti di nomina pubblica da parte dello schieramento che ha vinto le elezioni] e “una situazione macro-economica eccezionale, che non ha reso il lavoro più facile”. 

Ecco , perciò, la ricetta che ci viene proposta.

- Concentrare gli investimenti su poche, chiare priorità, “la distribuzione parcellizzata delle risorse per rendere tutti felici non è più un’opzione”.

- Migliorare l’efficacia e le prestazioni delle politiche, fissando obiettivi chiari e credibili e definendo indicatori per misurare i progressi verso tali obiettivi. “Ciò contribuirà a valutare i progressi di ciascun programma e a definire le basi per un vero dibattito politico sugli aspetti di sostanza, più che sulle procedure”.

- Mettere in atto le adeguate condizioni quadroquelle che noi chiamiamo condizionalità ex ante che devono essere soddisfatte prima di spendere i fondi in settori specifici” per consentire di effettuare gli investimenti nel modo più efficace ed efficiente. 

- Riformare la governance di politica regionale, che è “questione chiave per il prossimo periodo di programmazione e per le trattative tra l’Italia e la Commissione sulle nuove strategie e i nuovi programmi”, lavorando per centrare 3 obiettivi:

1) Migliorare le strutture responsabili della gestione e revisione dei progetti, iniziando con la definizione di una strategia per il miglioramento delle autorità competenti, che dovrebbe essere approvata a livello politico e amministrativo, per proseguire con l’identificazione dell’ufficio competente per gli interventi che deve essere chiaramente individuato e dotato dei poteri necessari, “al fine di evitare situazioni in cui i programmi rimangano bloccati per mesi, perché non c’è il personale addetto”.

2) Migliorare il monitoraggio e la trasparenza del lavoro svolto, affinché i beneficiari dei fondi siano chiaramente identificabili, garantendo il controllo pubblico e contribuendo a migliorare l’adozione di progetti co-finanziati e la loro capacità di rispondere alle esigenze locali, “in modo di aumentare la fiducia della gente nell’efficacia delle politiche regionali”.

3) Migliorare i tempi entro cui vengono prese le decisioni e attuati i progetti. “Abbiamo bisogno di fissare standard di qualità, il cui mancato rispetto può anche tradursi in sanzioni, riducendo gli oneri amministrativi per le imprese e la burocrazia in genere e garantendo, al contempo, l’efficienza del sistema giudiziario in modo che le imprese possano operare in un contesto giuridico certo e che siano pagate in tempo”.
Hahn Trigilia forum pa 2013
Il Commissario UE per le Politiche regionali Johannes Hahn (a sinistra della foto) e il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia – Fonte: EuNews.it

Spetta ora al neo-Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia il compito di seguire i consigli. Intervenendo al Convegno, prima di Hahn, ha lasciato intravedere di essere ben consapevole delle manchevolezze del passato, sottolineando la necessità che l’Italia non sprechi più le opportunità connesse all’utilizzo di questi fondi, anche attraverso “la trasformazione del Dipartimento per le politiche di sviluppo in un’agenzia autonoma che svolga in modo più efficace questo ruolo di coordinazione, magari concentrando i programmi su pochi ma ben definiti obiettivi: dunque, fare meno cose e farle meglio”, ha concluso il Ministro.


Commenta