Dai dati resi ora disponibili al pubblico dello Studio del Fondo Monetario Internazionale si evince che l'Italia continua nel 2015 ad offrire sovvenzioni pubbliche ai combustibili fossili, anche al carbone, nonostante il premier Renzi abbia dichiarato meno di 2 mesi fa che "il nostro nemico è il carbone".

fmi combustibili fossili

Ogni cittadino che vive in uno dei Paesi del G20 contribuisce con 1.000 dollari all'anno ai sussidi per i combustibili fossili.

Questa non è la conclusione del Rapporto di una ONG ambientalista, bensì del Working Paper "How Large Are Global Energy Subsidies?" del Fondo Monetario Internazionale (FMI) i cui dati sono ora messi a disposizione del pubblico, che stima in 5.300 miliardi di dollari (il 6,5% del PIL globale) i sussidi energetici elargiti nel 2015 dalle 20 economie più importanti del mondo, nonostante nel 2009 al vertice di Pittsburgh (USA) avessero preso l'impegno di ridurre gradualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili.

I sostanziosi sussidi ai combustibili fossili stimati dal FMI per il 2015 sono inclusivi di pagamenti, agevolazioni fiscali e prezzo ridotto dei carburanti, ma vi è una parte maggiore di costi, costituiti da quelli che non vengono fatti pagare a chi inquina e che non vengono riscossi dai Governi relativi agli effetti pesanti dell'inquinamento atmosferico locale, delle alluvioni, delle siccità e degli eventi atmosferici estremi che sono indotti dai cambiamenti climatici.

Secondo il FMI, l'entità dei sussidi risulta maggiore di quanto prevista nel precedente Working paper del 2013, anche a seguito delle nuove stime dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) sui danni alla salute dall'esposizione all'inquinamento atmosferico, come indicato nel libro pubblicato sempre dal FMI su come "Ottenere i corretti costi energetici: dalla teoria alla pratica", alla base del quale c'è l'idea che le tasse (o strumenti fiscali simili) possono influenzare i comportamenti come le tasse sulle sigarette  costituiscono un deterrente per un eccessivo consumo, allo stesso modo adeguati sistemi fiscali possono scoraggiare un uso eccessivo di fonti di energia dannose per l'ambiente.

Il FMI osserva che i sussidi rimangono elevati, nonostante il forte calo dei prezzi internazionali dell'energia. La forte crescita del consumo di energia, in particolare di quella prodotta dal carbone, l'inflazione e l'aumento del reddito reale, il continuare a non far pagare i costi ambientali sono tutti fattori chiave. Soprattutto il FMI mette in risalto che i sussidi energetici hanno raggiunto dimensioni notevoli in quasi tutti i Paesi, sia in quelli ad economia avanzata che in quelli in via di sviluppo. La Cina è il principale sovvenzionatore in termini assoluti; l'Ucraina lo è in rapporto al PIL; il Qatar è in testa per la somma pro capite.

Le sovvenzioni, in parte, riflettono le dimensioni dell'economia, per lo più dovute a non far pagare per i danni ambientali causati, tra cui l'inquinamento locale, specie nei Paesi con un elevato uso di carbone e in quelli dove la popolazione viene esposta alle esternalità delle emissioni e dove l'elevato uso di autoveicoli determina congestione del traffico ed incidenti. Nei Paesi dove i sussidi costituiscono una fetta importante del PIL e sono elevati in rapporto alla popolazione, riflettono anche la fissazione di prezzi interni dell'energia inferiori al costo di approvvigionamento.

L'eliminazione dei sussidi energetici globali potrebbe ridurre i decessi legati alle emissioni di combustibili fossili di oltre il 50% e le relative emissioni di CO2 da combustibili fossili di oltre il 20%. Gli introiti derivanti dall'eliminazione dei sussidi per l'energia sono stimati in 2.900 miliardi di dollari (il 3,6% del PIL mondiale) nel 2015, offrendo grandi opportunità di sgravi fiscali sul lavoro, aumentando i redditi dei cittadini di quei Paesi dove i lavori informali limitano l'utilizzo di efficaci sistemi fiscali.

Le economie avanzate avrebbero maggiori entrate per dimezzare le imposte sulle società o per coprire un quarto della spesa sanitaria, mentre nelle economie emergenti le entrate sarebbero il doppio di quelle conseguite con le tasse sui redditi di società o della loro spesa sanitaria.

Il guadagno netto da una simile riforma, dopo aver sottratto i maggiori costi energetici per i consumatori dai guadagni fiscali e ambientali, ammonterebbero a 1.800 miliardi di dollari (il 2,2% del PIL globale) e potrebbe essere molto più grande se si utilizzassero i guadagni per la crescita, aumentando i tagli fiscali sui redditi da lavoro e da capitale o aumentando gli investimenti ben più necessari in istruzione, sanità e infrastrutture.


fiscal gain from eliminating energy subsides 2013


È nell'interesse dei singoli Paesi proseguire unilateralmente nella riforma dei sussidi energetici, soprattutto per quelli che sostengono i prezzi con elevate percentuali del PIL e quelli in cui il livello di sostegno è alto rispetto ai suoi abitanti. I benefici si sentiranno per lo più a livello locale, per la riduzione dell'inquinamento locale e aumentando le risorse finanziarie di cui abbisognano. Tassare i carburanti in modo che riflettano i costi ambientali è anche semplice dal punto di vista amministrativo, utilizzando le accise sui combustibili per i trasporti che sono ben stabilite nella maggior parte dei Paesi.

La riforma dei sussidi energetici può anche contribuire a ridurre le emissioni di carbonio e aiutare i Paesi ad impegnarsi maggiormente in vista della Conferenza dellìONU sul clima di Parigi. Per ottenere tagli significativi delle emissioni di carbonio a livello globale, sarebbe essenziale la volontà dei Paesi che elargiscono maggiori sussidi in termini di dollari ad assumere un ruolo da leader.

Il calo dei prezzi internazionali dell'energia ha aperto una finestra di opportunità per i Paesi a muoversi verso prezzi più rispondenti, tuttavia sarebbe auspicabile un approccio graduale, data l'entità dei prezzi richiesti e l'incertezza intorno al livello ottimale di imposte sulle esternalità negative. Ciò permetterebbe di avere più tempo per affinare ulteriormente le stime, per permettere a famiglie e imprese di regolarsi e ai Governi di attuare misure per proteggere le fasce più deboli della popolazione.

"Questi dati rivelano la reale entità delle sovvenzioni governative per l'inquinamento da combustibili fossili - ha osservato Sir Nicola Stern, autore del famoso Rapporto del 2006 che metteva in guardia sui rischi per l’economia globale derivanti dai cambiamenti climatici e Professore alla London School of Economics and Political Science, nonché co-Presidente della Global Commission on the Economy and Climate che ha pubblicato lo scorso mese di luglio un nuovo Rapporto dove vengono individuate le 10 principali opportunità economiche che possono chiudere fino al 96% il divario tra le emissioni business as usual e il livello necessario per limitare il pericolo del global warming - L'incapacità a far riflettere nei prezzi e nelle politiche i costi reali dei combustibili fossili significa che le vite e i mezzi di sussistenza di miliardi di persone in tutto il mondo sono minacciati dai cambiamenti climatici e dall'inquinamento atmosferico locale. In particolare, questi dati rivelano che i Paesi del G20 stanno sprecando migliaia di miliardi di dollari ogni anno in sussidi per inquinare. È tempo per il G20 di riconoscere che l'estensione dei sussidi è di gran lunga maggiore rispetto al passato e di onorare gli impegni assunti".

Dai dati diffusi dal FMI, l'Italia sussidierebbe tuttora il carbone con 4,02 miliardi di dollari l’anno (0,19% del PIL), equivalente 66,68 dollari per abitante, ma se si tiene conto di tutte le fonti fossili la somma che ogni italiano sborsa in forma di sussidi sale ad oltre 200 dollari.

Eppure, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervenendo il 22 giugno agli Stati Generali sui Cambiamenti Climatici aveva affermato che "Si può discutere di singole vicende slegate le une dalle altre, quello che però è fondamentale è che ci sia la capacità di prendere atto di un dato di realtà, e cioè che oggi il nostro nemico è il carbone".