La Relazione intermedia sulla Biodiversità della Commissione UE, che fa il punto sui progressi compiuti nell'attuazione della Strategia, lanciata nel 2011 con l'orizzonte 2020, per porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici in Europa, conferma la necessità di sforzi più intensi per tener fede agli impegni assunti dagli Stati membri in materia di attuazione.
Non è ancora disponibile il Rapporto completo sui risultati della Consultazione pubblica, avviata nell'ambito del check-up sulle Direttive "Habitat" e "Uccelli" e chiusa in Luglio, che ha avuto un livello di partecipazione così elevato (552.470 risposte) quale mai si era registrato in qualsivoglia altra consultazione dell'UE.

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Nel maggio 2011 la Commissione UE ha adottato una nuova Strategia per la Biodiversità che definiva il quadro d’azione per porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici, ripristinandoli il più possibile entro il 2020, e a contribuire ad evitare la perdita di biodiversità su scala mondiale.

La Strategia si articola attorno a 6 obiettivi complementari e sinergici incentrati:
- piena attuazione della normativa dell'UE in materia di protezione della natura (Direttive "Habitat" e "Uccelli");
- preservazione e ripristino degli ecosistemi e dei relativi servizi;
- rafforzamento della sostenibilità dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca;
- sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche;
- controlli più rigorosi sulle specie esotiche invasive;
- contributo più significativo dell’UE alla prevenzione della perdita di biodiversità.

La Strategia sottolinea, inoltre, la necessità di tenere pienamente conto dei benefici economici e sociali garantiti dalla natura e di integrare tali vantaggi nei sistemi di comunicazione e contabili, tenendo fede agli impegni mondiali in materia di biodiversità nel quadro della Convenzione sulla Diversità Biologica e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile a livello mondiale entro il 2030.

Il 2 ottobre 2015 la Commissione UE ha pubblicato una Relazione intermedia (The Mid Term Review of the EU Biodiversity) che fa il punto sui progressi compiuti nell'attuazione della Strategia, allo scopo di informare i responsabili delle decisioni dei settori in cui è necessario aumentare gli sforzi per soddisfare gli obiettivi di biodiversità entro il 2020, da cui si evince che, pur essendosi registrati progressi in vari settori, emerge tuttavia la necessità di un maggiore impegno da parte degli Stati membri per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020.
"La capacità della natura di pulire l'aria e l'acqua, impollinare le colture e limitare l’impatto di catastrofi quali le inondazioni è compromessa, con potenziali costi elevati e imprevisti per la società e per la nostra economia".

Dal Report diffuso nel maggio scorso dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) “The State of Nature in the European Union”, che fornisce il quadro generale più esaustivo mai stilato sullo “stato della natura nell’UE” sulla base delle relazioni che ogni 6 anni gli Stati membri sono tenuti a fornire sullo stato di conservazione e sulle tendenze degli habitat e delle specie oggetto delle Direttive “Uccelli” (79/409/CEE) e “Habitat” (92/43/CEE) che svolgono un ruolo centrale nella Strategia dell’UE, emerge che la maggior parte degli habitat e delle specie in Europa non gode di un favorevole o adeguato stato di conservazione, nonostante i significativi miglioramenti degli ultimi anni.

Il Global Risks 2015 del World Economic Forum inserisce la perdita di biodiversità con il conseguente collasso degli ecosistemi tra i 10 più gravi impatti economici che possano capitare.

Anche dal sondaggio "Attitudes of Europeans toward Biodiversity", di Eurobarometro, effettuato tra il 30 maggio e l'8 giugno 2015, e pubblicato contestualmente alla Relazione intermedia della Commissione, conferma che:
- la maggioranza dei cittadini europei è preoccupata per le conseguenze della perdita di biodiversità;
- almeno i tre quarti dei cittadini europei ritengono che sussistano gravi minacce per gli animali, le piante e gli ecosistemi a livello nazionale, europeo e mondiale;
- oltre la metà ritiene che risentirà personalmente della perdita di biodiversità.

Nella Relazione la Commissione UE sottolinea che "gli Stati membri devono attuare meglio la legislazione UE in materia di protezione della natura, atteso che l'arresto della perdita di biodiversità dipende anche da quanto efficacemente le questioni legate alla biodiversità sono integrate nelle politiche in materia di agricoltura, silvicoltura, pesca, sviluppo regionale e commercio".

Quantunque, la Riforma della Politica Agricola Comune (PAC) offra la possibilità di una maggiore integrazione delle questioni connesse alla biodiversità, per garantirne il successo sarà decisiva, secondo la Commissione, "la misura in cui gli Stati membri attueranno i provvedimenti a livello nazionale".

La Relazione mette in risalto che le specie esotiche invasive sono una delle minacce più gravi per la biodiversità, che registra la crescita più rapida in Europa, causando danni significativi all’agricoltura, alla silvicoltura e alla pesca, con un costo nell'UE pari ad almeno 12 miliardi di euro l’anno. Al riguardo viene rammentato che è in vigore il nuovo Regolamento(UE) n.1143 per prevenirne e gestirne l'introduzione e la diffusione, e si sta lavorando per definire entro l’inizio del 2016 un elenco delle specie invasive di rilevanza unionale.

La Commissione ha ricordato pure che è attualmente in corso un controllo sull'adeguatezza ed efficacia delle Direttive "Uccelli" e "Habitat" (Fitness Check of EU Nature Legislation), al fine di verificare se stiano raggiungendo i loro importanti obiettivi nel modo più efficiente.
L'annuncio di tale revisione nel giugno scorso aveva messo in allarme, però, le Associazioni e Organizzazioni ambientaliste preoccupate che dietro questa volontà di migliorarne gli aspetti deficitari si nascondesse il tentativo di una deregulation.

Non è casuale che la Consultazione pubblica, avviata al riguardo dalla Commissione UE e conclusasi in luglio, abbia visto un livello senza precedenti di interesse, con 552.470 risposte sia di cittadini che di organizzazioni, provenienti in prevalenza da Germania (19,3%), Gran Bretagna (19,0%) e Italia (13,1%). I risultati erano stati annunciati in un primo tempo per settembre, ma ora sulla pagina dedicata al Fitness Check del sito Ambiente della Commissione UE si legge che "il rapporto completo sarà pubblicato in inglese, insieme ad una sintesi in tutte le lingue della consultazione, in autunno".

"Possiamo trarre numerosi insegnamenti da questa relazione - ha dichiarato il Commissario responsabile per l'Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca, Karmenu Vella - Abbiamo compiuto progressi e ci sono esempi validi da seguire, ma resta tanto da fare per colmare le lacune e raggiungere gli obiettivi in materia di biodiversità all'orizzonte 2020. Non c’è motivo di autocompiacersi - perdere biodiversità significa perdere il nostro sistema di sostegno alla vita. Non possiamo permettercelo, né può permetterselo la nostra economia".