Fish&Chips a rischio per colpa dell’effetto serra

Fish&Chips a rischio per colpa dell’effetto serra

Alcuni pesci popolari del Mare del Nord come la platessa, la sogliola limanda e l’eglefino che insieme al merluzzo sono alla base del Fish&Chips, il piatto inglese con baccalà e patatine fritte, nei prossimi decenni potrebbero essere meno presenti sulle tavole a causa del cambiamento climatico, che sta surriscaldando il Mare del Nord e riducendo l’habitat ideale di queste specie.

fish and chips

Il celebre “Fish&Chips” britannico potrebbe sparire dalla tavola. A mettere a rischio il tradizionale piatto di baccalà e patatine, rigorosamente fritti, è l’effetto serra. Al posto dell’ingrediente principale, cioè il merluzzo (cod in inglese), nel piatto finiranno aringhe, naselli ed alici. Tutto a causa del riscaldamento delle acque costiere della Gran Bretagna.

A dirlo è uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, da alcuni scienziati delle Università inglesi di Exeter e Bristol i quali hanno scoperto che i mari intorno al Regno Unito hanno subito un notevole aumento di temperatura nel corso degli ultimi 40 anni. A causa della natura chiusa delle acque e del fondale relativamente poco profondo, dal 1980 il termometro è salito di 1,6 gradi, un valore di quasi quattro volte superiore all’aumento medio delle temperature globali degli oceani. Il rischio è quello di non fermarsi e arrivare a 1,8 gradi nei prossimi 50 anni.

Come risultato del fenomeno, le acque britanniche stanno attirando sempre più spesso “visitatori inaspettati” come delfini e megattere, mentre spingono le specie che amano l’acqua più fredda, come eglefini (haddock), platesse (plaice) e sogliole limanda (sole), utilizzate nella preparazione del tradizionale Fish&Chips, a “trasferirsi” sempre più a nord.

Negli ultimi 35 anni, 15 delle 36 specie censite nel Mare del Nord hanno cambiato latitudine - ha spiegato Steve Simpson, biologo marino dell’Università di Exeter - Lo spostamento medio è stato di 300 chilometri verso nord; i pesci che preferiscono l’acqua fredda si sono spostati verso l’Islanda e le Isole Faroe, mentre quelli che prediligono l’acqua più calda hanno preso il loro posto arrivando da sud. In futuro, le acque intorno alle Isole Britanniche potrebbero ospitare le stesse specie che vengono pescate in Spagna e in Portogallo: questo significa che se gli inglesi vorranno continuare a mangiare pesce locale, dovranno cambiare la propria dieta e guardare al Sud Europa per una nuova ispirazione gastronomica”.

Ma non tutti i pesci sarebbero in grado di adattarsi al nuovo habitat. “Il riscaldamento delle acque del Mare del Nord porterà a un cambiamento del pescato - ha continuato Simpson - la distribuzione dei pesci dipende, infatti, dalla temperatura delle acque, ma anche da determinati habitat e profondità. Alcune specie spostandosi a settentrione potrebbero trovare temperature troppo basse e fondali non idonei. Per cui, a meno che nei prossimi 20/30 anni le specie non riescano ad adattarsi alle nuove condizioni ambientali, avremo una minore abbondanza in mare e, di conseguenza, a tavola”.

Certo, la migrazione sottomarina delle sogliole limanda e degli eglefini potrebbe avere - va detto - anche un aspetto positivo. Secondo alcuni studi, infatti, i Fish&Chips sono probabilmente la principale causa di obesità tra le donne e i bambini della cosiddetta working class, la fascia più bassa della popolazione inglese, rappresentando qualcosa di simile a quello che è la birra per i cittadini britannici maschi che ogni sera vanno al pub a riempirsi di pinte. Allora, ma solo in questo caso, il riscaldamento dei mari potrebbe portare qualche beneficio alla salute umana.

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