Rilasciato alla COP22 di Marrakech il Rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale da cui emerge che il periodo 2011-2015 è stato il più caldo mai registrato sia per quanto riguarda la superficie terrestre che gli oceani.

In attesa della relazione provvisoria sullo "Stato del Clima nel 2016" che verrà rilasciata il 14 novembre 2016 al COP22, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha presentato l'8 novembre sempre a Marrakech una dettagliata analisi del clima globale dal 2011 al 2015, corrispondente al periodo più caldo mai registrato, e dell'impronta umana sempre più visibile sui fenomeni meteorologici e climatici estremi che determinano impatti pericolosi e costosi.

"The Global Climate 2011-2015" rileva che le temperature record sono state accompagnate dall'innalzamento del livello del mare e dalla riduzione della banchisa artica, dall'arretramento dei ghiacciai continentali e da una minor copertura del manto nevoso nell'emisfero settentrionale.
Tutti questi indicatori dei cambiamenti climatici hanno confermato la tendenza a lungo termine al riscaldamento causato dai gas serra. L'anidride carbonica per la prima volta nel 2015 ha raggiunto in atmosfera la concentrazione "limite " di 400ppm.

Il Rapporto esamina anche se i cambiamenti climatici di origine antropica siano stati direttamente correlati a singoli eventi estremi. Dei 79 studi pubblicati dal Bollettino della Società Americana di Meteorologia tra il 2011 e il 2014, più della metà attestano che i cambiamenti climatici indotti dall'uomo hanno contribuito agli eventi estremi in questione e alcuni indicano che sussista la probabilità che le ondate di calore siano aumentate di 10 volte o di più.

"L'Accordo di Parigi mira a limitare l'aumento della temperatura globale ben al di sotto di + 2 °C e perseguire ogni sforzo per limitarlo a +1,5 °C, rispetto ai livelli pre-industriali - ha affermato il Segretario generale della WMO, Petteri Taalas - Questo Rapporto conferma che la temperatura media nel 2015 aveva già raggiunto la sogli di + 1 °C. Abbiamo appena avuto il quinquennio più caldo mai registrato e il 2015 è stato l'anno più caldo mai registrato, ma ora rischia di essere battuto dal 2016. Dal 1980 gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati visibili a scala globale costantemente: l'aumento della temperatura globale, sia sulla superficie terrestre che negli oceani; l'innalzamento del livello del mare e lo scioglimento diffuso dei ghiacci. Hanno aumentato i rischi di eventi estremi come le ondate di calore, la siccità, le precipitazioni record e inondazioni devastanti".

Inoltre, nel Rapporto si mettono in evidenza alcuni degli eventi ad alto impatto che si sono verificati nel periodo preso in considerazione, tra cui: la siccità che ha colpito l'Africa orientale nel periodo 2010-2012, che ha provocato, secondo le stime, 258.000 morti in più, e quella che ha colpito l'Africa australe nel 2013-2015; le inondazioni nel sud-est asiatico del 2011, che hanno fatto 800 vittime e determinato danni economici per oltre 40 miliardi di dollari; le ondate di caldo del 2015 in India e Pakistan, che hanno causato più di 4.100 morti; l'uragano Sandy nel 2012, che ha causato negli USA perdite economiche di 67 miliardi di dollari; il tifone miliardi di dollari di perdite economiche negli Stati Uniti d'America, e Haiyan, che ha ucciso 7.800 persone nel 2013 nelle Filippine.

L'orizzonte temporale di 5 anni, secondo la WMO, consente una migliore comprensione delle tendenze pluriennali del riscaldamento e gli eventi estremi, rispetto a un rapporto annuale, anche se verrà rilasciato, comunque prima della conclusione della COP22, una valutazione provvisoria del clima nel corso del 2016.

Ecco di seguito gli aspetti fondamentali messi in evidenza nel Rapporto
Il periodo 2011-2015 è stato il periodo quinquennale più caldo a livello globale e per tutti i continenti, ad eccezione dell'Africa (il 2° più caldo). Le temperature del periodo sono state di 0,57 °C al di sopra della media per il periodo di riferimento 1961-1990. L'anno più caldo mai registrato fino ad oggi è stato il 2015, durante il quale le temperature sono risultate di 0,76 °C superiori al periodo di riferimento, seguito dal 2014. Il 2015 è stato anche il primo anno in cui la temperatura globale era superiore di 1 °C rispetto al periodo pre-industriale.

Anche la temperatura oceanica nel 2015 è salita come mai prima ed è stata la più alta da quando sono iniziati i rilevamenti, seguita da quella del 2014. La temperatura della superficie del mare nel periodo è stata superiore alla media nella maggior parte del mondo, mentre è stata al di sotto in alcune aree dei mari dell'Antartide e dell'Oceano Pacifico sud-orientale.

Gli eventi notevoli di La Niña (2011) e di El Niño (2015-2016) hanno influenzato le temperature degli anni presi singolarmente, senza peraltro incidere sulla tendenza di fondo al riscaldamento.

Ghiaccio e neve
La banchisa artica ha continuato a ridursi, con una superficie media nel periodo di 4,70 milioni di km2, il 28% al di sotto della media 1981-2010. L'estensione minima estiva del ghiaccio marino si è verificata nel 2012, con 3,39 milioni di km2 nel 2012. Di contro, la banchisa antartica nel quinquennio considerato è stata superiore a quella di riferimento (ovviamente in inverno).

Lo scioglimento estivo della calotta glaciale della Groenlandia è continuato con trend superiori alla media in ognuno degli anni del periodo. Contemporaneamente anche i ghiacciai di montagna hanno continuato la loro regressione.

La copertura nevosa nell'emisfero settentrionale è stata inferiore alla media in ognuno degli anni considerati e per ogni mese (maggio-agosto), proseguendo nella forte tendenza rilevata.

Innalzamento del livello del mare
Come gli oceani si riscaldano, così si espandono, con conseguente innalzamento del livello del mare sia a livello globale che regionale. L'aumento termico dell'oceano è stato responsabile di circa il 40% dell'innalzamento globale del livello del mare osservato nel corso degli ultimi 60 anni. Studi in merito hanno concluso che il contributo delle calotte continentali, in particolare della Groenlandia e dell'Antartide occidentale, sta accelerando il fenomeno.
Secondo i rilevamenti satellitari, dal 1993 ad oggi, l'innalzamento del mare è aumentato di circa 3mm all'anno, mentre nel periodo 1900-2010 la tendenza media (sulla base di indicatori di marea) era di 1,7mm all'anno.

I cambiamenti climatici e fenomeni meteorologici estremi
Molti singoli eventi meteorologici e climatici estremi registrati durante il periodo 2011-2015 sono molto probabilmente da attribuirsi ai cambiamenti climatici indotti dall'uomo e nel caso di ondate di calore le probabilità aumentano di 10 volte o ancora di più.

Gli esempi al riguardo includono le alte temperature record stagionali e annuali registrate negli USA nel 2012 e in Australia nel 2013, le caldi estati in Asia orientale e nell'Europa occidentale nel 2013, le ondate di caldo in primavera e in autunno in Australia nel 2014, il record annuale delle temperature in Europa nel 2014, e l'ondata di caldo in Argentina nel dicembre 2013.

I segnali diretti non sono stati così accentuati per quanto attiene gli estremi delle precipitazioni (sia superiori che inferiori alla media). In numerosi casi, tra cui le alluvioni del 2011 nel Sud-Est asiatico, la siccità nel Brasile meridionale del 2013-2015, la probabilità che siano stati determinati dai cambiamenti climatici è del 40%.
Alcuni impatti sono risultati legati ad una maggiore vulnerabilità. Uno studio sulla siccità del 2014 nel sud-est del Brasile ha scoperto che eguali deficit delle precipitazioni si erano verificati in altre 3 occasioni dal 1940, ma gli impatti in questo caso sono stati enfatizzati a causa dell'aumento della domanda idrica per la crescita della popolazione.

Alcuni eventi analizzati a più lungo termine, che non sono stati ancora oggetto di studi formali sulle cause, sono coerenti con le proiezioni a breve e a lungo termine dei cambiamenti climatici, tra cui la maggiore frequenza delle siccità pluriennali nelle regioni subtropicali, come si è constatato nel periodo 2011-2015 nel sud degli Stati Uniti, in alcune aree dell'Australia meridionale e, verso la fine del periodo, nell'Africa australe.

Ci sono stati anche altri eventi, come le stagioni insolitamente prolungate di siccità e di caldo registrate sia nel 2014 che nel 2015 nel bacino delle Amazzoni in Brasile, che sono fonti di preoccupazione in quanto potrebbero costituire esempi di "punti di non ritorno" (tipping points) del sistema climatico.