FEEM SI 2013: la classifica mondiale della sostenibilità

FEEM SI 2013: la classifica mondiale della sostenibilità

La Fondazione Eni Enrico Mattei ha presentato l’Indice di Sostenibilità 2013, da cui si evince che sono i Paesi del Nord e Centro Europa i più eco-friendy, mentre nelle retrovie dei Paesi UE si colloca l’Italia, sempre attardata a causa degli scarsi investimenti in innovazione tecnologica, anche se è davanti agli Stati Uniti, penalizzati a loro volta, dall’elevato consumo energetico.

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La  “Sostenibilità”, il mantra dell’ultimo ventennio, ha avuto la sua diffusione dopo la presentazione nel 1987 del Rapporto “Our Common Future” della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, presieduta dal Primo Ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, la quale dichiarò che il termine stava a significare “la necessità di esaudire esigenze del presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare le proprie”.


Da quel Documento scaturì la 1a Conferenza Mondiale di Rio su Ambiente e Sviluppo (1992), la cui risoluzione finale faceva propria la concezione di uno sviluppo sostenibile, che coniugasse tutela ambientale, sviluppo economico ed eliminazione della povertà.
Vent’anni dopo, a “RIO +20” (giugno 2012) il dibattito sullo sviluppo sostenibile e la crescita verde si è sempre più focalizzato sul monitoraggio dell’effettivo progresso in benessere, passando da un’analisi qualitativa a un'analisi quantitativa.

Per valutare lo stato dell’arte nella misurazione quantitativa della sostenibilità, collegando background teorico, valutazione pratica e prospettive politiche, si è tenuta a Milano il 12 novembre 2013 presso la sede della Fondazione Eni Enrico Mattei, la Conferenza internazionale su "Metodologie e indicatori per la misurazione della crescita verde", in cui esperti dell’OCSE, della Banca Mondiale, della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) hanno discusso le più recenti intuizioni per misurare la crescita verde e lo sviluppo sostenibile.

Nel corso della Conferenza, la Fondazione Eni Enrico Mattei, Istituto di ricerca senza scopo di lucro che si dedica allo studio dello sviluppo sostenibile e della governance globale con l’obiettivo di migliorare la qualità del processo decisionale in ambito pubblico e privato, ha presentato l’Indice di Sostenibilità 2013 (FEEM SI 2013), sviluppato dalla Fondazione dal 2009, un Indice  aggregato che  si propone come strumento alternativo al PIL per la misurazione del benessere e dello sviluppo sostenibile, composto da 23 indicatori, selezionati tra le più note ed autorevoli fonti internazionali, che poggiano su 3 dimensioni: economica, sociale e ambientale.

FEEM SI
Fonte: FEEM SI 2013

Il particolare approccio metodologico che contraddistingue FEEM SI e che determina la costruzione e la futura evoluzione degli indicatori che lo compongono, permette di valutare in modo immediato la performance dei diversi Paesi e Macro-Regioni nel tempo, creando una classifica mondiale della sostenibilità e offrendo l’opportunità di osservare gli effetti che differenti politiche hanno su di essa. La composizione dell'indice viene costantemente aggiornato secondo l'evoluzione del dibattito sullo sviluppo sostenibile e la crescita verde, così FEEM SI 2013 aggiunge 4 indicatori  rispetto alla precedente valutazione: "Corruzione", "Informazione, comunicazione e tecnologia di accesso", "Produzione di rifiuti", e "materiale utilizzato per la produzione di beni e servizi” (Material Intensity).
Ciò rende FEEM SI molto più di un semplice strumento di valutazione, estendendosi come un vero e proprio ambiente di simulazione politica.

Che cosa emerge dalla FEEM SI 2013?
Su un totale di oltre 200 Paesi organizzati in 40 Paesi/Macro-Regioni, la Svezia risulta al 1° posto, seguita da Norvegia e Svizzera.
I Paesi del Nord e Centro Europa sono in generale i più virtuosi, mentre l'Italia si trova al 20° posto della classifica, superando in Europa solo Polonia, Spagna, Portogallo e Grecia che, per la forte recessione economica, si colloca addirittura dietro la Cina, protagonista in questi anni di una forte crescita economica, a scapito delle condizioni ambientali.
In linea generale, i Paesi più sostenibili hanno un PIL pro capite maggiore, ma con alcune eccezioni da rimarcare, quale, ad esempio, il posto occupato dagli Stati Uniti che si piazzano solo al 27° posto a causa del loro importante consumo energetico.

mappa FEEM
La colorazione più chiara indica una maggior sostenibilità, quella più scura una minore. Per esempio, le economie avanzate mostrano in generale un alto livello di sostenibilità, anche se la crescita economica può avere effetti negativi su altri pilastri di sostenibilità, in particolare, su quello ambientale (Fonte: FEEM SI 2013)

La posizione “opaca” dell’Italia è il risultato, soprattutto, della scarsa performance delle componenti economiche e sociali, largamente al di sotto della media europea, mentre quella ambientale è in linea con il resto d'Europa.
A causa della persistente stagnazione economica e dei modesti investimenti in innovazione tecnologica in chiave “sostenibilità”, da qui al 2030 probabilmente l'Italia non potrà avanzare di molto nella classifica mondiale dello sviluppo sostenibile. La ricerca FEEM, ad esempio, mostra che i costi legati ad una strategia di riduzione delle emissioni climalteranti verrebbero più che compensati dai benefici ambientali che ne deriverebbero. Inoltre, maggiori investimenti pubblici in ricerca e sviluppo peserebbero certamente sul debito pubblico, ma porterebbero, prevedibilmente, ad un maggiore vantaggio competitivo nel lungo periodo.

I dati completi e aggiornati dell’indice FEEM SI con le mappe della sostenibilità globale sono consultabili e disponibili on-line sul sito interattivo del Progetto.

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