La preoccupazione per il propagarsi attraverso i confini delle malattie animali ad alto contagio sta crescendo in Libano e nei paesi limitrofi. Per questo la FAO ha attivato una campagna d’emergenza per la vaccinazione del bestiame al fine di immunizzare quanti più capi possibile.

capi bestiame

La FAO ha lanciato l’allarme: “Circa 1.5 milioni di rifugiati in fuga dal conflitto siriano stanno portando con loro un gran numero di pecore, capre, bovini ed altri animali non vaccinati oltre confine. Il Libano e i paesi limitrofi sono fortemente a rischio contagio”.

Per fronteggiare questa emergenza, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ha ideato un progetto, che fa seguito ad un riuscito programma iniziale di vaccinazione attuato l’anno scorso, con lo scopo di arrestare il diffondersi di malattie animali, grazie anche al finanziamento del Dipartimento del Regno Unito per lo Sviluppo Internazionale (DFID).

In questo momento, la FAO sta portando avanti la seconda fase di una campagna per vaccinare quanti più capi di bestiame possibile nell’area in questione, con l’obiettivo di arrivare a immunizzare l’intero stock. Tuttavia, la situazione non è semplice sia perché il Libano ha attualmente il più alto rapporto procapite di rifugiati al mondo (rappresentano un quarto della popolazione e il loro arrivo ha visto raddoppiare i dati sulla disoccupazione) sia per colpa delle notevoli difficoltà nel raggiungere alcune delle aree più remote del paese e nell’acquisire la fiducia dei contadini e dei pastori che vi risiedono.

Lo scopo della campagna di vaccinazione è quello di ridurre il numero di animali che si ammalano o muoiono per malattie prevenibili, e allo stesso tempo fornire protezione alle popolazioni vulnerabili che risiedono nelle aree rurali. Queste comunità, infatti, hanno già visto un aumento della pressione sulle loro risorse naturali, sui redditi e sui sistemi produttivi alimentari a causa della crisi umanitaria in Siria. Non va dimenticato che il 25% della popolazione attiva in Libano è impiegata nel settore agricolo e quindi un numero enorme di individui ha bisogno mai come prima di proteine animali e latte.

Quasi 70.000 mucche e circa 900.000 tra pecore e capre potrebbero essere esposte al rischio di malattie trans-frontaliere, se lasciate senza trattamento - ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura libanese Hussein al-Hajj Hassan - Il problema più comune che stiamo fronteggiando negli animali è la febbre, alcuni stanno già morendo. E i redditi dei contadini ne risentono”.

In particolare, la questione della febbre ha evidenziato l’importanza per ogni agricoltore locale di aver accesso a buone cure veterinarie nonché al supporto di personale veterinario adeguato. “L’idea è quella di ridurre il rischio di malattie ed evitare cali della produttività dello stock nazionale di bestiame - ha affermato Maurice Saade, rappresentante FAO in Libano - La FAO stima che oltre il 60% degli allevatori libanesi conta sugli animali da latte come prima fonte di reddito”.

Le malattie animali sono altamente contagiose e possono diffondersi molto rapidamente, indipendentemente dai confini nazionali. Possono provocare alti tassi di mortalità e di morbilità negli animali, e hanno serie implicazioni socio-economiche, a volte anche sulla salute pubblica. Le tre principali rilevate in Libano comprendono la dermatite nodulare, l’afta epizootica e la peste dei piccoli ruminanti, meglio conosciuta come “piaga delle capre”, che è molto infettiva e caratterizzata da febbre, afte, diarrea, rapida perdita di peso, polmonite e mortalità in un breve lasso di tempo.

Ad una conferenza tenutasi all’inizio di aprile, la FAO e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) hanno garantito il loro impegno nell’obiettivo di eradicare tale piaga entro il 2030. Inoltre, la FAO sta facendo appello per raccogliere urgentemente 32 milioni di dollari per il Libano, come parte di un più ampio progetto regionale per assistere i residenti e i rifugiati in Iraq, Libano e Turchia. Senza dimenticare un punto importante nel piano di emergenza stabilito che è quello di formare una rete di comunicazioni in grado di connettere direttamente i centri d’osservazione in tutto il paese al fine di realizzare un sistema di allerta preventiva in caso di rilevamento di nuove malattie.