Un nuovo software della FAO aiuta a salvare gli squali. Il sistema, chiamato iSharkFin, permetterà attraverso una rapida identificazione di proteggere le specie a rischio di estinzione e di combattere il commercio illegale delle pinne.

squali

Gli squali potranno un giorno nuotare più serenamente grazie ad un nuovo strumento digitale sviluppato dalla FAO che permette una rapida identificazione - in 5 minuti - di queste specie. Il nuovo software, denominato iSharkFin, aiuterà a proteggere gli squali a rischio di estinzione e a combattere il commercio illegale delle pinne.

iSharkFin è uno strumento per addetti alla dogana, ispettori portuali e dei mercati ittici che non hanno una formazione specifica nel riconoscimento e nella classificazione scientifica delle specie, ma anche per i pescatori che vogliono evitare la cattura di animali protetti” ha affermato Monica Barone che ha guidato una squadra del Dipartimento Pesca e Acquacoltura della FAO nello sviluppo del software.

I lavori sul progetto sono iniziati nel 2013, dopo che cinque specie di squali sono stati aggiunti alla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie di Flora e Fauna Selvatiche a Rischio d’Estinzione (CITES - la Convenzione di Washington nata dall’esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante, compresa nelle attività del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente o UNEP, attualmente applicata da 178 Stati).

Sviluppato dalla FAO in collaborazione con l’Università di Vigo, in Spagna, e grazie al sostegno finanziario di CITES e del governo giapponese, il sistema di iSharkFin si basa su tecniche d’intelligenza artificiale. Viene caricata una fotografia, l’utente sceglie alcuni punti chiave della forma della pinna e altri dettagli, un algoritmo confronta le informazioni con la sua banca dati e identifica la specie di squalo in questione in soli cinque minuti. La FAO sta anche sviluppando un’applicazione di iSharkFin che può essere utilizzata su tablets o smartphone, ampliandone così la portata e l’impiego.

Finora iSharkFin è in grado di identificare 35 specie di squali dalle pinne dorsali - la pinna del pescecane per antonomasia - e sette solo dalle pinne pettorali. Molte di queste specie sono quelle più frequentemente commerciate a livello internazionale, ma ne saranno aggiunte altre poiché alcune stanno diventando abbastanza rare, anche se ci vorrà tempo per raccogliere i dati completi.

L’introduzione di iSharkFin potrebbe consentire alle autorità di svelare il mistero sulla reale entità della pesca allo squalo a livello mondiale. Le stime sul numero di squali uccisi, infatti, variano enormemente: secondo uno studio recente la cifra potrebbe essere superiore ai 73 milioni di unità, ovvero più del 6% dello stock totale annuo. Una quantità che supera il tasso ritenuto sostenibile per animali, come gli squali, caratterizzati da una crescita lenta, che raggiungono tardi la maturità e che hanno una riproduzione limitata. Dati questi che sono quattro volte superiori rispetto a quanto registrato dalla FAO, basandosi su statistiche ufficiali di produzione.

La causa di tale divario, incomprensibilmente ampio, è spesso attribuita allo “spinnamento” (finning), una pratica crudele che consiste nel pescare gli squali, tagliare loro le pinne (destinate al commercio) e rigettare l’animale morente in acqua. Molte nazioni hanno dichiarato lo spinnamento illegale e hanno stabilito che le pinne di squalo possono essere commercializzate solo se l’intera carcassa è portata a riva.

L’utilizzo di iSharkFin dovrebbe anche consentire una migliore comprensione del divario di dati poiché le informazioni sulle pinne fotografate possono essere utilizzate per estrapolare volume e peso presunti dell’intero animale, portando ad un calcolo indiretto della cattura di pescecani.

Della sfida di una gestione efficace in alto mare, di una pesca responsabile e della conservazione delle specie a rischio, si è discusso anche la scorsa settimana nel seminario ad alto livello che si è svolto presso la sede della FAO dal 17 al 20 febbraio.