FAO, EBRD, UFM: sì alla produzione agricola sostenibile nel Mediterraneo

FAO, EBRD, UFM: sì alla produzione agricola sostenibile nel Mediterraneo

Promuovere la produzione agricola sostenibile nel Mediterraneo: ecco l’impegno di FAO, EBRD e UFM che nel “Forum del Settore Privato sulla Sicurezza Alimentare nella Regione del Mediterraneo Meridionale e Orientale”, appena conclusosi a Barcellona, mirano a rafforzare le relazioni tra settore pubblico e privato, e a formulare iniziative per stimolare gli investimenti ed il commercio nei sistemi agricoli e alimentari.

food security forum


Si è appena concluso a Barcellona il “Forum del Settore Privato sulla Sicurezza Alimentare nella Regione del Mediterraneo Meridionale e Orientale”, la conferenza di due giorni (5-6 maggio) organizzata da FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), EBRD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e UFM (l’Unione per il Mediterraneo) con l’obiettivo di promuovere una delle priorità principali per il bacino meridionale ed orientale del Mediterraneo, cioè la produzione agricola sostenibile ed il commercio.

Inaugurato da Carlos Cabanas Godino, segretario generale presso il Ministero dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e dell’Ambiente in Spagna, il Forum ha riunito policy maker di alto livello, istituzioni finanziarie, centri di ricerca e mondo accademico per discutere di come i settori pubblico e privato - dagli agricoltori e le loro organizzazioni, alle aziende agro-alimentari di piccole, medie e grandi dimensioni - possano collaborare per garantire la sicurezza alimentare nella regione del Mediterraneo, favorendo investimenti privati sostenibili.

I numeri del Mediterraneo
Situati in un’area geografica caratterizzata da elevata crescita demografica, limiti alla disponibilità delle risorse naturali, deficit strutturale nella produzione e quantità insufficienti di beni alimentari di base, i paesi della regione del Mediterraneo meridionale e orientale importano la metà delle loro principali colture. Le importazioni di prodotti agro-alimentari nella regione sono cresciute di 69 miliardi di dollari, ovvero il 63% tra il 2002 e il 2013. Nel frattempo, le esportazioni sono quintuplicate rispetto al 2000, fino a 31 miliardi di dollari, comprendendo anche l’aumento sensibile dei carichi di frutta e verdura verso i mercati Medio Orientali e Nord Africani.
Nel 2013 la regione ha importato 29 milioni di tonnellate di grano. Ed è sempre più dipendente dalle importazioni di alimenti chiave quali i cereali, lo zucchero e l’olio vegetale, che forniscono la maggioranza delle calorie consumate. Inoltre, il trasporto dei cereali dai porti agli stabilimenti può costare fino a quattro volte la spesa standard mondiale, a causa dei tempi lenti di inversione delle navi, dei costi di stoccaggio e degli alti volumi di perdite nel processo.
Questa grande domanda di prodotti alimentari di base è prevalentemente dovuta alla rapida crescita della popolazione in un’area che ha delle risorse naturali limitate e fragili - in particolare il suolo e l’acqua - ed una notevole vulnerabilità al cambiamento climatico.

Le soluzioni alle sfide
Durante i due giorni del Forum, i partecipanti hanno esaminato i modi in cui affrontare queste sfide. Le discussioni si sono concentrate su come promuovere la produzione locale di frutta e verdura da esportazione; come diversificare maggiormente i fornitori di import ed i mercati di export; come migliorare le politiche di rifornimento, affiancandole anche a politiche di gestione strategica delle scorte; come migliorare l’organizzazione delle catene di valore alimentare; come promuovere gli investimenti in ricerca e sviluppo; come rendere più economici i processi di importazione. Inoltre, una maggiore integrazione regionale dei mercati agricoli aiuterebbe i paesi a fronteggiare gli shock dell’offerta e mitigherebbe le oscillazioni dei prezzi alimentari.
L’obiettivo è quello di far passare i paesi del Mediterraneo meridionale ed orientale da un modello in cui si mira a soddisfare i propri bisogni alimentari ad un modello agricolo di auto-sufficienza basato sullo sfruttamento dei vantaggi comparativi: in tal modo, i guadagni ottenuti dalle esportazioni di generi alimentari facilmente producibili nella regione verrebbero usati per importare beni alimentari che non sono adatti alla produzione locale.
Per diventare il più efficienti possibile - ha dichiarato Laurent Thomas, direttore generale aggiunto della FAO per la Cooperazione Tecnica - gli investimenti nei sistemi agricoli e alimentari devono utilizzare nella maniera migliore le scarse risorse naturali della regione. Ad esempio, ogni goccia d’acqua deve essere usata con estrema cura al fine di generare il più alto valore possibile. A questo proposito la FAO è attiva nel fornire consulenza politica e tecnica, migliorare la resilienza per la sicurezza alimentare e la nutrizione, e sostenere l’agricoltura di piccola scala per uno sviluppo inclusivo in grado di offrire ai piccoli agricoltori opportunità di accesso al credito e ai mercati”.

Agricoltura dinamica con il settore privato
Al Forum si è precisato anche che l’agricoltura nella regione è sempre più dinamica, caratterizzata da una miriade di piccoli agricoltori e aziende rurali. Un tratto che costituisce una sfida particolare per i decisori politici.
L’occupazione giovanile è un tema scottante nella regione. Noi vediamo nell’agricoltura parte della soluzione perché essa può generare delle fonti sostenibili di reddito e di lavoro nelle aree rurali - ha affermato il segretario generale dell’UFM Fatallah Sijilmassi - I produttori e le aziende di piccole dimensioni devono essere propriamente integrati nelle filiere agro-alimentari. Per questo la strategia dell’UFM è volta allo sviluppo del settore privato come forza trainante per promuovere l’integrazione regionale nell’area del Mediterraneo”.
A conclusione, FAO, EBRD ed UFM hanno reiterato la loro volontà di assicurare che le voci del settore privato e delle organizzazioni di agricoltori vengano ascoltate nei forum politici a livello sia regionale che nazionale. In aggiunta alla promessa di investimenti da parte della EBRD, le istituzioni si sono impegnate a fornire l’assistenza tecnica necessaria a supportare piattaforme politiche dedicate in particolare a questioni quali la struttura delle importazioni cerealicole in Egitto, il settore dell’olio d’oliva in Tunisia, il settore dell’orticoltura in Marocco, il ruolo delle cooperative, il settore privato domestico, nonché le tecnologie e le pratiche agricole per il risparmio di acqua in tutta la regione.
 

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