“Fa’ che le risorse contino”

“Fa’ che le risorse contino”

L’Associazione Comuni Virtuosi plaude alla Campagna lanciata da European Environmental Bureau, in concomitanza della Consultazione avviata dalla Commissione UE sull’Economia Circolare, dove ritrova molti dei temi che hanno animato le diverse iniziative promosse dall’ACV sul territorio in questi anni.

make resources count

In coincidenza con la Consultazione pubblica aperta dalla Commissione UE per la formulazione di una Strategia, prevista entro la fine dell’anno, per impostare in modo nuovo e ambizioso la transizione verso la Circular Economy, l’European Environmental Bureau (EEB), l’Associazione ambientalista che riunisce 140 organizzazioni europee ha lanciato la Campagna “Make Resources Count”.

Ridurre lo spreco di risorse in Europa è un’opportunità vincente sia per l’ambiente che per l’economia, ma non accadrà dal nulla - ha dichiarato Stéphane Arditi, Coordinatore delle Politiche sui prodotti e i rifiuti presso l'Ufficio Europeo per l'Ambiente - La Commissione ha ritirato una proposta che era ambiziosa sul riciclaggio sul presupposto che avrebbe dato luogo a qualcosa di ancora più coraggioso entro la fine dell'anno. Che deve significare mantenere gli obiettivi di riciclaggio originali, aggiungendo i requisiti per la progettazione del prodotto al fine di ridurre l'uso delle risorse fin da questa fase”.

Si intuisce da questa dichiarazione che l’Associazione non si fida troppo di questa apertura della Commissione Juncker che potrebbe costituire, viceversa, il presupposto per giocare al ribasso, anche se si sottolinea che la Consultazione è un'opportunità per i cittadini, le imprese e le organizzazioni per fornire un contributo in un settore dove il 96% dei cittadini dell'UE ritiene che l’Europa dovrebbe utilizzare le proprie risorse in modo più efficiente.

Sostiene la Campagna di EEB l’Associazione dei Comuni Virtuosi: “Merito della campagna europea è principalmente quello di mettere in luce lo spreco di materia, un tema che non riceve la giusta attenzione da parte di governi, pubblica opinione e media - si legge nel Comunicato del 9 giugno 2015- L'ACV plaude all'iniziativa e condivide in pieno i contenuti della campagna promossa che rispecchiano i temi che hanno animato diverse iniziative promosse dall’Associazione sul territorio negli anni. Anche le campagne nazionali a partire da ‘Porta la Sporta’, lanciata nel 2009 sono nate proprio all'insegna della prevenzione”.

Per prevenire lo spreco complessivo di risorse non esiste altra via che intervenire "a monte" per cambiare alla radice il sistema attuale di produrre, commercializzare e, infine, gestire il fine vita dei beni, inclusi imballaggi e articoli usa e getta. È ora di spostare l'attenzione, come ribadisce la campagna europea, alla fase di progettazione dei beni. Se si vuole tutelare per davvero ambiente ed economia la fase progettuale deve diventare l’oggetto su cui intervenire con legislazioni appropriate.

Secondo i dati dell'EEB, l'80% dell'impatto ambientale di un prodotto viene predeterminato proprio nella fase del suo design. Questo significa che l'80% della responsabilità sull'impatto ambientale dipende dalla scelte che sono a capo dell'industria.

Sulla base di questo assunto, secondo l’Associazione, la quantificazione del contributo ambientale che l'azienda produttrice dovrà versare come copertura dei costi di gestione del fine vita dei beni dovrebbe tenere conto della congruità con cui è stata gestita quella fase in linea con i principi stabiliti in sede comunitaria della “responsabilità estesa del produttore” e di “chi inquina paga”.

Volendo misurare il grado di responsabilità dei soggetti coinvolti è evidente che il più alto livello di responsabilità è quello di un Governo che non legifera in merito e, quindi, non governa quei processi; poi viene quella dell'industria, dei circuiti commerciali e distributivi; quindi, quella che attiene alla politica locale, ai vari livelli, (regione, provincia e comune) quando non assolve ai propri compiti; infine, si giunge a quella del cittadino consumatore, che, comunque, è quello che paga sempre il conto finale, sia che faccia la cosa giusta (riducendo i rifiuti, differenziando, comprando prodotti più sostenibili) ovvero che si comporti in "modo irrispettoso" per l'ambiente.

Appurato che il modello economico lineare attuale (estrai-fabbrichi-butti) che esternalizza impatti e costi su ambiente e comunità non è più perseguibile per i i limiti fisici del pianeta, spetta ai governi e all'industria costruire le premesse per uno sviluppo sostenibile - prosegue il Comunicato dell’Associazione Comuni Virtuosi - Una drastica riduzione del consumo di materia, e non solamente di energia, è un'urgenza che invece aziende e governi non prendono per ora sul serio, quando non avversano”.

La prevenzione è uno dei cardini dei modelli economici circolari e rappresenta la vera innovazione di cui il mondo ha bisogno. Solamente facendo pagare di più chi maggiormente inquina e meno chi produce prodotti più sostenibili si potrà orientare il mercato in senso ecologico premiando quelle aziende che fanno vera innovazione ambientale.
Una vera innovazione, secondo l'ACV “ è quella che non esternalizza su altri livelli e operatori della filiera il proprio impatto o gli effetti collaterali, ma è quella che migliora ed efficientizza il sistema in cui si va ad inserire”.

Dal 2012, attraverso l’iniziativa “Meno Rifiuti - Più Benessere”, l’Associazione, in collaborazione con Italia Nostra e Adiconsum, chiede al sistema industriale e commerciale azioni volontarie, come la riduzione della quantità di imballaggi immessi tramite il riuso e l'eliminazione in fase di progettazione dell'impiego di materiali che non permettono un riciclo eco efficiente a causa di abbinamenti di materiali eterogenei, utilizzo di additivi, opacizzanti, etichette coprenti, e cosi via. I costi di un sistema inefficiente che non recupera il valore racchiuso nei materiali dei beni che immette nel circuito economico, ricadono di fatto sempre sui cittadini che pagano quando acquistano un bene e quando esso viene smaltito.

Per cambiare rotta ci vuole pertanto un'azione decisa dal basso che influenzi le legislazioni dei governi, come si prefigge di fare la campagna ‘Make resouces count’ a livello europeo - conclude l’Associazione - Questo perchè non ci si può, ovviamente, aspettare che sia l'industria a fare gli interessi dei cittadini e degli enti locali”.

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