La presentazione del Rapporto Eurobarometro sull’Italia, basato sulle interviste di novembre 2014, conferma che gli italiani sono più preoccupati degli europei per la disoccupazione e l’economia, anche se c’è un miglioramento rispetto al sondaggio di giugno, mentre per quanto riguarda il lavoro, la maggioranza degli italiani si aspetta che il peggio debba ancora venire.

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La presentazione del Rapporto Eurobarometro sull’Italia conferma che gli italiani sono più pessimisti degli altri europei sulla situazione Il 26 febbraio 2015, presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea è stato presentato il Rapporto Eurobarometro sull’Italia, il sondaggio effettuato dall’8 al 17 novembre 2014 e condotto contemporaneamente nei 28 Paesi membri dell’Unione Europea più i 6 Paesi candidati: la Turchia, la Repubblica di Macedonia, l’Islanda, il Montenegro, la Serbia e l’Albania.

Il Rapporto nazionale, elaborato sulla base dei sondaggi condotti dall'Eurobarometro standard 82, è il sondaggio più importante condotto a livello europeo sulle opinioni dei cittadini, concentrandosi le domande sulle priorità politiche della nuova Commissione Juncker (occupazione, crescita e investimenti, mercato unico digitale, unione dell’energia e del clima, mercato interno, unione economica e monetaria, accordo di libero scambio UE-USA - TTIP, giustizia e diritti fondamentali, migrazione, l’UE a livello mondiale, cambiamento democratico), raccolte poi in 4 filoni principali: economia e lavoro; dimensione esterna dell’UE; democrazia; fiducia e comprensione delle istituzioni europee.

Inanzitutto, dal sondaggio è emerso che gli italiani (41%) sono più pessimisti degli europei (28%); questo dato fa riflettere se si aggiunge che il 51% afferma di non sentirsi neppure cittadino dell'UE (la percentuale più bassa assieme ai bulgari) e il 67% dice di non conoscere i suoi diritti di cittadino europeo (media europea del 51%).
Tali percentuali sono spesso determinate dalla scarsa informazione sui temi europei: il 68% degli italiani vorrebbe saperne di più. Sostanzialmente gli italiani vorrebbero conoscere il funzionamento dell’UE e riconoscono i valori importanti quali pace, democrazia e diritti umani, ma in realtà non sanno bene dove e come cercare le informazioni. È sempre la televisione, in ogni caso, il principale mezzo di informazione in Italia: secondo il 54% degli intervistati, il “piccolo schermo” copre sufficientemente le questioni dell'UE.

Disoccupazione ed economica restano in cima alle preoccupazioni degli italiani [rispettivamente il 60% e il 37%, contro una media europea del 46% e del 24%], ma perdono peso rispetto all'ultimo sondaggio di giugno - si legge nelle conclusioni - La crisi rimane comunque una realtà e la maggioranza degli intervistati italiani si aspetta che il peggio debba ancora venire, soprattutto per quanto riguarda il lavoro”.
Il dato è scontato, considerata la crisi nazionale che porta gli italiani a sentirsi oltre che euroscettici anche pessimisti.
Tra i 28 Paesi membri, l’indice sulla valutazione della situazione economica nazionale varia notevolmente: le percentuali di “buona” sono più alte tra i danesi, svedesi e germanici; sul fronte opposto si trovano i giudizi di greci, spagnoli e portoghesi, con gli italiani a seguire.

Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato, le preoccupazioni dei nostri connazionali per l’immigrazione coincidono con la media europea (18%), mentre sono leggermente più favorevoli (73%, contro il 71%) ad affrontare il problema con una politica comune.
Anche in termini di Unione monetaria, il 54% degli italiani intervistati si dichiara favorevole, dato leggermente inferiore alla media europea (56%).
Gli italiani sono anche tra i più favorevoli (73%) ai piani della Commissione europea per promuovere gli investimenti privati attraverso fondi pubblici.
Per rilanciare economia e uscire dalla crisi, l’adozione di misure per una politica energetica a basse emissioni è utile per il 71% degli italiani (media europea il 73%), quelle per sostenere la base industriale europea ad essere più competitiva, promuovendo imprenditorialità e nuove competenze (il 78% degli italiani, contro una media europea del 74%).
Sono più propensi degli europei nel considerare realizzabile l’obiettivo di portare il contributo delle industrie del 20% al PIL europeo entro il 2020 (58%, con il 51% della media europea).
L’economia digitale, pur considerata meno importante di energia e industria, è ritenuta dagli italiani utile per contrastare la crisi e per preparare il domani (63%), anche se poi si deve osservare che solo il 53% degli intervistati dichiara di connettersi al web ogni giorno (il 62% è la media europea).

Sul controverso Ttip, acronimo inglese del possibile accordo commerciale e sugli investimenti tra Unione europea e Stati Uniti, il campione italiano si esprime favorevolmente con la stessa percentuale della media europea (58), mentre in quello germanofono (austriaco, tedesco, lussemburghese) prevale l’opposizione.
L'entusiasmo degli italiani verso l'operato esterno dell'UE si smorza, invece, quando si parla di allargamento. Il 52% del campione è contrario a nuove adesioni all'UE "negli anni a venire". Il dato è in netta crescita rispetto al 44% registrato a giugno. I favorevoli scendono dal 33% al 30%. In Europa i contrari a nuovi allargamenti sono il 48% del campione, e i favorevoli il 39%.
 
Quanto alle cause della perdurante situazione di crisi, il 63% degli italiani è convinto che l'UE sia responsabile delle politiche di austerity, mentre solo il 24% degli intervisti è in disaccordo con questa affermazione. Si tratta delle stesse percentuali registrate a livello di campione europeo.
La  maggior parte degli intervistati italiani, però, mostra un certo sostegno per le misure con cui l'UE esercita la politica economica, considerando che il 56% è favorevole al controllo preventivo dei bilanci nazionali da parte di Bruxelles (56%) e addirittura l’81% considera che la riduzione del debito pubblico e del deficit siano priorità che non possono essere rimandate.