Alla presentazione dell’annuale Rapporto sull’Italia dell’Eurispes, il Presidente Gian Maria Fara paragona il nostro Paese al mitico uroboro, il serpente che si nutre con la coda, divorando la società stessa che lo esprime.
Dal Rapporto 2015 si confermano le difficoltà economiche e sociali degli italiani, mentre burocrazia e fisco aumentano il proprio peso, costituendo il vero gancio che attanaglia l’economia italiana.

drago uroboroMentre l’economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione, assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita - ha dichiarato il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, presentando il 30 gennaio 2015 la 27ma edizione del “Rapporto Italia 2015” che fotografa un Paese in grave difficoltà - Con l’incredibile incremento della produzione legislativa necessaria a regolare la nuova complessità sociale ed economica, la burocrazia da esecutore si è trasformata prima in attore, poi in protagonista, poi ancora in casta e, infine, in vero e proprio potere al pari, se non al di sopra, di quello politico, economico, giudiziario, legislativo, esecutivo, dell’informazione”.

La burocrazia arriva dappertutto, influisce su tutto, tocca e regola ogni livello di attività sociale, soprattutto nel mondo contemporaneo, inglobando in sé il momento progettuale (la preparazione di leggi, misure, regolamenti), organizzando i percorsi di approvazione, di emanazione e di applicazione, determina sanzioni, gestendo e distribuendo le risorse, senza aver bisogno della politica se non come simulacro, come involucro che serve a salvare la forma. Nella sostanza, essa stessa si è fatta politica.
Questo progressivo allargamento del ruolo della burocrazia - ha continuato il Presidente dell’Eurispes - non può essere attribuito solo alla sua ‘volontà di potenza’ o ad un innato moto riproduttivo. Esso è piuttosto la conseguenza della perdita di ruolo e di credibilità della politica e della sua capacità di rispondere ai cambiamenti sociali e culturali, alle sfide economiche, alla complessità e alla globalizzazione”.

Mutuando l’immagine mitologica dell’uroboro, il serpente che morde e inghiotte la propria coda, usata dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky in occasione del Festival del Diritto di Piacenza (settembre, 2013) per definire il rapporto tra denaro e politica, Fara conclude che “In questo momento storico lo Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini e delle proprie imprese, cioè della società che lo esprime. Con evidente miopia: che cosa accadrà quando non ci sarà più nulla di cui nutrirsi? Ed è questa la chiave per capire i motivi della crisi e della profonda sfiducia, quando non è odio, dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e della politica”.

Di seguito si riportano alcune delle principali indicazioni che emergono dal Rapporto costruito ogni anno, per scelta metodologica, attorno a 6 dicotomie (Coraggio/Rinuncia; Cittadinanza/Sudditanza; Morale/Diritto; Naturale/Artificiale; Città/Campagna; Presente/Futuro), illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da 60 schede fenomenologiche.

Con un aumento del 16,4% rispetto al Rapporto 2014, il numero di quanti non riescono ad arrivare alla fine del mese con le proprie entrate si attesta al 47,2%. Moltissimi sono costretti ad usare i propri risparmi per far quadrare i conti: il 62,8% (in forte aumento rispetto al 51,8% di un anno fa).
I costi per l’abitazione costituiscono un serio problema economico: Il 73,1% di chi ha contratto un mutuo per l’acquisto della casa ha difficoltà a pagare le rate, così come il 69,6% di chi è in affitto non riesce a pagare regolarmente il canone.

Un italiano su tre (33,3%) ha chiesto un prestito bancario nel corso degli ultimi tre anni, che nel 7% dei casi è stato negato. I prestiti vengono contratti soprattutto per l’acquisto dell’abitazione (42%), ma anche per far fronte alla necessità di pagare debiti accumulati (29,3%), saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie (23,9%), affrontare le spese per cerimonie (23,3%) e per le cure mediche (23,3%).

Se il presente è incerto, il futuro non è roseo. Quasi 9 italiani su 10 (88,1%) ritengono che la situazione economica del nostro Paese sia peggiorata nel corso dell’ultimo anno e i pessimisti su una ripresa nel corso di quest’anno continuano ad aumentare (+10,1% rispetto al 2014). Circa un terzo del campione (33,9%) pensa invece che la situazione resterà stabile (36,4% le risposte raccolte lo scorso anno). Sono ben pochi, infine, gli ottimisti: solo per il 4,6% la situazione migliorerà contro l’8,2% di chi lo scorso anno manifestava sicurezza in questo senso.

Il 45,4% degli italiani che andrebbe a vivere all’estero (+4,8% sul 2014), soprattutto per lavorare (32,1%). La ricerca di maggiori opportunità di lavoro (32,1%) è la motivazione più sentita per la quale si è disposti a cambiare vita e Paese. La seconda ragione è quella che vede nell’espatrio più opportunità per i figli (12,2%), seguita dalla ricerca di maggiori garanzie sul futuro (9,6%).

A mutare non sono solo i modelli di consumo che si esprimono con la contrazione degli acquisti indirizzati al superfluo (tempo libero, pasti fuori casa, parrucchiere, estetista, ecc.), ma anche i modelli di acquisto (e-commerce e mercato dell’usato).

Ci si rivolge più spesso a punti vendita economici come grandi magazzini, mercatini, outlet (lo fa l’84,5% contro il 75,3% dello scorso anno) e si rimandando gli acquisti ai saldi (l’88,2% contro il precedente 82,9%).
L’81,7% cambia marca di un prodotto alimentare se più conveniente (+5,8). È aumentata di ben 13 punti la percentuale di chi si è rivolto ai discount (70,9%) per la spesa alimentare. I tagli si riflettono anche sugli articoli tecnologici, l’80,1% (+8,5), quelle per la benzina, con un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici (41,6%), quelle dedicate agli animali domestici (49,5%), per la baby sitter (53,5%) e per i collaboratori domestici (60,8%).

Crolla il consenso verso le Istituzioni. Il Governo raccoglie un tasso di fiducia al 18,9%, basso ma lievemente in crescita rispetto alle rilevazioni passate. Il Parlamento continua invece a segnare una diminuzione del grado di fiducia: 10,1%, il 6% rispetto al 2014. Molti passi indietro per la magistratura, al 28,8% con un crollo di consensi del 12,6%. Mentre cresce la popolarità di Papa Francesco (89,6%), un plebiscito che traina la fiducia nella Chiesa che tocca livelli (62,6%) mai raggiunti.

Quattro italiani su dieci (40,1%) pensano infatti che l’Italia dovrebbe uscire dall’euro, una quota che si attestava ad inizio 2014 al 25,7%, perché ritiene che sia stata proprio la moneta unica una delle principali cause dell’indebolimento della nostra economia. Molti sono convinti, inoltre, che l’euro abbia avvantaggiato esclusivamente i paesi europei più ricchi (22,7%) e che non si sia affiancata ad un’unione economica una reale unità dell’Europa (21,1%), intesa evidentemente a livello sociale e politico.

Preoccupanti anche i dati sugli "abbandoni" scolastici. Per Eurispes le dimensioni del fenomeno sono ancora molto elevate: 17% contro la media europea che si attesta a quota 11,9%. Peggio di noi soltanto Spagna e Portogallo, Malta e Romania. Esaminando anche la percentuale di laureati tra i 30 e i 34 anni emerge non soltanto che l'Italia è appena a metà strada dall'obiettivo fissato ma è anche molto indietro rispetto all'Europa.

L'Italia rimane tra i Paesi più visitati (il 5° per numero di presenze turistiche), ma riesce ad attrarre poco più della metà dei turisti diretti in Francia nello stesso intervallo di tempo, pur avendo ben circa il 25% in più di siti patrimonio dell'UNESCO.