EU-ETS: la Riserva per la stabilità del mercato deve essere anticipata al 2017

EU-ETS: la Riserva per la stabilità del mercato deve essere anticipata al 2017

Alla vigilia del voto in Commissione Ambiente del Parlamento europeo sulla riforma del sistema europeo di scambio delle quote di emissioni dei gas ad effetto serra nei settori energivori, un nuovo Rapporto sottolinea che se l'attuazione della Riserva per la stabilità del mercato (MSR) fosse ritardata fino al 2021, come previsto nel Pacchetto “Clima ed Energia al 2030”, si rischierebbe di perdere un decennio di investimenti per l’ammodernamento delle industrie ad alta intensità di carbonio e di non essere nella giusta traiettoria per la riduzione del 40% delle emissioni al 2030.

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Il Pacchetto “Clima ed Energia al 2030” proposto dalla Comunicazione del 22 gennaio 2014 della Commissione UE e adottato dal Consiglio europeo il 24 ottobre 2014 prevede, tra l’altro, la Riforma del sistema di scambio delle emissioni comunitario (EU-ETS) con l’introduzione dall’inizio del prossimo periodo nel 2021 una riserva per dare maggior stabilità al mercato (MSR) per affrontare il surplus di quote di emissione, che si sono ammassate negli ultimi anni (oltre alla riduzione concordata della vendita all'asta di 900 milioni di quote fino al 2019-2020), e per migliorare la resistenza del sistema a grandi shock, regolando automaticamente la fornitura di quote da mettere all'asta che dovrebbe garantire un efficiente percorso di decarbonizzazione a lungo termine dell’economia europea.

Ma il perdurare di un prezzo troppo basso, come è attualmente, delle quote ETS e la distribuzione di quote gratuite per alcuni settori ad alta intensità di carbonio, fino al 2020, potrebbe influire sull’efficacia dello strumento, riducendo gli investimenti delle imprese per la diffusione delle tecnologie low carbon, mentre gli operatori di mercato necessitano di certezza e credibilità dei prezzi.
Nei mesi scorsi si è evidenziato che i decision maker dell’UE non sono concordi sulle misure da adottare per la riforma necessaria dell’ETS , come hanno dimostrato per ultimo i Consigli Energia (9 dicembre 2014) e Ambiente (17 dicembre 2015), svoltisi sotto il semestre di Presidenza italiana, e il testo di compromesso redatto in gennaio 2015 dalla Presidenza lettone.
Alcuni Paesi membri hanno avanzato, infatti, preoccupazioni circa la competitività delle industrie europee nel quadro delle politiche climatiche dell’UE, la eventuale perdita dopo il 2020 delle quote gratuite concesse ad alcuni settori ad alta intensità di carbonio, il back-loading (la vendita all’asta dei 900 milioni di quote ) e la data di inizio della MSR.
 
 

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Ora, in vista del voto in Commissione Ambiente del Parlamento europeo, previsto per il 24 febbraio 2015, Climate Strategies, una ONG con sede a Londra che lavora con una rete internazionale di esperti per fornire accurate analisi ai decisori internazionali in materia di cambiamenti climatici, di politiche energetiche e di investimenti per un’economia a basse emissioni di carbonio, ha pubblicato il Rapporto “Is a Market Stability Reserve likely to improve the functioning of the EU ETS?”.

Dal Rapporto, alla cui redazione hanno partecipato 12 prestigiosi Istituti di ricerca, coordinati dal DIW di Berlino (Istituto di ricerca economica), emerge che ritardare fino al 2021 la riforma dell’EU-ETS rischia di minare gli investimenti nelle tecnologie pulite, perché le imprese a fronte dell’incertezza, della complessità e del rischio regolatorio, non possono rispondere efficacemente a tale surplus di quote.
Inoltre, si afferma nel Rapporto, la credibilità e congruità del prezzo del carbonio si sono ridotte presso gli investitori e la riduzione delle emissioni di gas serra è in ritardo.
La proposta della Commissione UE di mantenere le quote in eccesso in riserva (MSR) è una risposta adeguata a ripristinare la fiducia nel prezzo del carbonio, ma deve essere attuata nel 2017, come propongono alcuni Paesi, tra Germania e Gran Bretagna, non già nel 2021, e i 900 milioni di quote che sono attualmente trattenute per la vendita all'asta, devono essere trasferiti direttamente nella riserva.

Se l'attuazione della Riserva per la stabilità del mercato fosse ritardata fino al 2021 - ha dichiarato il Prof. Karsten Neuhoff del DIW - si rischierebbe di perdere un decennio di investimenti nell’ammodernamento delle industrie ad alta intensità del settore energetico. Viceversa anticipare al 2017 la data di inizio aiuterebbe in modo significativo l'Unione europea a rimanere nella giusta traiettoria per passare ad un'economia a basse emissioni di carbonio e per ridurre le emissioni”.
Si ricorda che il Pacchetto “Clima ed Energia al 2030” prevede una riduzione del 40% delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai livelli del 1990.
Attuare la Riserva per la stabilità di mercato nel 2017 - ha rincarato Luca Taschini, Ricercatore presso l'Istituto Grantham sui cambiamenti climatici e l'ambiente presso la London School of Economics and Political Science, un'altra delle Istituzioni che hanno contribuito alla redazione del Rapporto - aiuterà l'Unione europea a raggiungere i suoi obiettivi di emissioni a lungo termine ad un costo inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario se fosse ritardata fino al 2021. Iniziare prima renderebbe gli investimenti per un basso tenore di carbonio più attraenti in tutta l’Europa”.
 

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