Erosione: l’acqua porta via pezzi d’Europa e soprattutto d’Italia

Erosione: l’acqua porta via pezzi d’Europa e soprattutto d’Italia

In Europa ogni anno vengono persi 970 milioni di tonnellate di terreno (circa 600 milioni di metri cubi di suolo), quanto un’area profonda un metro della grandezza di Berlino. L’Italia è il Paese più divorato con 8,46 tonnellate per ettaro perse, seguita da Slovenia (7,43) e Austria (7,19) e la colpa è anche dell’uomo. Lo sostiene uno studio del Joint Research Centre della Commissione UE.

erosione suolo

L’acqua “sta mangiando” enormi quantità di suolo. In Europa ogni anno vengono persi 970 milioni di tonnellate di terreno (circa 600 milioni di metri cubi), una superficie dello spessore di un metro vasta quanto la città di Berlino oppure una superficie di un centimetro ampia il doppio del Belgio. Lo sostiene uno studio del Joint Research Centre della Commissione UE che sarà pubblicato il prossimo dicembre su Environmental Science & Policy.

Il fatto è piuttosto grave, soprattutto se rapportato alla lentezza con cui invece la Terra si riforma: servono 100 anni perché l’estensione cresca di un centimetro. L’Italia è il Paese più “divorato”, in testa alla triste classifica con 8,46 tonnellate per ettaro perse tutti gli anni, seguita da Slovenia (7,43) e Austria (7,19). I più bassi tassi di perdita di suolo si registrano invece in Finlandia (0,06), Estonia (0,21) e Paesi Bassi (0,27).

Molto più impattante quindi del vento, l’acqua nel continente europeo rosicchia in media ogni anno 2.46 tonnellate di suolo per ettaro, e a farne le spese sono soprattutto i terreni più vulnerabili come quelli agricoli (68,3%) a fronte di un tasso annuo di formazione che si ferma a meno di 1,4 per ettaro. Poiché la perdita di terreno impatta su ecosistemi, produzione alimentare, acqua potabile, stock di carbonio e biodiversità, l’UE ritiene necessaria l’immediata introduzione di misure di protezione, come ad esempio una gestione più sostenibile del territorio, e ha messo questo grave problema al centro della sua agenda ambientale.

Non per nulla, gli autori dello studio raccomandano di concentrare le misure di protezione del suolo sul 24% dei terreni europei, ovvero quella porzione di territorio dove si registra un’erosione media annua di due tonnellate per ettaro. “La massiva erosione da parte dell’acqua - spiegano i ricercatori - è legata a diversi fattori, tra cui precipitazioni, tipologia del terreno e uso e gestione del territorio in modo insostenibile da parte dell’uomo”. Il mix tra erosività delle piogge e terreni con ripidi pendii è naturalmente la causa peggiore, ma lo studio sottolinea come una minaccia forte arrivi anche dai terreni agricoli: le terre coltivate, con un tasso di erosione pari a 3,24 tonnellate per ettaro, rappresentano il 68,3% delle perdite totali di suolo; al contrario, nelle aree ricoperte dalle foreste, il fenomeno incide solo per l’1% dell’erosione. Quindi, è la mano dell’uomo che con pratiche agricole e tecniche di coltura inadeguate e deforestazione contribuisce in larga parte alla scomparsa del terreno.

Lo studio sottolinea come alcune scelte di Bruxelles per un’agricoltura più sostenibile (ad esempio le norme relative al mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali o la Politica Agricola Comune) abbiano ridotto la percentuale di perdita del suolo del 9,5% nel complesso e del 20% per le terre coltivabili.

Nonostante l’impegno messo in atto, però, ancor oggi 4 milioni di ettari di terre coltivate hanno tassi insostenibili di perdita del suolo (più di 5 tonnellate per ettaro). Le previsioni del Joint Research Centre dicono che la scomparsa del suolo per erosione idrica dovrebbe diminuire leggermente dal 2050 grazie ad un aumento delle aree forestali, ma tutto è legato ad una gestione più sostenibile del territorio. Se non vi sarà un cambio di rotta, questa previsione potrebbe non realizzarsi, soprattutto alla luce delle pressioni per aumentare le coltivazioni e la quantità di terra arabile per la produzione di cibo e biocarburanti. Inoltre, ci si metterà anche il cambiamento climatico con un aumento atteso dell’erosività delle piogge pari al 10-15% entro metà secolo.

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