Entro il 2030 il deficit di acqua potrebbe raggiungere il 40%

Entro il 2030 il deficit di acqua potrebbe raggiungere il 40%

L’edizione 2015 dell’annuale Rapporto sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali delle Nazioni Unite avverte che senza radicali cambiamenti nell’uso e nella gestione di questa importante risorsa, fondamentale per lo sviluppo sostenibile, la salute degli individui e degli ecosistemi potrebbe deteriorarsi irreversibilmente.

Entro il 2030 il deficit di acqua potrebbe raggiungere il 40%

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, le Nazioni Unite hanno presentato a Nuova Delhi l’annuale “World Water Development Report”.

Il Rapporto è il risultato del monitoraggio del sistema delle Nazioni Unite sullo stato, uso e gestione delle risorse idriche a scala mondiale, al fine di fornire a chi ha potere decisionale, informazioni e strumenti per promuovere l’uso sostenibile dell’acqua. La realizzazione del Rapporto è il frutto della collaborazione di 65 entità, incluse le Agenzie dell’ONU, le organizzazioni internazionali e regionali e ONG che compongono la piattaforma di coordinamento UN-Water. Questa estesa partecipazione, dall’alto valore simbolico, rappresenta un unicum nel panorama internazionale.

L'edizione 2015, dal titolo “Acqua per un mondo sostenibile”, dimostra come le risorse idriche e i servizi che forniscono siano essenziali per raggiungere la sostenibilità globale perché sono alla base della crescita economica, della riduzione della povertà e della sostenibilità ambientale. Dalla sicurezza alimentare a quella energetica, dalla salute umana a quella dell'ambiente, l'acqua ha dimostrato di contribuire a migliorare il benessere sociale, che ha ripercussioni sulle condizioni di vita  di miliardi di individui. Gran parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile richiede un significativo miglioramento nella gestione delle acque in tutto il mondo.
Il 2015 costituisce una pietra miliare sulla strada verso uno sviluppo sostenibile: sono al termine gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM)  e sono in fase di approntamento i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) che dovranno costituire i punti di riferimento per la comunità internazionale e i Governi nazionali nel tentativo di realizzare un mondo sostenibile.

Il Rapporto inizia descrivendo lo scenario mondiale in un futuro non troppo lontano in cui le risorse idriche e i servizi relativi  sono gestite in modo tale che i benefici sono massimizzati e distribuiti equamente in tutto il mondo.

Questa visione non è solo una prospettiva immaginaria e utopica, bensì di un futuro che è del tutto realizzabile, in cui l'acqua è riconosciuta e gestita come la risorsa fondamentale che supporta tutti gli aspetti dello sviluppo sostenibile.
Questa visione rappresenta un nuovo e innovativo approccio al Rapporto, spingendo i lettori a riflettere su come il nostro mondo potrebbe essere, a condizione che siano introdotte opportune modifiche alle modalità con le quali le risorse idriche sono considerate e gestite.
 

Proseguire sulla strada del business as usual sta portando il mondo sull’orlo di un crollo del sistema socio-economico. La logica della produttività massima degli ultimi due secoli ha messo in grave pericolo il delicato equilibrio degli ecosistemi e la disponibilità delle risorse.
Nonostante i notevoli progressi compiuti negli ultimi anni, 748 milioni di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile ovvero a una fonte idrica protetta da contaminazioni esterne e altri 2,5 miliardi sono quelli che non possono utilizzare adeguati servizi igienico-sanitari.

Questo può portare a conflitti tra settori e tipologie di utenti, ma anche tra regioni e paesi. 

Questa è una crisi di conoscenza e di gestione dell’acqua piuttosto che un problema di disponibilità della risorsa - ha dichiarato Michela Miletto, vice Coordinatore del Programma World Water Assessment che redige il Rapporto - È necessario garantire che le risorse idriche vengano gestite, assegnate e utilizzate secondo modalità sostenibili. Ciò richiede norme di legge e regolamenti atti a garantire un equilibrio sicuro tra disponibilità e utilizzo di acqua, in grado di proteggere la risorsa dall’inquinamento e da un prelievo eccessivo. Tutto ciò richiederà scelte complesse, nonché la capacità di gestire compromessi tra diversi utilizzi sociali, economici e ambientali. Il miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo dell’acqua, al pari del riutilizzo e del riciclo, svolgeranno un ruolo essenziale nella gestione di questi compromessi”.

Il Rapporto sottolinea che la domanda di acqua in tutto il mondo aumenterà del 55% nei prossimi 15 anni, anche a causa della crescente urbanizzazione ed industrializzazione dei Paesi in via di sviluppo. Questo significa che al 2030 potrebbe essere disponibile solo il 60% del fabbisogno, ma in alcuni Paesi, si prevede un deficit ancora maggiore, anche per effetto dei cambiamenti climatici che determinano precipitazioni irregolari e il conseguente calo delle riserve sottomarine.
In India (non casualmente il Rapporto è stato lanciato nella capitale), l’utilizzo dell’acqua non è regolamentato e l’inquinamento non viene tenuto nella dovuta considerazione o non viene punito, tant’è che almeno l’80% della popolazione attinge alle acque sotterranee per bere, evitando l’inquinamento batteriche delle acque superficiali. Studi approfonditi stimano che in questa regione le acque delle falde freatiche si stanno esaurendo a tassi più veloci che in altre parti del mondo, con deficit previsto al 2030 di oltre il 50%.

Per effetto dell’aumento della popolazione mondiale, al 2050 la produzione di cibo dovrà aumentare del 60% e la produzione di energia del 70%, determinando, entrambi i settori, un impatto sulla risorsa acqua. 

"La posta in gioco è incredibilmente alta", ha riassunto Michel Jarraud, Presidente di UN-Water e Segretario generale dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, che ha pure sottolineato che la gestione sostenibile delle acque è una responsabilità condivisa che riguarda la società civile e il settore privato, così come le organizzazioni internazionali.
Il Rapporto sottolinea, inoltre, che investire nella gestione sostenibile delle acque, anche se costoso, paga: un investimento di 15-30 miliardi di dollari nell’efficientamento della gestione idrica nei Paesi in via di sviluppo potrebbe generare un ritorno annuale di 60 miliardi di dollari, mentre le città che si doteranno di piani a lungo termine potranno irrobustire le proprie economie entro pochi decenni, perché le persone che hanno accesso all’acqua potabile godono di miglior salute e hanno maggiori possibilità di istruirsi e trovare un lavoro.


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