Uno studio di ricercatori del King College di Londra ha analizzato che i nutrienti forniti dal consumo di grilli cavallette, larve e vermi possano sostituire quelli contenuti nella carne di manzo.
Le conclusioni sostengono l'idea che gli insetti potrebbero essere delle ottime fonti di ferro biodisponibile e fornire la piattaforma per una strategia alternativa per una maggiore assunzione di minerali nelle diete della popolazione mondiale in crescita.

L'interesse per il consumo di insetti (entomofagia) come fonte sostenibile di proteine nella dieta degli esseri umani ha recentemente avuto un certo impulso.

In più occasioni, infatti, e con una serie di rapporti l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) ha sottolineato l'impatto ambientale dell'aumento del consumo di carne a livello mondiale, passato da 45 milioni di tonnellate nel 1950 a 233 milioni nel 2000 e che è stimato raggiungere i 465 milioni entro il 2050, a seguito dell'aumento della popolazione mondiale che dai 7 miliardi attuali supererà i 9 miliardi, ma anche dei cambiamenti nelle abitudini alimentari, soprattutto delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo (Cina e India su tutti).

Secondo il Rapporto "Edible insects. Future prospects for food and feed security", redatto in collaborazione con l'Università di Wageningen (Paesi Bassi), sono circa 1.900 le specie di insetti che sono mangiati in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, che costituiscono cibo di alta qualità per l'uomo, il bestiame, pollame e pesce. Poiché sono a sangue freddo, gli insetti hanno un alto tasso di conversione alimentare ed emettono molto meno gas a effetto serra rispetto al bestiame convenzionale e, in alcuni casi, possono essere "allevati" su rifiuti organici, riducendo l'inquinamento ambientale.

Che gli insetti siano una fonte di proteine è ben risaputo, ma l'aspetto più discusso, a parte quello culturale per noi occidentali, è se il loro consumo sia in grado di apportare quel contributo di nutrienti necessari per una sana alimentazione. Particolarmente importante, poi, tra è la disponibilità di ferro, la cui carenza nelle diete prive di carne causa un'anemia (sideropenia) in grado di provocare patologie, anche gravi.

Finora, la conoscenza della composizione nutrizionale e, in particolare, la biodisponibilità di minerali dal consumo di insetti, era piuttosto carente. A tal fine dei ricercatori finanziati dal King College di Londra hanno cercato di verificare se mangiare insetti permette di acquisire i nutrienti di un pasto tradizionale.
Nello Studio "In Vitro Iron Availability from Insects and Sirloin Beef" pubblicato online sul Journal of Agricultural and Food Chemistry dell'American Chemical Society, Yemisi Latunde-Dada e colleghi hanno valutato la disponibilità di Fe, Ca, Cu, Mg, Mn, Zn presenti nei 4 insetti più comunemente consumati come grilli, cavallette, tarme della farina (Tenebrio molitor), buffalo worm (larve di d Alphitobius diaperinus), confrontandone le quantità presenti nel controfiletto di manzo.

Fonte: American Chemical Society

Il ferro solubile dei campioni è stato misurato mediante la spettroscopia di emissione al plasma (ICP-OES) e la biodisponibilità di ferro è stata determinata utilizzando una simulazione in vitro di digestione peptica-pancreatica, seguita dalla misurazione della ferritina (un marker surrogato per l'assorbimento del ferro) in cellule intestinali umane Caco-2. Gli insetti hanno mostrato livelli differenti di ferro, calcio, rame, magnesio, manganese e zinco. I grilli, per esempio, hanno livelli più elevati di ferro rispetto alle cavallette e ai vermi, e i minerali degli insetti, tra cui calcio, rame e zinco sono più facilmente disponibili per l'assorbimento di quelli provenienti dalla carne di manzo. Comunque, le larve di alfitobio e il controfiletto di manzo hanno mostrato una maggiore biodisponibilità di ferro simile al solfato ferroso (FeSO4). Tali risultati, affermano i ricercatori, supportano l'idea che gli insetti potrebbero essere delle ottime fonti di ferro biodisponibile e fornire la piattaforma per una strategia alternativa per una maggiore assunzione di minerali nelle diete della popolazione mondiale in crescita.

Certo, mangiare insetti non è la prima opzione che viene in mente quando si ha fame, ma non bisogna dimenticare che studi condotti in Italia hanno indicato che in alcune aree del nostro Paese fino a non molto tempo fa si mangiavano insetti o parti di insetti, come nelle diete tradizionali del Friuli occidentale c'erano bombi, lepidotteri e parti di cavallette (link: https://elearning.unipd.it/scuolaamv/pluginfile.php/14885/mod_resource/content/1/Ethnobioloigy%20Friuli.pdf).