Energy&Strategy Group: l’Italia continua ad investire in efficienza energetica, ma gli obiettivi della SEN sono ancora lontani

Energy&Strategy Group: l’Italia continua ad investire in efficienza energetica, ma gli obiettivi della SEN sono ancora lontani

Il Rapporto “Energy Efficiency Report 2016” conferma il trend di crescita nel 2015, con il settore residenziale che ha registrato il 53% degli investimenti totali, di cui più di un terzo dovuto alle installazioni delle pompe di calore.
Gli obiettivi prossimi ai target previsti dalla SEN e già raggiunti per quelli del “Pacchetto 20-20-20” sono il frutto della crisi economica e del mancato consumo, non già di vera efficienza energetica.

energy efficiency report 2016

In Italia nel 2015 sono stati investiti 5,63 miliardi di euro per migliorare l’efficienza energetica, oltre il 10% in più rispetto all’anno precedente, ma gli obiettivi al 2020 della Strategia Energetica Nazionale sono lontani.

È quanto emerge dall’ “Energy Efficiency Report 2016“, redatto da Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano e presentato a Milano il 9 giugno 2016 nel corso del Convegno "L'efficienza energetica in Italia: il mercato, gli attori e il potenziale di crescita di fronte alla svolta del sistema di incentivazione".
Si conferma, dunque il trend positivo degli ultimi 4 anni, con una crescita annua del 14% (nel 2012 gli investimenti erano stati di 3,8 miliardi), anche se l’aumento più consistente si è registrato nel 2014, quando da 4 miliardi si era saliti a 5,2.

Il Rapporto ha analizzato gli investimenti in efficienza energetica in Italia del comparto industriale, del terziario (circoscritto alla GDO e Hotel )e del settore residenziale (compresi gli uffici), per individuare le soluzioni maggiormente impiegate e stimare le cifre spese per realizzarle, nonché le variazione rispetto agli anni precedenti.
In ambito industriale prevalgono le soluzioni che intervengono sull'efficientamento del processo produttivo e sull'erogazione dei servizi generali, mentre nel residenziale e nel terziario quelle che impattano sull'involucro edilizio e sul riscaldamento/raffrescamento.

La lista delle tecnologie, costruita a partire dalle indagini condotte nei precedenti rapporti (aria compressa, motori elettrici, inverter, sistemi di gestione dell’energia e di combustione efficiente, refrigerazione, cogenerazione, illuminazione, building automation, chiusure vetrate superfici opache, pompe di calore, caldaie a condensazione, solare termico), è stata ulteriormente aggiornata dalle interviste condotte agli operatori di servizi di efficienza energetica, oltre 130, e a un campione significativo di clienti, più di 90 per i comparti industriali e terziario.

È nel residenziale (12,2 milioni di edifici) che gli investimenti hanno toccato la punta massima, raggiungendo i 3 miliardi (il 53% del totale): nel 2015 si è registrato un vero e proprio boom di installazioni di pompe di calore, il cui volume d'affari è aumentato di oltre il 50%, arrivando a toccare 1,1 miliardi di euro. Anche gli interventi sull'illuminazione hanno fatto registrare una crescita significativa (450 milioni) grazie soprattutto al progressivo aumento di maturità della tecnologia LED.

Nel comparto industriale, le soluzioni di efficienza energetica più adottate sono stati i sistemi di combustione efficienti, che hanno raggiunto i 387 milioni di euro, ben 197 dei quali nel settore metallurgico. Significativi anche gli investimenti realizzati da vetrerie (80 milioni) e cementifici (63). La cogenerazione invece ha registrato un volume d'affari di 378 milioni, suddivisi tra il settore alimentare (101 milioni), chimico (99), meccanico (88) e della carta (76). Interessanti anche gli investimenti per efficientare l'illuminazione, 179 milioni di euro, distribuiti in maniera piuttosto omogenea.
I settori con maggiore propensione all’efficienza energetica risultano essere quelli della carta (2,8 % degli investimenti sulla bolletta annua), dei prodotti per l’edilizia, del vetro e della ceramica, che però movimentano cifre limitate. Al contrario la metallurgia, che per le sue dimensioni ha i valori assoluti maggiori (353,6 milioni di euro di investimento) grazie soprattutto ai sistemi di combustione efficienti, si colloca soltanto a metà classifica. Fanalino di coda è il settore alimentare, che presenta un indice di propensione all’efficienza energetica piuttosto ridotto, pari alla metà di quello della carta.

Il fatturato complessivo delle E.S.Co. (Energy Service Company, società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica) nel 2015 ha raggiunto 1,43 miliardi, ma gli investimenti in efficienza energetica non hanno superano i 654 milioni che, se paragonati ai 5,63 miliardi realizzati in totale dimostra fin troppo bene il peso decisamente basso di questi operatori. La gran parte degli interventi, infatti, è della tipologia self-made, in cui l’operatore realizza “in casa” l’intervento di efficienza energetica, rivolgendosi generalmente a un fornitore tecnologico e sfruttando le competenze del proprio ufficio tecnico (se si tratta di un operatore industriale o del terziario) oppure più semplicemente i consigli degli installatori (se si tratta del residenziale o, in taluni casi, degli uffici).
È indubbio che le E.S.Co. abbiano difficoltà a inserirsi nel settore della PA (dove la loro quota di mercato è di circa il 15%) e soprattutto in quello residenziale (appena l’1%). Ma anche se si escludono questi settori, e ci si concentra sugli investimenti in efficienza energetica di alimentare, carta, chimica, prodotti per l’edilizia, meccanica, metallurgia, vetro e ceramica, GDO e hotel, che ammontano complessivamente a 1,42 miliardi, si vede che le E.S.Co. raggiungono una quota di mercato di appena il 21,2% del totale. Gli interventi self-made sono decisamente preponderanti quando si tratta di efficientare i processi core: gli oltre 922 milioni di investimento sono per ben il 90% eseguiti direttamente dai proprietari del processo! Le E.S.Co. arrivano però a oltre il 40% nei processi non core.
Le ragioni di questa differenza sono varie: da un lato, è evidente come l’intervento su un processo core abbia delle specificità tecniche e settoriali tali per cui sia difficile per le E.S.Co. che operano sul mercato italiano, tutto sommato di piccole dimensioni rispetto ai clienti, sviluppare competenze adeguate e competitive; dall’altro, c’è una forte riluttanza da parte degli operatori industriali a permettere a soggetti esterni di mettere mano ai propri processi core, e per di più per una finalità - il risparmio energetico - non ancora percepita come fondamentale. Al contrario, le similitudini tra processi non core (servizio vapore, motori elettrici, aria compressa, ecc.) anche in settori diversi permettono alle E.S.Co. il raggiungimento di utili effetti di scala, ad esempio negli acquisti, e di scopo.

Le direttive e gli obiettivi in termini di efficienza energetica per il nostro Paese sono racchiuse nella Strategia Energetica Nazionale (SEN) e nel cosiddetto Pacchetto 20-20-20:
- la prima stabilisce per l’Italia un consumo di energia primaria nel 2020 di 158Mtep (unità di misura che rappresenta la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo);
- la seconda nello stesso anno impone un consumo di 167 Mtep.
Al termine del 2015 l’Italia ha fatto registrare un consumo di energia primaria di circa 165 Mtep, ossia già al di sotto della soglia prevista dal 20-20-20 e di poco superiore a quella indicata dalla SEN.
Tuttavia il raggiungimento della quota target è dovuto principalmente al calo dei consumi e della produzione conseguenti alla crisi economica, con inevitabile riduzione del consumo energetico, non a un miglioramento dell’efficienza: nello scenario di riferimento della SEN e del Pacchetto 20-20-02 infatti per il 2015 si prevedevano consumi energetici pari a 197,5 Mtep, quasi il 20% in più di quelli registrati.
Bisogna calcolare, quindi, gli effettivi risparmi previsti per ogni anno da qui al 2020 e confrontarli con i reali investimenti in efficienza energetica e i conseguenti risparmi.
Perciò, rispetto agli obiettivi di efficienza energetica per l’Italia, il gap è ancora significativo se comparato al target previsto dalla SEN, che si raggiunge all’80%, mentre è sostanzialmente in linea con quello meno sfidante del Pacchetto 20-20-20.
Le condizioni di contorno e la presenza di fattori abilitanti o, al contrario, di barriere giocano tuttavia un ruolo chiave: la differenza tra uno scenario ottimistico e uno scenario pessimistico è di oltre il 40%, a testimonianza che ancora molto si può fare (o “disfare”) tenendo conto del momentum raggiunto nell’ultimo biennio dall’efficienza energetica - ha osservato Vittorio Chiesa, Responsabile di Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato il Report - È innegabile che la crisi economica abbia portato i consumi ad un livello già prossimo a quello target per il 2020, e che le previsioni di crescita del PIL dei prossimi 3-5 anni non siano tali da fare immaginare un’inversione di tendenza. Ma non è certo vera efficienza quella che si basa sul mancato consumo: si può fingere che la crisi non ci sia stata e pensare ad un efficientamento ‘in valore assoluto’ pari a quello previsto dal Pacchetto 20-20-20? Ovviamente la risposta è no, ed è quindi necessario che gli operatori e gli stakeholder dell’efficienza energetica nel nostro Paese si diano dei nuovi obiettivi, concreti e raggiungibili”.
 

Commenta