In Europa l’energia generata dal mare raggiungerà una potenza installata di circa 3,6 Gigawatt entro il 2020 e 188 Gigawatt entro il 2050: sono queste le stime dell’European Ocean Energy Association con cui si è aperta la prima giornata del convegno organizzato dall’Enea a favore dello sviluppo della “Blue Economy”.

onda oceano

Onde, correnti e maree: a queste forze della natura può essere delegato un compito importante nella ricerca di soluzioni “sostenibili” per la crescita economica. Questo il tema principale del workshop che si è tenuto a Roma l’1 e il 2 luglio scorsi dal titolo Energia dal mare: le nuove tecnologie per i mari italiani, organizzato nell’ambito dell’accordo di programma tra il Ministero dello Sviluppo Economico e l’Enea sulla ricerca di sistema elettrico.

Durante l’incontro, che ha visto la partecipazione tra gli altri di Gse, Rse, Enel Green Power, Terna, Cnr, Politecnico di Torino, Università Mediterranea di Reggio Calabria, Università di Bologna, Università di Napoli, Politecnico di Milano e Seapower, i responsabili dell’Enea hanno sottolineato che “Lo sfruttamento dell’energia dal mare rappresenta uno degli argomenti prioritari del piano d’azione messo a punto dalla Commissione Europea per lo sviluppo della Blue Economy, che potrà contribuire a rilanciare in maniera sostenibile la crescita economica, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Secondo le stime dell’European Ocean Energy Association, l’associazione che coordina le iniziative europee relative all’energia degli oceani “In Europa i dispositivi per la conversione dell’energia generata dal mare raggiungeranno una potenza installata di circa 3,6 GW entro il 2020 e 188 GW entro il 2050”.

L’Italia, con i suoi 8.000 chilometri di costa, è uno dei Paesi dell’Unione europea più vocati a cogliere i vantaggi dello sfruttamento di questa fonte di energia alternativa che, ad oggi, costituisce appena lo 0,02% della domanda europea. “Inoltre - fanno notare all’Enea - gli incentivi messi in campo dal Governo per favorire la produzione di elettricità da impianti di energia oceanica potranno contribuire ad un’accelerazione tecnologica anche in questo settore”.

Rispetto a fonti più consolidate, nel nostro Paese lo sfruttamento energetico di onde, correnti e maree si è sviluppato soltanto negli ultimi anni grazie alla realizzazione di impianti e dispositivi sperimentali in grado di ricavare il massimo del potenziale energetico dal Mediterraneo. Strategie “personalizzate” per il mare nostrum che, a causa della sua specificità di mare chiuso, richiede tecnologie diverse rispetto a quelle utilizzate nel Nord Europa per catturare l’energia degli oceani. La strada percorsa, comunque, non è stata infruttuosa. I diversi sistemi messi a punto nel nostro Paese hanno ormai raggiunto una maturità scientifica e tecnologica che, nel breve periodo, li renderà competitivi sui mercati.

A conclusione del workshop, il commissario dell’Enea Giovanni Lelli ha dichiarato: “L’elaborazione di una strategia in grado di stimolare l’energia blu è uno degli obiettivi per il rilancio dell’economia e dell’occupazione in Europa. Produrre energia dal mare attraverso tecnologie avanzate che utilizzino in maniera sostenibile le risorse marine richiede lo sviluppo di sinergie tra mondo delle imprese e centri di ricerca. Anche grazie alla realizzazione e alla commercializzazione di nuovi dispositivi per lo sfruttamento energetico dell’ambiente marino, l’Italia potrà concorrere a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle fonti fossili e a salvaguardare l’ecosistema del Mediterraneo, che è uno più fragili del Pianeta”.