Nel corso del Convegno su "Inquinamento e sostenibilità", è stato presentato il Rapporto dei ricercatori dell'Agenzia che fa il punto sulla attività di monitoraggio e di modellistica per avere una stima dell'impatto degli inquinanti dell'aria sui diversi ecosistemi d'Italia.

L'ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo sostenibile) ha organizzato due Giornate informative (Roma, 16 -17 marzo 2017) su "Inquinamento atmosferico e sostenibilità: dagli impatti a possibili soluzioni. Un approccio integrato".
Il Convegno ha rappresentato un'occasione per riunire tutti i gruppi che lavorano alla riduzione degli impatti degli inquinanti sugli ecosistemi, ponendosi come obiettivo l'organizzazione di gruppi di lavoro trans-disciplinari, per migliorare le conoscenze e le interconnessioni ed individuare nuovi filoni di ricerca.

L'inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute umana e rappresenta ormai un'urgente questione sociale, come abbiamo più volte testimoniato, dando notizie sugli studi e ricerche compiuti sull'argomento, come abbiamo fatto di recente (vedi: "L'inquinamento atmosferico aumenta la resistenza antibatterica".

Nel corso del Convegno è stato presentato lo Studio dei ricercatori dell'ENEA (Ilaria D'Elia, Alessandra De Marco e Giovanni Vialetto) "Effect-based activities on air pollution: what is the state of the natural and anthropogenic Italian ecosystems?" da cui emerge che in Italia dal 1990 ad oggi, sono complessivamente diminuite le emissioni dei 5 inquinanti più dannosi per la salute e gli ecosistemi naturali (biossido di zolfo, -93%; monossido di carbonio, -69%; ossidi di azoto, -61%; composti organici volatili non metanici, -57% e polveri sottili, -31%), ma siamo ancora lontani dal raggiungimento dei limiti della nuova Direttiva NEC (National Emissions Cellings) che prevede al 2030 una drastica riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, in particolare per PM2,5, composti organici volatili non metanici e ammoniaca.
"In Italia resta ancora alto l'impatto negativo dell'inquinamento atmosferico sulla salute e gli ecosistemi, nonostante le riduzioni delle concentrazioni osservate negli ultimi due decenni - Gabriele Zanini, responsabile della Divisione Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali dell'ENEA - Oltre ad essere a rischio biodiversità e produttività agricola, sono in aumento tra la popolazione malattie respiratorie e cardiovascolari. Da solo il particolato fine causa circa 30mila decessi ogni anno, come risulta da un recente studio a cui abbiamo partecipato. In termini di mesi di vita persi, l'inquinamento accorcia la vita di ciascun italiano di 10 mesi in media: 14 per chi vive al nord, 6,6 al centro e 5,7 al sud e nelle isole".

Secondo i ricercatori dell'ENEA, il miglioramento dell'efficienza energetica e la diffusione delle fonti rinnovabili hanno avuto un peso non indifferente nel conseguimento della riduzione degli inquinanti, ma non c'è dubbio che i risultati sono stati ottenuti grazie alla combinazione di molteplici fattori: una più ampia diffusione di nuove tecnologie; limiti di emissione più stringenti nei settori energia e industria; carburanti e autovetture più "puliti"; introduzione del gas naturale nella produzione elettrica e negli impianti di riscaldamento domestici.

Accanto alle misure tecnologiche, occorre promuoverne altre che interessino direttamente le abitudini e gli stili di vita dei cittadini, quali il ricorso a una dieta meno proteica o l'uso più diffuso di mezzi di trasporto pubblici e meno inquinanti.
"Le emissioni di ossidi di azoto da trasporto stradale non si sono ridotte quanto atteso con l'introduzione degli standard Euro per le macchine a gasolio, avendo i test su strada mostrato che le emissioni nei cicli reali di guida sono più alte rispetto alle emissioni misurate nei test di omologazione - ha osservato a sua volta Alessandra De Marco, Ricercatrice del Laboratorio inquinamento atmosferico dell'ENEA e tra i coordinatori del Rapporto - Tecnologie a parte, in città le foreste urbane possono contribuire alla riduzione dell'inquinamento perché sono in grado di catturare gli inquinanti come polveri sottili e ozono. Un nostro studio sulla città di Firenze, realizzato in collaborazione con Cnr e Università di Firenze, ha dimostrato come gli alberi in città possano abbattere del 13% il PM10 e del 5% l'ozono. Molto problematica, invece, la conservazione dei beni culturali, dove sempre un studio mostra un rischio corrosione del 26% dei siti archeologici e del 17% di chiese e conventi storici".

Nel capitolo XI "Cosa rimane da fare per ridurre l'inquinamento atmosferici" un Box è dedicato al Progetto MINNI (National Integrated Model to support the International Negotiation on atmospheric pollution), coordinato dall'ENEA nell'ambito dell'Accordo di Programma di supporto scientifico al Ministero dell'Ambiente (MATTM), in collaborazione con AriaNet, Società di consulenza ambientale nel campo della modellistica atmosferica, e IIASA, Istituto Internazionale per l'Analisi dei Sistemi Applicati, che focalizza le sue attività sull'inquinamento atmosferico, con l'obiettivo di valutare l'efficacia e i costi sia di misure a contrasto delle emergenze smog che di interventi anti-inquinamento strutturali a lungo termine, integrando gli strumenti e le attività a favore delle politiche e quelle derivanti dalla legislazione sulla qualità dell'aria.

Insomma, se molte soluzioni sono oggi disponibili, solo l'integrazione di strumenti diversi, dalle misure ai modelli, e il coordinamento tra diversi settori e gruppi scientifici può portare ad identificare politiche ambientali efficaci.