Emissioni: l’UE ha quasi raggiunto gli obiettivi climatici al 2020

Emissioni: l’UE ha quasi raggiunto gli obiettivi climatici al 2020

A dimostrazione che se si fosse portato l’obiettivo al 30% di riduzione delle emissioni, come aveva chiesto il Parlamento europeo, anziché al 20%, si sarebbero create più favorevoli condizioni per lo sviluppo e l’occupazione.

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Il Rapporto “Trends and Projections in Europe 2013”, pubblicato il 9 ottobre 2013 dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA), fornisce una valutazione dei progressi dei Paesi UE ed europei nel raggiungimento degli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e quelli di politiche energetiche.

Tali obiettivi comprendono sia quelli presi a livello internazionale, ai sensi del Protocollo di Kyoto di ridurre del 20% le emissioni di gas serra (GHG) entro il 2020, rispetto all’anno base 1990, sia quelli del Pacchetto “Clima-Energia”, meglio conosciuto come il pacchetto del triplo “20”, adottato formalmente nel 2009 dall’UE, che prevedono, oltre al taglio delle emissioni sopra indicato, l’aumento al 2020:
- del 20% dell’efficienza energetica;
- del 20% della quota di fonti energetiche rinnovabili nella produzione di energia primaria.

Secondo l’AEA, l'Unione europea avrebbe diminuito le proprie emissioni di non meno del 18%, quindi è già prossima all’obiettivo del 20% previsto al 2020, mentre per quanto attiene alle rinnovabili, queste fonti hanno contribuito al 13% del consumo finale di energia nel 2011, superiore all’obiettivo programmato nella traiettoria dei percorsi intermedi che prevedeva il 10,7%.

 “Le ultime analisi dell'AEA confermano che l'energia rinnovabile e l'efficienza energetica stanno avendo un effetto significativo sulla riduzione delle emissioni – ha affermato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell’AEA - Dobbiamo costruire su questo successo per ottenere i tagli delle emissioni richiesti dalla scienza. Gli Stati membri debbono assicurarsi che oggi non stanno facendo scelte che diventino ostacoli per un futuro a basse emissioni di carbonio".

Le emissioni sono scese del 3,3% nel 2011 a seguito di un sensibile calo nel settore residenziale per effetto di un mite inverno, e dell'1% nel 2012, secondo i dati approssimativi relativi al 2012, portando il taglio del periodo 2008-2012 al 12,2%, ben oltre l'obiettivo dell'8% richiesto dal Protocollo di Kyoto. Inoltre, come si evidenzia nelle note relative ai singoli Stati, pubblicate due giorni dopo (11 ottobre 2013), nella Relazione tecnica al Rapporto, sempre a cura dell’AEA, quasi tutti i Paesi membri dell'UE (Bulgaria e Romania ne erano esentate), nonché le altre nazioni aderenti all’AEA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), sono sulla buona strada per raggiungere i loro obiettivi climatici individuali, tuttavia nessuno Stato è sulla giusta traiettoria per il conseguimento di tutti e tre gli obiettivi.

L’impegno complessivo di riduzione delle emissioni era stato ripartito tra i settori dell’Emission Trading System dell'UE (EU ETS) e quelli non ivi compresi.

Quando sono stati concordati obiettivi per i settori ETS e non-ETS, alcuni Paesi ponevano l’accento sul conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni nei settori economici che non fanno parte del sistema ETS, come il trasporto su strada e quello residenziale – ha affermato nel suo comunicato l’Agenzia - Questi Paesi (in particolare, Austria, Liechtenstein, Lussemburgo e Spagna) hanno necessità di acquisire grandi quantità di crediti dall’Emission Trading previsto dal Protocollo di Kyoto”.

Vien da pensare che il Parlamento europeo aveva visto giusto nel ritenere possibile portare entro il 2020 il taglio delle emissioni al 30%. Alla vigilia della Conferenza UNFCCC sul Clima di Cancún (29 novembre - 10 dicembre 2010) una risicata maggioranza di Deputati (292 contro 274 no e 38 astensioni) aveva approvato, senza alcun seguito, una mozione che, di fronte ai preoccupanti dati scientifici sull’aumento del global warming, chiedeva alla Commissione UE di assumere un ruolo di leadership, offrendo durante i negoziati una riduzione delle emissioni superiore a quanto previsto dagli impegni di Kyoto. 

Da aggiungere, poi, che il taglio è avvenuto in situazione di aumento del PIL (anche nel 2011, a fronte di un PIL cresciuto nell’UE di appena l'1,4%, le emissioni sono scese del 3,3%) vuol dire che il disaccoppiamento (decoupling) è possibile, come ha riconosciuto la Commissaria UE per l’Azione climatica, Connie Hedegaard che, presentando nello stesso giorno (9 ottobre 2013) una relazione in merito al Consiglio e al Parlamento, ha dichiarato che “la politica climatica può essere implementata, promuovendo crescita ed occupazione”. 

Allora visto che la disoccupazione nell’UE ha raggiunto 26.595.000 unità, secondo i dati forniti da Eurobarometer in agosto, e che rispetto al 2012 i disoccupati risultano cresciuti di mezzo milione, non è giunto il momento di cambiare di passo sia sulle fonti rinnovabili che sulle tecnologie pulite?

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