ONG mettono in discussione l’indipendenza dei pareri dell’Agenzia

efsa

Di certo non è piaciuto all’European Food Safety Authority (EFSA), l’Agenzia dell’Unione Europea costituita nel gennaio del 2002 con sede a Parma, con il compito di controllare e analizzare le informazioni e i dati relativi a pericoli biologici, contaminanti chimici, consumo alimentare e rischi emergenti, che in occasione del suo decennale sia stata fatta oggetto di un attacco che mette in discussione la sua indipendenza. 

A lanciare le nuove accuse è stato il Rapporto “Conflicts on the menu”, pubblicato il 14 febbraio dalle ONG Corporate Europe Observatory (CEO) e Earth Open Source (EOS), secondo le quali sussiste un evidente conflitto di interesse tra i suoi manager e panel scientifici e la dipendenza scientifica da rapporti dell’industria a supporto delle proprie notifiche, sollevando seri interrogativi circa l’indipendenza del suo parere.
“La nostra indagine mostra che gli interessi dell’industria si sono infiltrati nel cuore dell’EFSA ha dichiarato - Nina Holland del CEO - I frequenti conflitti di interesse in materia di gestione e consulenza e la forte dipendenza degli studi di settore comprometteno la capacità dell’EFSA di agire nel pubblico interesse quando si tratta di sicurezza alimentare. Bisogna che le attività dell’EFSA siano completamente riviste”.

Secondo il report, persone che hanno rapporti con le industrie fanno parte di una serie di gruppi di consultazione dell’EFSA e questo legame solleva conflitti fondamentali di interesse nel modo in cui l’Agenzia valuta i dati. In particolare, gli esperti dell’EFSA avrebbero avuto legami sistematici con la lobby industriale ILSI (International Life Sciences Institute), finanziata dalle maggiori aziende biotech e alimentari. Membri dei gruppi dell’EFSA, inclusi quelli del gruppo imballaggi alimentari, avrebbero omesso di indicare i loro rapporti con l’ILSI nella Dichiarazione di Interessi (DOI), in violazione delle norme proprie dell’Agenzia che non ha agito conseguentemente.

I pareri di precauzione su cui l’EFSA è stata chiamata ad esprimersi in un certo numero di occasioni, hanno dato il via libera a prodotti come il dolcificante aspartame, l’erbicida glifosato, e il bisfenolo A (BPA), sostanza chimica usata nella plastica, nonostante le preoccupazioni sollevate da studi scientifici indipendenti. Particolarmente dura la presa di posizione espressa per le modalità di approvazione della patata geneticamente modificata Amflora (solo per usi industriali), inquinato, secondo le Associazioni dalla posizione del progetto di ricerca pro OGM Entranfood.

Nel rapporto si chiede criteri di selezione per gli esperti più stringenti per evitare i conflitti di interesse con l’industria e una revisione urgente delle leggi dellUE che fissino le modalità con cui l’EFSA debba operare, compreso l’uso dei dati del settore industriale per i test di sicurezza. Troppo spesso gli scienziati indipendenti non sono ancora in grado di sfidare le prove del settore perché la sostanza è considerata un’informazione commerciale riservata.

“L’affidabilità accordata dall’EFSA agli studi del settore e l’accantonamento della ricerca indipendente potrebbe mettere a rischio la salute pubblica - ha aggiunto Claire Robinson di EOS - Quest’anno l’EFSA su richiesta della Monsanto ha concesso di aumentare il limite massimo di residui per il glifosato nelle lenticchie di 100-150 volte. Che è quasi sei volte la dose giornaliera di sicurezza stabilita da studi indipendenti, che sono stati ignorati dall’EFSA”.

Ma l’EFSA non ci sta a subire le accuse che sarebbero già state confutate nel passato, come sottolineato dalla sua Direttrice Catherine Geslain-néelle nella lettera inviata alle due ONG il giorno successivo alla pubblicazione del Rapporto una lettera alle due ONG.
“Non intendo dar adito ai travisamenti personali elencati nel vostro documento, confuso e pieno di errori, rispondendo ulteriormente, poiché lo abbiamo già fatto parecchie volte. Ho risposto a molte domande che vi avete sottoposto nel corso di una intervista concessavi prima del Workshop per i portatori di interessi nell’ottobre 2011, ma avete preferito di proposito non fare riferimenti alle mie dettagliate risposte”
“Rispetto al riconoscimento da parte degli Stati membri e delle parti interessate per il contributo dato alla salute pubblica in Europa nei suoi primi 10 anni di attività, il riutilizzo di queste informazioni faziose ed errate, chiarite più volte in passato, illustra ancora una volta la deliberata mancanza di volontà di comprendere la complessità delle questioni scientifiche valutate ogni giorno dall’EFSA e di riconoscerne il rigoroso approccio nell’assicurare l’indipendenza del proprio lavoro scientifico – fa sapere l’Agenzia – Tutti gli esperti sono tenuti a sottoscrivere la dichiarazione di interesse annuale per ogni gruppo EFSA di cui fanno parte. Prima di ogni riunione, devono presentare un’apposita dichiarazione scritta da cui risultino i loro interessi specifici per ogni punto dell’ordine del giorno, all’inizio di una riunione, devono rendere noti verbalmente altri eventuali interessi”.

L’EFSA ha snocciolato anche dei numeri per sottolineare l’indipendenza degli esperti e dell’Agenzia dall’industria alimentare:
- nel 2010, 24 esperti scientifici sono stati esclusi dalle attività, 280 dalla redazione di opinioni scientifiche e altri 53 da discussioni su argomenti/ riunioni specifici;
- sono stati l’80% i pareri sfavorevoli per le indicazioni nutrizionali e salutistiche di prodotti alimentari venduti sui mercati europei.
In merito agli OGM, l’EFSA precisa che “per ogni alimento, spetta a chi richiede l’approvazione di dimostrare la sicurezza del prodotto che viene poi valutata dall’Agenzia”.

C’è da osservare che CEO e EOS nel loro comunicato stampa, dopo aver ricordato che l’Agenzia è da tempo oggetto di interrogazioni e pronunciamenti dei parlamentari europei e che la Corte dei Conti europea dovrebbe in marzo pubblicare la sua inchiesta sui conflitti di interesse dell’EFSA, come delle altre Agenzie europee, hanno sottolineato che la Commissione UE avrebbe previsto di rivedere il Regolamento istitutivo entro l’anno in corso. Pertanto, l’obiettivo del Rapporto sarebbe di contribuire al dibattito sui cambiamenti necessari, coinvolgendo più persone e organizzazioni nell’interesse della sicurezza alimentare, della salute pubblica e dell’ambiente.