Efficienza energetica: nell’UE l’Italia ha la maggior potenzialità di investimenti, ma viene frenata da carenze regolatorie e creditizie

Efficienza energetica: nell’UE l’Italia ha la maggior potenzialità di investimenti, ma viene frenata da carenze regolatorie e creditizie

L’ultima edizione dello studio più autorevole sullo stato dell’arte dell’efficienza energetica in Italia e in Europa di Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, propone quest’anno anche la prima vera indagine estensiva sui modelli business adottati dalle Energy Service Company.

energy efficiency report 2015

Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano ha presentato il 18 giugno 2015 l’ “Energy Efficiency Report. I modelli di business degli operatori dei servizi energetici in Italia”, un documento che affronta il tema dell’efficienza energetica in Italia e in Europa, focalizzandosi sulle peculiarità del contesto competitivo che caratterizzano i differenti mercati.

In particolare il Report ha analizzato le configurazioni caratteristiche di filiera degli interventi di razionalizzazione dei consumi in Italia, identificando i soggetti “chiave” a cui spetta il ruolo di diffondere l’efficienza energetica nel panorama nazionale.

Ne sono emerse 3 configurazioni di filiera.
La prima configurazione, che contraddistingue particolarmente il mercato residenziale e per cui transitano ogni anno circa 2.700 milioni di euro in interventi, è caratterizzata dalla presenza di operatori non specializzati in materia di efficienza energetica, che spesso afferiscono ad altri comparti industriali (ad esempio termo-idraulico o delle costruzioni).

La seconda configurazione, che contraddistingue sia il mercato terziario (sia pubblico che privato) che quello industriale e per cui transitano ogni anno circa 1.700 milioni di euro, è caratterizzata dalla presenza di player specialisti in materia di efficienza energetica, per cui è stato coniato il termine di Energy Efficiency Service Provider (EESP), ovvero imprese che possono realizzare alcune o tutte le peculiari attività di un intervento di efficienza energetica senza disporre di capacità produttiva sulle soluzioni per l’efficienza energetica (ad es. sistemi di illuminazione efficienti, CHP, ORC, motori elettrici, inverter, ecc.).

Infine, la terza configurazione, tipica del mercato industriale e per cui transitano ogni anno circa 850 milioni di euro di interventi, è caratterizzata anch’essa dalla presenza di player specialisti in materia di efficienza energetica, ma che, a differenza degli EESP, dispongono di capacità produttiva sulle soluzioni per l’efficienza energetica, e per i quali è stato coniato il termine di Original Equipment and Energy Efficiency Manufacturers (OEEEM).

Un focus particolare è riservato alle Energy Services Companies (ESCo), rispetto alle quali è stata condotta la prima vera indagine estensiva sulle caratteristiche dei modelli di business adottati, identificando soprattutto le risorse chiave oggetto d’investimento, le tipologie di partnership stipulate con fornitori, istituti di finanziamento o università ed i canali commerciali sfruttati.

A tale scopo, il modello di business delle ESCo operanti in Italia è stato declinato in 6 elementi:
- Tipologia di contratti, ossia la tipologia di contratto che le ESCo principalmente offrono;
- Attività, ossia le attività caratteristiche degli interventi di efficienza energetica su cui le ESCo sono integrate;
- Tipologia di interventi di efficienza energetica realizzati, ossia le tipologie di soluzioni di efficienza energetica che le ESCo utilizzano negli interventi presso il cliente finale;
- Canali commerciali, ossia tipologia di canali perseguiti dalle ESCo al fine di rendere “visibile” la propria offerta sul mercato;
- Risorse interne, ossia le tipologie di competenze che le ESCo sviluppano al proprio interno;
- Partner, ossia le tipologie di soggetti con cui la ESCo instaura una “relazione”.

L’indagine, che ha coinvolto 82 ESCo di cui l’89% certificate UNI CEI 11352 e la restante parte in fase di certificazione, ha mostrato come le imprese si possano “clusterizzare” ovvero suddividere per gruppi, secondo 3 archetipi di modelli di business, in funzione della tipologia di cliente a cui l’impresa principalmente offre i propri servizi (industrial, building e full scope).

In primo luogo, le ESCo “industrial”, ovvero quegli operatori che realizzano principalmente interventi di efficienza energetica su processi produttivi ed edifici industriali, rappresentano il 25% del campione analizzato. Esse risultano essere totalmente integrate, instaurano partnership con i fornitori delle soluzioni tecnologiche di efficienza energetica al fine di perseguire differenziali di qualità, investono in tipologie di risorse molto eterogenee fra loro (tecniche, economico/manageriali e legali), perseguono quasi tutti i canali di comunicazione e commerciali, offrono contratti “evoluti” basati sulla condivisione dei risparmi energetici con il cliente.

In secondo luogo, le ESCo “building”, ovvero quegli operatori che realizzano principalmente interventi di efficienza energetica su edifici del terziario (sia pubblico che privato) e del residenziale, rappresentano il 22% del campione analizzato. Esse risultano essere maggiormente integrate sulle prime attività caratteristiche dei progetti di efficienza energetica (audit, progettazione e installazione), instaurano partnership con i fornitori delle soluzioni ma al fine di perseguire differenziali di costo, investono essenzialmente in competenze tecniche e economico/manageriali, veicolano la loro offerta attraverso una rete commerciale, offrono principalmente contratti basati su una remunerazione forfettaria del servizio di efficienza energetica.

Infine, le ESCo “full scope”, ovvero quegli operatori che realizzano principalmente interventi di efficienza energetica sia su processi produttivi che su edifici industriali, del terziario e del residenziale, rappresentano il 53% del campione analizzato. Esse risultano essere integrate su tutte le attività caratteristiche dei progetti di efficienza energetica (audit, progettazione e installazione) e instaurano numerose tipologie di partnership: con i fornitori delle soluzioni, al fine di perseguire differenziali di costo, con università al fine di poter offrire soluzioni innovative ai propri clienti e con istituti di finanziamento, al fine di reperire agevolmente le risorse finanziarie. Le ESCo “full scope” investono essenzialmente in competenze tecniche e economico/manageriali, veicolano la loro offerta attraverso una rete commerciale molto sviluppata ed investendo in fiere e convegni di settore e principalmente contratti basati sulla garanzia del risparmio energetico, ma non condiviso.

Dall’analisi dei modelli di business delle ESCo operanti in Italia emerge una sostanziale differenza fra le ESCo che realizzano interventi di efficienza energetica su clienti industriali e quelle volte ad efficientare anche gli ambiti del terziario e del residenziale.

Le prime infatti risultano essere totalmente integrate, instaurano partnership con i fornitori delle soluzioni tecnologiche di efficienza energetica al fine di perseguire differenziali di qualità, investono in tipologie di risorse molto eterogenee fra loro (tecniche, economico/manageriali e legali), perseguono quasi tutti i canali di comunicazione e commerciali, offrono contratti “evoluti” basati sulla condivisione dei risparmi energetici con il cliente, da cui ne deriva la maggior parte dei ricavi.

Dall’analisi emerge, inoltre, come i modelli di business delle differenti tipologie di ESCo tendano ad uniformarsi con il tempo. In particolare, si stima che le ESCo “building” e “full scope” assumeranno una configurazione di modelli di business molto simile alle ESCo “industrial”, dando così la possibilità agli operatori di realizzare interventi in ogni segmento di mercato.

Infine, il Rapporto presenta un'indagine sullo stato dell’arte e sulle potenzialità dell’efficienza energetica in Europa, condotta a partire dalle informazioni contenute negli National Energy Efficiency Action Plans 2014, dalla quale emerge che gli Stati membri sono piuttosto indietro sugli obiettivi (mediamente sono al 32% dell'obiettivo e la maggior parte si posiziona al di sotto di questa media).

Guardando a consumi e quota raggiunta del target 2020, lo studio ha stimato il potenziale di mercato dell’efficienza energetica dei differenti Paesi, inteso come l’ammontare degli investimenti potenzialmente necessari al raggiungimento dell’obiettivo prefissato dal Pacchetto 20-20-20 per ciascuno Stato.

Il volume d’affari è notevole: fra i 352 e i 534 miliardi di euro, cioè 58-89 miliardi di euro all’anno tra il 2015 e il 2020 a livello di UE. Di questa cifra la maggior parte è ascrivibile a un gruppo di 4 Paesi - Francia, Regno Unito, Spagna e Italia - nei quali sono possibili investimenti per 166-264 miliardi di euro.

L’Italia risulta il Paese con il maggior potenziale di mercato: tra 9,2 e 12,6 miliardi all'anno se l'obiettivo venisse raggiunto a fine 2020.
Affinché le potenzialità si concretizzino, oltre agli investimenti c’è bisogno di un quadro regolatorio e finanziario che, purtroppo, nel nostro Paese, come in altri Paesi membri (Spagna, Gran Bretagna, Portogallo e Francia) che il report definisce “frenati”, tuttora manca.

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