Efficienza energetica: il PANEE è carente

Efficienza energetica: il PANEE è carente

I Rapporti nazionali dei Piani di azione nazionale per l’efficienza energetica hanno indicato che la governance europea non ha adeguatamente valutato l’impatto economico delle politiche per l’efficienza energetica. Non soddisfa gli standard europei, il Piano d’azione italiano.

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Nell’ambito del Progetto europeo Energy Efficiency Watch (EEW) sono stati pubblicati i Rapporti che hanno valutato i Piani d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PANEE) dei 27 Stati membri (Assessment of Energy Efficiency Action Plans and Policies in EU Member States).

Co-finanziato dal Programma Intelligent Energy Europe (IEE) e coordinato dall’European Forum for Renewable Energy Sources (EUFORES), il Progetto EEW si prefigge di facilitare l’implementazione della Direttiva sui Servizi Energetici (2006/32/CE) e di fornire elementi utili per l’attuazione entro il 5 giugno 2014 della Direttiva sull’Efficienza Energetica (2012/27/UE).

Le relazioni si basano sullo screening dei Piani nazionali d’azione per l’efficienza energetica (PNAEE) e sulla base di una consultazione a cui hanno partecipato circa 750 esperti in merito all'attuazione di tali politiche, offrendo così una preziosa fonte di informazione per i policy maker proprio in vista della scadenza del prossimo anno.

“Dal momento che la nuova Direttiva impone di fissare per il 2020 obiettivi nazionali di efficienza energetica e di offrire risposte su vari aspetti, è fondamentale rivedere i pacchetti delle attuali politiche e valutare i progressi compiuti nella loro implementazione - ha dichiarato Jan Geiss, Segretario generale EUFORES e coordinatore del progetto - Ora, questi rapporti nazionali forniscono queste informazioni”.

In generale, dall’indagine effettuata da Ecofys e Wuppertal Institute a cui era stato affidato l’incarico, è risultato che “la comprensione dei benefici indotti dalle politiche per l’efficienza energetica, non hanno attratto adeguatamente l’attenzione dei più alti livelli politici”.

In un momento di crisi economica, molti Paesi hanno ridotto i propri programmi di efficienza energetica che resta una sfida chiave perché non è un peso per le finanze pubbliche, bensì un modo per risparmiare denaro negli edifici pubblici e un importate fattore che permette di creare posti di lavoro e reddito. Solo pochi Paesi membri hanno adottato ambiziosi programmi di finanziamento, mentre i più si sono limitati al minimo di quanto richiesto dalla Direttive, a volte nemmeno a questo.

L’indagine ha rivelato che i progressi in materia di efficienza energetica negli ultimi anni tra gli Stati membri sono stati piuttosto modesti, soprattutto nei settori specificatamente menzionati dalla Direttiva sui Servizi Energetici (ESD), quali l’efficienza energetica negli appalti pubblici, le condizioni per i servizi di efficienza energetica, gli strumenti finanziari per il risparmio energetico, lo sviluppo del mercato. Inoltre, secondo la relazione, il settore pubblico non ha svolto quel ruolo esemplare che la Direttiva stessa chiedeva.

Gli esperti hanno osservato che i risultati migliori di efficienza energetica si sono ottenuti a livello regionale e locale, dove la governance ha dimostrato di porre la questione tra le priorità delle politiche da promuovere, come testimonia anche il crescente numero di firmatari del Patto dei Sindaci.

Anche l’ambito delle ristrutturazioni edilizie, secondo gli esperti, dai decisori politici è stato sottovalutato l’impatto economico. Nonostante alcuni Paesi abbiano dei programmi in merito, questi non sono adeguati per raggiungere tassi di aumento significativo della ristrutturazione degli edifici, mancando di una chiara strategia a lungo termine, qual è richiesta ora dall’Art. 4 della nuova Direttiva sull’Efficienza Energetica.

Il tema più dolente che viene messo in risalto dall’indagine, è il settore dei trasporti dove si manifesterebbe la chiara volontà di non voler incidere sulla mobilità in Europa, anche se alcuni Paesi membri hanno mostrato esempi positivi attraverso un sistema di tassazione differenziato in base all’efficienza energetica.

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In Italia, secondo l’analisi effettuata, la maggior parte delle lacune riscontrate sarebbero da attribuire al settore pubblico, per la scarsa attenzione dedicata all’efficienza energetica negli appalti pubblici. Anche se oltre 1.000 Comuni hanno aderito al Patto dei Sindaci, pochi di questi hanno un Piano d’azione per l’energia sostenibile (PAES).

Le preoccupazioni maggiori riguardano il settore dei trasporti dove “molte politiche sono allo stadio di progettazione, ma il PANEE non spiega come e quando saranno realizzate. Quantunque alcune industrie si siano date degli obiettivi volontari per tagliare i consumi di energia, nel nostro Paese “non sussiste alcun obbligo di risparmio energetico”.

Nello Studio vengono suggeriti anche alcuni interventi di miglioramento per ciascun settore, partendo da una strategia a lungo termine (fino al 2050).

Approfondimenti sul Rapporto dedicato all’Italia nel n. 3-4 marzo-aprile 2013 di Regioni&Ambiente.


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