Studio di giovani ricercatori indica che i settori della green economy sono in grado di incrementare al 2020 da 173.000 a 591.000 nuovi posti di lavoro, a seconda di scenari più o meno spinti.

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“La Green Economy, dunque, non è solo uno slogan, ma una concreta e seria opportunità di sviluppo per il nostro Paese. Il ‘Manifesto Green Economy’ Italia offre le basi per impostare in modo sistematico e trasversale un set di policy per incoraggiare la transizione all’economia verde. È pertanto necessario supportare il Manifesto con una solida struttura analitica e concettuale che individui gli scenari di investimento e quantifichi i relativi impatti in termini di creazione di posti di lavoro e di valore aggiunto che la Green Economy può generare in Italia”.

Questa premessa è contenuta nello Studio, presentato nel corso della campagna elettorale e sponsorizzato da una formazione politica, ragione per la quale ne diamo notizia solo adesso. “Green economy: per una nuova e migliore occupazione” è il titolo del report che Federico Pontoni e Niccolò Cusumano, due giovani ricercatori presso l’Istituto di Economia e Politica dell'Energia e dell'Ambiente dell’Università “Bocconi” di Milano, hanno condotto sotto la supervisione degli economisti Alessandro Lanza e Marzio Galeotti.

Attraverso una metodologia scientifica, si sottolinea come settori di intervento quali energie rinnovabili, efficienza energetica, ciclo dell'acqua e dei rifiuti, servizi ambientali, trasporti sostenibili, nonché smart cities, formazione sostenibile e eco-turismo, sarebbero in grado di incrementare di oltre 173.000 i posti di lavoro di qui al 2020, secondo uno “scenario base”, mentre in uno scenario “Go green”, più favorevole, raggiungerebbero le 591.000 unità, portando il contributo della green economy ad un + 7,5% di posti.

“Le analisi presentate - si legge nel documento - dimostrano come l'economia sostenibile possa essere il motore della crescita contribuendo nello scenario Go green per oltre il 43% all'aumento del PIL nei prossimi anni”.
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Secondo gli autori, nei “settori consolidati” sono già presenti le professionalità e le basi produttive su cui fondare uno sviluppo green, ma perché riescano a esprimere il proprio potenziale è necessario:

1. Dare maggior credito alle imprese e trovare dei meccanismi per sostenere gli investimenti (finanza agevolata, garanzie, detrazioni di imposta) senza appesantire i conti pubblici, anche perché spesso si tratta di investimenti che si autofinanziano nel breve-medio periodo;

2. Investire in formazione universitaria e continua al fine di creare competenze e stimolare l’imprenditorialità, facendo leva sul Fondo Sociale Europeo;

3. Migliorare confronto PA-Imprese che troppo spesso parlano ancora due lingue diverse: le risorse disponibili dovrebbero essere indirizzate su iniziative ad alto impatto e che il mercato ritiene essere più promettenti e per cui è disposto ad investire;

4. Sviluppare sistemi per dare visibilità ai prodotti e servizi verdi spingendo ulteriormente su sistemi di certificazione, sviluppando marchi, promuovendo in generale la qualità;

5. Utilizzare gli appalti pubblici, che pesano per il 13% del PIL, come volano per l’economia verde applicando il Piano d’Azione per il Green Public Procurement adottato nel 2008;

Tra i settori più promettenti sicuramente vi l’efficienza energetica. L’Italia si è già dotata di obiettivi sfidanti e standard per le nuove costruzioni attraverso il D.Lgs 28/2011, occorre fare di più per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti. In questo senso un ruolo di sensibilizzazione, affermano gli autori, potrebbe essere svolto dalle Pubbliche Amministrazioni, cercando di cogliere la sfida posta dalla Direttiva 2012/27/EU sull’Efficienza Energetica che dal 1° gennaio 2014 richiede che il 3% della superficie totale degli immobili di proprietà di enti pubblici sia ristrutturata ogni anno per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica.

Riguardo ai settori emergenti, le indicazioni che provengono dai casi studi analizzati nel Rapporto sono principalmente di cercare di perseguire la strada del partenariato pubblico-privato. La sfida in questo senso trovare una formula che allinei obiettivi, spesso divergenti della Pubblica Amministrazione e dell’impresa, consentendo alla prima di perseguire l’interesse pubblico, alla seconda di raggiungere un adeguata redditività di progetti.